Bolsena: “Lago nostro, futuro nostro”

Nel pieno della stagione estiva, rispettando un calendario rigoroso come quello delle feste patronali ma con una sempre meno appassionante ritualità, tornano le polemiche sullo stato di salute del lago di Bolsena, questa volta innescate dalla pubblicazione dei dati a prima vista contraddittori raccolti dalla Goletta Verde di Legambiente e dall’Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio.
Sia chiaro: ognuno dei soggetti coinvolti fa il suo mestiere, più o meno “istituzionalizzato”.
In particolare l’ARPA ha, tra i propri compiti, quello di effettuare il monitoraggio della qualità delle acque ai fini della emanazione di eventuali divieti di balneazione.
Dall’agenzia pubblica a cui è attribuita questa competenza è corretto pretendere che lo faccia nel rispetto dei criteri, delle modalità e della frequenza previste dalle normative.
Questo non sempre è avvenuto. Ricordo ad esempio, che nei primi anni di istituzione dell’autorità di monitoraggio – allora aveva la denominazione di “Presidio multizonale di prevenzione” – per la scarsità dei mezzi a disposizione essa effettuava i prelievi solo nei punti più accessibili e ovviamente più inquinati, dando un’immagine complessiva della qualità delle acque del lago parziale e distorta.
Ma se – e mi sembra non ci siano ragioni serie per dubitarne – oggi il programma di monitoraggio dell’ARPA rispetta la normativa nazionale e regionale risultante dalle direttive europee sulla gestione della qualità delle acque di balneazione, è ai suoi risultati che devono correttamente attenersi sia i decisori politici che gli utenti del lago per le valutazioni in merito alla balneabilità.
Dunque: tutto risolto richiamando burocraticamente queste semplici regole di buonsenso?
Certamente no.
A doverci interessare e appassionare – e le polemiche infuocate di questi giorni rischiano paradossalmente di metterli in ombra – dovrebbero essere i problemi di fondo che, passata ogni estate, smettono di appassionare: quello di garantire una perfetta funzionalità degli impianti di depurazione esistenti e di programmare a medio termine il completamento del collettore circumlacuale, quello di promuovere interventi volti alla riduzione degli apporti nutrienti dovuti all’agricoltura, infine quello di gestire con maggiore efficacia il bilancio idrico del lago (prelievi, deflusso).
Sono queste le priorità che le popolazioni e gli amministratori da tempo conoscono e sanno di dover risolvere, se vogliono salvaguardare una risorsa ancora vitale ma delicata e bisognosa di attenzione com’è il nostro lago.
A ricordarcelo, più che le polemiche di breve respiro, in cui ognuno si estenua a difendere sul momento e dall’interno il proprio ruolo, può servire uno sguardo più “esterno” che sappia coniugare la passione con il rigore dell’analisi scientifica, che è sempre un’attività che richiede il lungo periodo.
E’ l’atteggiamento che ho apprezzato nel bel film “Lago nostro, futuro nostro”, realizzato da Stefan Karkow e Carla Zickfeld, due artisti tedeschi che frequentano da anni il nostro territorio ed hanno imparato ad amarlo e a viverlo, appassionandosi ai suoi problemi e alle sue speranze.
Il docufilm, attraverso interviste ad esperti, ricercatori e docenti dell’Università della Tuscia, come l’ing. Piero Bruni o il prof. Giuseppe Nascetti, ripropone dati ormai consolidati, che la comunità scientifica da tempo condivide, prefigurando scenari di fondata preoccupazione per il prossimo futuro, che non possono essere ignorati da chi sia davvero interessato ad un dibattito pubblico serio ed efficace sul lago di Bolsena.
Di questi temi concreti si dovrà discutere alla piena ripresa dell’attività politico-amministrativa. E’ tempo di rilanciare un nuovo complessivo progetto di tutela e valorizzazione integrata del lago di Bolsena.
Per far questo, occorrono però due condizioni fondamentali.
La prima è la maturazione di un approccio convintamente integrato ai problemi del lago con forme di gestione realmente unitaria; la seconda è la disponibilità di ingenti risorse, che non è certamente pensabile possano essere assicurate dai magri bilanci degli enti locali.
Condizioni analoghe a queste si sono verificate quando negli anni ’80 fu costituito il Consorzio del Bacino del Lago di Bolsena e con fondi FIO venne finanziata la costruzione del collettore circumlacuale, l’unico vero intervento infrastrutturale realizzato sul territorio, che ha avuto un’importanza fondamentale per la tutela e la valorizzazione turistica ed economica dell’area, ma che ormai ha cominciato a rivelare tutte le sue criticità.
Per realizzare queste condizioni ognuno dovrebbe fare responsabilmente la propria parte.
Il Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia, convinto dell’importanza delle qualificazioni internazionali ottenute in base alle liste del patrimonio o ad altri programmi dell’UNESCO, ha suggerito in più occasioni di valutare l’opportunità di una candidatura del lago di Bolsena come Riserva della Biosfera in base al Programma MAB (Man and Biosphere).
Il programma riguarda aree che gli Stati membri s’impegnano a gestire nell’ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, con il pieno coinvolgimento delle comunità locali. Il suo scopo è promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l’educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale.
La qualificazione UNESCO non introduce nuovi vincoli (restano quelli già previsti dalle leggi vigenti, esercitati dalle Autorità competenti) ma può costituire uno strumento utile per ottenere visibilità e riconoscimento internazionale, elementi che favoriscono l’accesso ai fondi europei.

*Presidente del Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia

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