Università Agraria:invito alla Regione a tutelare raccolta tartufi

L’Università Agraria di Tarquinia ha fatto da tempi non sospetti una scelta chiara: difendere il proprio patrimonio e le sue vocazioni naturali ai legittimi proprietari i cittadini di Tarquinia, in tema di raccolta di funghi e tartufi. Terreni recintati e tabellati, controllati nelle modalità di utilizzo grazie all’istituzione di aree riservate nel rispetto delle normative esistenti: a oggi nessun ricorso giudiziale ha dato mai torto all’Ente. Oggi dopo otto anni di silenziosa indifferenza la Regione Lazio invita a tornare indietro. E’ bastata una lettera di raccoglitori delle zone provenienti da regioni confinanti per rimettere tutto in discussione. Da parte dell’Università Agraria nessun passo indietro.. “Siamo certi delle nostre ragioni e le abbiamo rappresentate per iscritto ai vertici regionali. Intanto, il solo sentore che qualcosa potesse cambiare ha fatto tornare i soliti predatori, che calano dalle regioni vicine e in disprezzo dell’ambiente e delle norme di legge distruggono e pregiudicano la raccolta dei tartufi. Invece di utilizzare correttamente il cane per la raccolta del singolo frutto maturo, usano zappa e rastrello raccogliendo anche i tartufi non maturi mettendo a rischio la micorizzazione e la riproduzione, creando enormi buche”. Si riapre la strada- affermano all’Agraria a chi specula su questi raccolti . Spesso il prodotto, non maturo finisce sulle tavole anche contraffatto e sofisticato deteriorando il principio sano e ciò che arriva sulle tavole viene, spacciato per tartufo pregiato , mettendo a bando la sicurezza alimentare, peraltro proprio nell’anno dell’Esposizione Universale del Cibo di Milano. La rimessa in discussione di principi chiave renderà sempre più difficile l’operata di chi è chiamato a controllare. Per fare chiarezza basterebbe interpretare correttamente leggi già scritte, almeno ricalcando quelle di altre regioni che tutelano il tipo di raccolto come Umbria, Puglia e Calabria. Non ci resta che invocare la sensibilità dei vertici regionali nei principi e nell’interesse della nostra collettività.”.

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