Voglia di manifestazione contro il riarmo. Io c’ero

di Maria Teresa Muratore

Ogni tanto, la parte impegnata di me si fa sentire, e mi sveglia e mi sollecita a uscire dal mio angolo dorato, e mi spinge a partecipare attivamente all’impegno civico, a portare il mio piccolissimo contributo a quella che penso possa essere un’azione per migliorare la nostra realtà e a  farlo in prima persona perché non basta lamentarsi e criticare affinché le cose vadano meglio, ogni tanto bisogna muoversi.

Così oggi sono venuta a Roma per partecipare alla manifestazione contro il riarmo. L’ho sentito come un dovere. Ho preso il corteo dall’inizio, a piazza Vittorio, la piazza già strapiena alle 13,30.

Dopo un po’ si parte, ci sono tantissime persone, che vengono un po’ da tutta Italia, tantissime bandiere, le più disparate, alcune neanche le conosco. La giornata è bellissima, anche troppo, nel senso che il sole mette a dura prova a passarci sotto, camminando piano piano.
Una cosa però mi colpisce e la condivido anche con chi mi sta intorno che ne conviene “ma dove sono i giovani?”
Siamo un esercito di persone mature, sopra gli anta, e con una bella presenza di decadi più avanzate.
Faccio tutto il percorso che ripropone gli entusiasmi tipici delle manifestazioni, con slogan improvvisati che echeggiano dai megafoni ripetuti con cadenze insistenti da quelli che stanno intorno.
Arrivo sotto il palco ai fori imperiali e resisto fino alle 17, 30 nonostante l’aiuto di un okitask e delle transenne a cui mi appoggio, ma poi la mia schiena cede definitivamente e mi costringe a lasciare.
La gente era proprio tantissima, le persone partecipavano con un entusiasmo  veramente grande, ma nella piazza gremita guardandomi intorno i giovani si contavano sulle dita delle due mani.
E uscendo dalla folla, quando ormai potevi camminare liberamente tra quelli che erano sempre partecipanti ma un po’ lontani dal fuoco della manifestazione, sento una voce che dice “ma che  c**zo so tutte ste bandiere? Che vonno dimostrà?”
Non resisto a guardare chi ha parlato: è un ragazzetto con il suo gruppetto di giovanissimi amici e amiche.
Sono senza parole.
Mi torna in mente la mia prima manifestazione, un lungo corteo di giovani precari che chiedevano la stabilizzazione del lavoro, ricordo una signora che diceva a un passante” ma che vogliono sti giovani invece di andà a lavorà? ”
Ecco, oggi come allora c’è chi non capisce, che fraintende.
Ma oggi mi sembra più grave, mi arrabbio con me stessa che non sono stata capace di fermarmi e spiegare a quel ragazzetto che con tutte sto c**zo di bandiere provavamo a evitare che loro partissero per la guerra.

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