Alta, stagionata, strana, sottile, ghibellina. La cosiddetta “Torre di Pasolini” presso l’abitato di Chia a pochi chilometri da Viterbo lungo la strada per Orte è quanto resta del piccolo castello di Collecasale (XIII sec.) in un paesaggio “forte e soave” che nel 1964 venne scelto da Pier Paolo Pasolini per alcune scene del film “Il Vangelo secondo Matteo” girate presso le sottostanti cascatelle del torrente Castello che scende dai Cimini, per ficcarsi in un vallone, prima di placarsi nel Tevere a Mugnano in Teverina (per visitare la Torre provate a prendere un appuntamento al cell. 349.8774548).
Oggi Torre e dintorni fanno parte di un parco naturale (conosciuto come il Parco di Chia) piuttosto frequentato soprattutto in primavera per passeggiate, footing e picnic. Un posto ”incantato”, fra radure e alberi di cerri, roverelle, carpini, olmi… Emergenti qua e là da fratte di porcospini, rose selvatiche, cornioli, felci, rovi di more, ginestre, tronchi sventrati, tracce di scalini levigati dal tempo. Lungo i sentieri si leggono su dischi di legno inchiodati nei tronchi d’albero frasi e pensieri di Pasolini, resi più sacrali da silenzi rassicuranti.
Nel 1970, il Maestro, come lo chiamavano da queste parti, riuscì ad acquistare la Torre “… nel paesaggio più bello del mondo – così diceva – dove l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì comporre musica, l’unica azione espressiva forse alta e indefinibile come le azioni della realtà”.
La Torre trasformata in una raffinata residenza campestre mimetizzata nella natura, conobbe in passato numerosi proprietari (Orsini, Camera Apostolica, Lante della Rovere, Borghese). Divenne un sicuro rifugio per Pasolini fino alla sua tragica morte nel 1975. Oggi dall’alto dei suoi quaranta metri veglia come una sentinella su casali e boscaglie. Vale la pena di fotografarla da vicino insieme ai ruderi della cinta muraria.
Nell’aria vaga l’audio gradevole di “uccellacci e uccellini” di varie taglie e colori, sul mormorìo dell’acqua che salta, cade, scivola, serpeggia, tra rocce nerastre di solida fattura vulcanica, vestite di muschi e licheni. Ambiente ideale per il “Battesimo” nel film di cui dicevamo, con la partecipazione di attori scelti tra la popolazione locale, come avvenne per altre riprese a Tuscania, sempre nel Viterbese, e in varie parti del sud Italia.
Il Parco di Chia appare anche nel film Medea dello stesso Pasolini (1969) e in film di altri autori: Il Casotto di Sergio Citti, l’Armata Brancaleone (con Vittorio Gassman), Il Sogno (di Gigi Proietti), l’Orlando Furioso ecc… Mi dicono che nel torrente fino a qualche anno fa guizzavano roscioli, rovelle, carpe, perfino le anguille. E si faceva anche il bagno, come testimoniato da alcune scene dell’Armata Brancaleone.
Il sentiero principale, che scende fino a pelo d’acqua – su cui si passeggia saltando da un roccia all’altra – costeggia il torrente tra ruderi medioevali di antichi mulini e frantoi con macine in pietra ancora sul posto. Grano e olive venivano trasportati fin quaggiù a dorso d’asino dal vicino villaggio di Chia. E questo è avvenuto fino al 1940 come indicato in un cartello. Alcune grotte sembrano più datate, risalenti addirittura al periodo etrusco. In una si trovano rudimentali colombari che fanno pensare a loculi cinerari. Al termine del sentiero, prima di lasciare il torrente al suo destino, si intravede tra la vegetazione un ponte che mi dicono d’epoca romana…
Dal momento che ci siete, raggiungete Soriano nel Cimino a pochi chilometri, dove un altro vip, Luigi Pirandello, fu villeggiante in alcune estati degli inizi del Novecento e dove ha ambientato un paio delle sue novelle “Rondone e rondinella” e “Canta l’epistola”. Vale anche la pena visitare, sempre ad un dipresso, il borgo medioevale di Vitorchiano tra i meglio conservati del Viterbese e quello di Bomarzo, che aggiunge alle antiche pietre del palazzo Baronale la stravagante realizzazione di fine Cinquecento di Pier Francesco Orsini, nota come il Parco dei Mostri.

Nella foto cover, il torrente Castello
L’autore*
Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.
























