“Siamo come siamo… forse”, l’espressione di un sé profondo che ha commosso l’Unione

di Nicole Chiassarini

Grande successo ed entusiasmo sabato 4 maggio al Teatro dell’Unione per “Siamo come siamo… forse”, uno spettacolo di teatro integrato ideato da Armando Alfonsi e Alessandra Tuzi, che ha saputo far emozionare, ridere e riflettere su temi che viviamo ogni giorno, ma sui quali a volte non ci soffermiamo abbastanza.
Da tempo immemore l’uomo non fa altro che cercare se stesso, scovare il proprio io nel profondo, ma questo non sempre accade. A volte si ha paura, non ci si vuole affrontare, non si vuole conoscere veramente quello che si è. Ma più spesso siamo costretti a confrontarci con altre persone che semplicemente guardandoci negli occhi imparano più cose su di noi che noi stessi in tutta la vita. Quest’opera mette in gioco tutti questi aspetti con battute comiche, con sorrisi, ma anche con profonde riflessioni interiori. Lo spettacolo si snoda sui pensieri della protagonista che si ritrova a dover fare i conti con sé stessa, a dover conoscere una parte di lei che fino a poco prima le sembrava indefinita, quasi inesistente. È la perenne paura di specchiarci negli occhi degli altri, di riscoprirsi con gli occhi di chi ci sta accanto, il timore di rivelarsi. È la paura di scoprire qualcosa di inaspettato, che solo aprendo la mente a scardinare l’ovvio, cercando oltre ciò che è evidente, possiamo rivelare e non tenere nascosto per sempre. Attraverso riflessioni, battibecchi coniugali, scontri generazionali, le relazioni cambiano maturando di fronte allo spettatore, facendolo immedesimare e rispecchiare in qualcosa che fa o ha fatto parte del suo quotidiano. Ogni scena presenta un tema diverso, spaziando dalla riscoperta di sé alla scoperta dell’amore, quello vero, che non ti giudica ma ti apprezza in ogni aspetto, da pensieri profondi sull’amicizia a scontri tra madre e figlia. Un tripudio di umanità, di gioia, di tristezza e di spensieratezza dove ciascun personaggio fa i conti con il passato, il presente ed il futuro.
La ricerca di sé stessi è l’argomento fondante di quest’opera portata in scena dai ragazzi del laboratorio di teatro della Cooperativa Sociale Gea Onlus di Nepi. Una vera e propria compagnia teatrale avendo inscenato quattro spettacoli e organizzato per ben tre anni un Festival di Teatro Integrato nella stessa Nepi. La maggior parte degli attori sono persone con disabilità che non hanno avuto il timore di mettersi in gioco e dimostrare i grandi risultati ottenuti, che non hanno nascosto l’emozione e che hanno saputo intrattenere nel migliore dei modi gli spettatori presenti in sala. Qualche interferenza, qualche problema tecnico, una sala gremita di spettatori e tanta emozione, i protagonisti hanno vissuto tutto questo, ma niente li ha fermati dall’interpretare personaggi interessanti, profondi e simpatici. Tutti hanno dato il massimo, recitando come se il teatro fosse parte di loro da sempre, collaborando ed aiutandosi nei momenti di maggiore emotività. Un grande regista, Armando Alfonsi, che da sempre lavora con questa realtà, lottando contro pregiudizi e compassione. Una persona che lavora con forza ed energia, riuscendo a trasmetterla a chiunque vicino a lui, scrivendo copioni senza forma di barriere o ostacoli per ragazzi che riescono a dare tanto, facendo ergere al massimo le loro potenzialità.
Uno spettacolo organizzato in meno di un mese, che ha visto l’amministrazione comunale partecipe ed entusiasta del progetto. Presenti in sala anche gli assessori Sberna e De Carolis. “La nostra amministrazione, la nostra città, non può che essere orgogliosa di ospitare questa serata perché si tratta di un’attività importantissima di teatro integrato – è intervenuta Antonella Sberna. Vediamo fisicamente che cosa i ragazzi in questione fanno durante le loro giornate. Alcuni ragazzi a volte trovano una grande motivazione e anche una grande autonomia proprio nel fatto di prestarsi ad un personaggio. Un’attività importantissima soprattutto per lo sviluppo psicomotorio di questi ragazzi”. Presente anche il sindaco Arena che dopo lo spettacolo è salito sul palco per ringraziare tutti i partecipanti: “Stasera avevo tantissimi impegni, ma penso che se mi fossi perso questo spettacolo me ne sarei veramente pentito. Mi sono divertito, ho apprezzato la professionalità degli attori, sono rimasto senza parole. È un progetto importante, è una compagnia che deve assolutamente continuare su questa strada. Grazie a chi gli sta vicino, ma sicuramente avete trovato un amico in più stasera”.
Al termine della serata un forte entusiasmo, una pioggia di applausi ininterrotti, tanta gioia e forte commozione.
Una grande serata per la Cooperativa Gea che ha distrutto ogni barriera, creando qualcosa di incredibile. Tutti i ragazzi si sono impegnati tantissimo, scoprendo gli infiniti modi per comunicare non solo con le parole, ma con tutto il corpo. Un laboratorio che ha portato positività, che ha permesso di sperimentare, di conoscere il lavoro di squadra. Un progetto che ha portato alla creazione di uno spettacolo che è la completa fusione di persone abili e disabili senza differenze psichiche, fisiche e sociali. Perché siamo come siamo… forse.E il teatro serve a riconciliarci con la vita.

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