Unitus e Asl Viterbo insieme per l’inclusione di studenti con difficoltà

Martedì 2 luglio si è svolta la conferenza, presso il rettorato di Santa Maria in Gradi, sulla convenzione stipulata tra l’Università degli Studi della Tuscia e l’azienda ASL di Viterbo per garantire una collaborazione istituzionale al fine di realizzare e gestire percorsi organizzativi per l’inclusione di studenti con disabilità, DSA o altri bisogni educatici speciali. Intervenuti nella presentazione del progetto il magnifico rettore Alessandro Ruggeri; il professore Andrea Genovese, nonché delegato del rettore per lo svolgimento delle funzioni di indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative volte a favorire la partecipazione attiva e la piena integrazione degli studenti disabili nell’ambito dell’Università; la dottoressa Daniela Donetti direttrice della ASL Viterbo e il dottore Vincenzo Di Gemma, psicologo dell’unità operativa di psicologia della Asl di Viterbo.
La convenzione stipulata dall’Ateneo viterbese prevede un supporto da parte dell’ASL a costo zero, con una collaborazione istituzionale che toccherà un argomento a cui l’Università è da sempre molto sensibile e a cui da sempre pone molta attenzione. Aspetti che richiedono uno specifico supporto, di natura professionale. “Gli anni passati ci siamo avvalsi di professionisti o anche di nostri colleghi – ha spiegato il rettore –, ma ci siamo resi conto sia per le dimensioni della questione, sia anche perché avendo una struttura nel territorio che si occupa di questo, abbiamo pensato che la cosa più semplice fosse una collaborazione. Per cui la stipula di questo protocollo prevede una serie di attività di supporto dedicate principalmente, ma non esclusivamente, ai nostri studenti con problematiche di vario tipo. Penso che questo sia il compito che deve avere ogni università pubblica”.
L’obiettivo del progetto è quello di migliorare la qualità dell’inclusione per contribuire a creare una rete per valorizzare, far conoscere e generare opportunità nell’ambito delle azioni inclusive nei confronti di chi è più vulnerabile, dei bisogni educativi e didattici speciali (BSE) e della tutela della salute mentale dei cittadini sia nel contesto dell’Ateneo, sia nell’ambito del territorio Viterbese. “Abbiamo messo tanta attenzione in questo progetto che prevedeva di andare oltre il modello seguito dall’Ateneo – è intervenuto il professore Genovese. Abbiamo sentito l’esigenza di diventare ancora più inclusivi che non lasciasse indietro nessuno. Abbiamo perciò chiesto ed ottenuto questa disponibilità a costruire qualcosa che ci permettesse di adempiere nel migliore dei modi possibili in questa missione che stiamo perseguendo”.
Si è parlato di numeri importanti in quanto l’Università vede iscritti circa 100 studenti con disabilità e circa 100 studenti con DSA (disturbo specifico dell’apprendimento), numeri che hanno portato all’esigenza di un servizio di consulenza psicologica che fosse ancora più efficacie rispetto al passato. “Riconoscere le fragilità, ritengo sia un elemento di grande attenzione – ha continuato la dottoressa Donetti. Riconoscere di non avere le competenze necessarie è un elemento importante di questo Ateneo, in pochi altri lo fanno. Inoltre riconoscere che questo fenomeno c’è porta grande valore a questa Università. Attraverso questo accesso diretto gli studenti possono riconoscere le loro fragilità, e questo è un valore aggiunto per la crescita della persona”.
Un servizio di inclusività, che nasce dal desiderio di crescita, ma soprattutto dal desiderio di vedere i propri studenti realizzarsi anche fuori dall’ambiente universitario. “L’idea da cui siamo pertiti per il servizio è il fatto che noi ormai da tanti anni seguiamo queste situazioni nella nostra realtà – ha detto Vincenzo Di Gemma. Il problema è che questi ragazzi che crescono hanno bisogno di aiuto per essere accompagnati nella fase dell’età evolutiva e nell’età adulta. La logica di questa iniziativa è proprio continuare ad assicurare un futuro, che secondo me è uno dei fattori più importanti di questa iniziativa, e poi andare a vedere dopo il percorso universitario. La logica è su un medio-lungo termine, per noi è un punto cardine”.
Un passo avanti non solo per l’Università degli Studi della Tuscia, ma per il territorio stesso. Il rettore Ruggeri, verso la fine del suo mandato, non ha mai smesso di preoccuparsi per i propri studenti e per il loro benessere. Questa è un’altra dimostrazione del suo impegno per questo Ateneo, che conferma il desiderio, anche da parte di tutto lo staff amministrativo e il corpo docenti, di continuare a farlo crescere e garantire un percorso adatto a tutti e combattere il fenomeno dell’abbandono degli studi.

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