Stefano Pallotta, direttore della Zootecnica Viterbese: “Combattiamo contro l’isolamento sociale”

di Luciano Costantini

Un “campione” del nostro territorio, con quarantasei anni di storia e di crescita continua alle spalle. Una cooperativa, la Zootecnica Viterbese, che svolge compiti diversi ma coordinati, tra allevatori e produttori. Una filiera che va appunto dalla produzione alla vendita. Centosettantuno aziende associate, quaranta addetti e poi diversi operatori diretti e dell’indotto, otto punti vendita in provincia di Viterbo e un mangimificio. Carta di identità di assoluto rilievo. Il direttore, Stefano Pallotta, ne va giustamente orgoglioso, soprattutto in questo momento. “Siamo riusciti a mantenere un adeguato approvvigionamento alla comunità, grazie allo spirito di sacrificio e al senso civico della gente che lavora con noi. Eroi? No, eroi sono i medici, gli infermieri, gli operatori sociali. Noi abbiamo cercato e cerchiamo di svolgere al meglio la nostra attività. Siamo sicuramente determinati a portare giornalmente i nostri prodotti sul mercato.

Avete preoccupazioni per la tenuta della filiera?
No, i prodotti non mancheranno. Il problema semmai si potrebbe presentare con la capacità o meno di acquisto da parte del cliente.

La vostra priorità?

Continueremo a puntare sulla qualità del prodotto locale e a privilegiare l’alto livello del contatto umano di chi lavora nei nostri punti vendita. E in assoluta sicurezza che non è esattamente un dettaglio. Raccogliamo il latte ogni mattina, lo portiamo ai caseifici, lo trasformiamo. Sia in campagna che nei nostri punti vendita i nostri fornitori e i nostri ragazzi lavorano con tutte le dotazioni di sicurezza.
Come sta andando l’attività rispetto allo scorso anno?
Più o meno il trend è lo stesso.

Anche per i prezzi?

Sì, perché vogliamo venire incontro alla nostra clientela. Non è il momento di fare speculazioni. Tra l’altro, sarebbero controproducenti per il futuro. Dobbiamo dare il giusto valore al prodotto ed avere in cambio il giusto guadagno. Cerchiamo di mantenere i costi che abbiamo anche se si è creato un modo di lavorare chiaramente angosciante. Se in questo momento si va dinanzi al punto vendita di via Carlo Cattaneo è facile vedere decine di persone in fila sotto la sorveglianza della Protezione Civile. Non può essere diversamente, purtroppo.

Be’ qualcosa di diverso state facendo…

In effetti, abbiamo attivato la campagna “prenota e ritira”. Il cliente ci telefona, ci comunica la lista della spesa e noi gliela facciamo trovare ad un’ora precisa della giornata. Lo fanno anche altri. Un servizio che, per la verità, avevamo programmato da tempo, ma che il Coronavirus ha accelerato.

L’impatto del virus è stato devastante…

No, non proprio. Noi manteniamo gli stessi numeri dello scorso anno. Problematica è però l’organizzazione del lavoro. Prima i clienti entravano nei nostri negozi in numero importante, ora il distanziamento sociale ha creato oggettivi problemi.

Cosa preoccupa di più?
Non sapere quando tutto questo finirà, ovviamente. Un problema non soltanto per noi, ma anche per tutta la ristorazione che noi serviamo. E poi per le pasticcerie, le pizzerie e tutte quelle attività che al cibo sono legate. Direi, per il turismo in generale. Il problema vero è quanto durerà la capacità delle persone di sostenere i consumi. Sicuramente, la produzione e la distribuzione non verrà mai meno.

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