Massimo Bonelli: la Tuscia val bene un’Opera

Massimo Bonelli

L’opera l’ha stregato ma non è riuscita ad avere il sopravvento sulla scuola e la sua città. Parigi gli ha fatto apprezzare ancora di più la Tuscia. Massimo Bonelli, oggi preside a Civita Castellana, dopo essere stato per anni professore di latino e greco nei licei classici da Montefiascone a Viterbo, ha vissuto l’onore di essere una star parigina per una notte. Quella del tutto esaurito al Théàtre de l’Athénée di Parigi il 18 settembre scorso per la messa in scena de La Traviata.

Ma come si passa dalla cattedra al palcoscenico? E’ facile capirlo sapendo che Bonelli la passione per la musica l’ha ereditata dalla mamma e che negli anni l’ha sempre coltivata, cantando anche come tenore nell’ensemble vocale Il Contrappunto diretta dal maestro Fabrizio Bastianini. Arrivando persino a vincere un quiz della Rai. Anche da melomane, spingersi alla regia, non è un passo così breve. Ma nella vita sono gli incontri quelli che fanno la differenza.  

Nel bicentenario di Verdi, Bonelli ha sensibilizzato la sua scuola sul tema, promuovendo un ciclo di conferenze e dall’incontro con Sesto Quatrini, applaudissimo direttore d’orchestra, è nata prima una stima professionale, poi un’amicizia e a primavera la proposta: Parigi, la Traviata.

“Una mattina Sesto mi ha telefonato mentre ero a scuola, annunciandomi di aver accettato l’allestimento della Traviata e di volere me come regista. Il primo impulso è stato quello di dire no, poi la tentazione ha continuato a farsi sentire sempre più prepotentemente, mi sembrava quasi impossibile veder realizzate quelle che erano le mie suggestioni. Ho chiesto la collaborazione di Sergio Urbani, regista e autore teatrale, impegnato a scuola con un laboratorio e a quel punto, con il suo appoggio, ho accettato”. 

Era primavera e sono stati mesi di duro lavoro, oltre all’impegno della scuola, il resto del tempo di Bonelli veniva assorbito dallo studio e della realizzazione dell’opera. 

“Ad agosto sono andato in Francia. Quindici giorni di vita parigina a tutti gli effetti. E’ stata un’esperienza molto formativa, mi ha fatto conoscere la città con occhi diversi da quelli che si usano quando sei in viaggio come turista. Abitavo nel quartiere di Pennac, Bellville, lì facevo la spesa al supermercato, mi confrontavo con la gente, con una multietnicità che non è paragonabile e quella che puoi trovare a Roma. A Parigi ho toccato con mano la vera crisi: il paragone con le vie sfavillanti del centro è ancora più stridente, quando vivi in periferia. Ma tanto di cappello di fronte ai trasporti, quando anche i sobborghi più poveri sono collegati in maniera splendida con il centro, e mi veniva spontaneo paragonare il tempo che noi impieghiamo da Viterbo per raggiungere il centro di Roma in treno”. 

Tornando a quella sera del 18 settembre gli occhi gli si illuminano:  “Con me sono partite una decina di persone tra parenti e amici. L’emozione era grandissima, c’è stato un momento in cui tutto il palcoscenico era buio, un solo cono di luce illuminava un vaso di camelie bianche, poi un altro faro ha investito di luce Violetta, in fondo al palco, di spalle al pubblico, davanti a uno specchio che ne rifletteva l’immagine: pensare di aver creato, costruito e resa viva quella scena è stata un’emozione che non dimenticherò mai”. 

Ma se gli chiedi se per un attimo sia stato preso dalla tentazione di passare dall’altra parte della cattedra, di mettersi in gioco in un altro mondo, il dubbio nemmeno lo sfiora. “Il mio ritmo è quello della scuola, dall’alba sono operativo. Non potrei mai lasciare i miei libri, lo studio, i ragazzi. Pensare a un’altra opera quello sì, mi piacerebbe…”. 

Ma intanto Sesto Quatrini ha già scelto, almeno per un po’, la Francia dove le difficoltà economiche esistono come in Italia, ma dove c’è chi sponsorizza la cultura e Massimo Bonelli pensa all’Arte e assapora la prossima pubblicazione della sua ultima fatica, un lungo saggio sull’iconografia dell’eucarestia nel Medioevo e nel Rinascimento. Nell’aria c’è un Rigoletto per il 2015, ma le date potrebbero coincidere con l’anno scolastico in corso e allora, ancora una volta, prima la scuola e la Tuscia. Il resto verrà. 

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