Scuole occupate, la lettera della dirigente del Liceo Ruffini

Liceo occupato

Dal 10 dicembre molte scuole della Provincia sono animate da proteste degli studenti, con occupazioni e autogestioni. La Tuscia segue a ruota la protesta che a livello nazionale era già partita da alcuni giorni, e sulla quale si era espresso anche il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che in maniera provocatoria aveva detto: La “scuola che non può essere solo tempo trascorso sui banchi in attesa che la campanella suoni. In questo senso ho parlato di legalizzazione e di autogestione programmata, come un momento di crescita da affiancare alla didattica”. 

A Viterbo il dirigente scolastico del Liceo Paolo Ruffini ha inviato una lettera a studenti e genitori su cui riflettere, per indirizzare in maniera costruttiva quelle che possono essere proteste e rivendicazioni

Cari Studenti e Cari Genitori,

è noto a tutti che la scuola è luogo di formazione civile. In questo senso la scuola, in particolare quella superiore, deve senz’altro, nei limiti dei suoi compiti istituzionali, favorire e valorizzare l’interesse dei giovani per la dimensione politica, sia attraverso lo studio delle materie scolastiche, sia mettendo a loro disposizione i suoi locali in orario pomeridiano per approfondire i problemi della società e della scuola da loro più sentiti. Gli studenti devono però essere consapevoli che se la politica è cosa seria e importante, devono risultare serie e credibili le forme della loro protesta. Ben altra credibilità avrebbero, anche agli occhi dell’opinione pubblica, attività politico-culturali organizzate dagli studenti durante il pomeriggio, oltre che nelle assemblee di Istituto e di Classe in orario scolastico. Esistono poi tanti modi per far conoscere le proprie rivendicazioni, da internet ai volantini, dai comunicati stampa alle petizioni, oltre alle molte forme di pubblica manifestazione, purché rispettose delle leggi e dei diritti altrui. Proprio perché sappiamo che la scuola pubblica è un’istituzione fondamentale per la nostra democrazia, ribadiamo la nostra disponibilità a far sì che tutti gli studenti che lo desiderano trovino nella scuola l’opportunità di esprimere le loro idee e di far conoscere le loro richieste, ma come dirigente scolastico ho il dovere di garantire il rispetto delle regole che governano la comunità scolastica, cioè le leggi dello Stato e i Regolamenti di Istituto, di tutelare il diritto allo studio di tutti gli allievi e di preservare l’integrità e la funzionalità delle strutture scolastiche.

Invito tutti a riflettere sul fatto che la scuola è un servizio pubblico, pagato dai cittadini con le tasse, e che ogni giorno di interruzione delle lezioni è un grave spreco di risorse, oltre che una lesione del diritto allo studio di tantissimi studenti.
Con l’ occupazione di una scuola ( a volte persino con il consenso compiaciuto di alcuni adulti), piuttosto che di un ospedale o del municipio manca il senso del servizio pubblico, manca la consapevolezza che si tratta di una cosa seria e di valore. Sia sociale che economico.

Un giorno di scuola costa una enorme cifra di denaro pubblico e c’ è chi lavora per pagarlo.
Uno studente delle scuole secondarie costa allo stato circa 8 000 euro l’ anno, cioè 40 euro al giorno di lezione . Una classe di 25 studenti ne costa 1000. Il “fermo” di una scuola di 43 classi ne costa 43.000 al giorno. Né va trascurato che quel denaro viene dalle tasse, pagate in primo luogo dai lavoratori dipendenti. Il padre di uno degli occupanti deve lavorare in media quasi un mese per guadagnare quel che la classe di suo figlio evapora in un giorno.
La scuola pubblica, per definizione, non è proprietà né dei dirigenti, né degli insegnanti, né degli studenti, ma si può dire che il “proprietario” è la collettività, che fissa le regole per poterne usufruire. E’ questo che ne fa un servizio pubblico, a disposizione di tutti , nel rispetto di quelle regole. In questo senso nessuna delle componenti della scuola ha diritto di appropriarsene, per qualunque motivo e di impedirne l’uso ad altri. Come ho avuto modo di ripetere più volte in questi giorni, la nostra scuola è aperta al dialogo, i ragazzi sono tutelati nella loro libertà di espressione. Non si “chiudano” dentro ma si “aprano” in un dialogo costruttivo con il mondo degli adulti, ma di pomeriggio; di mattina seguano regolarmente le lezioni che garantiscono il loro diritto allo studio.
In nome del Patto di Corresponsabilità chiediamo a tutti gli attori della comunità scolastica, compresi i genitori, di dire no alla liturgia delle occupazioni come rito obbligato dell’autunno che deresponsabilizza gli adulti e priva i giovani del nostro contributo e sostegno.

La scuola pubblica non si difende con le occupazioni, né con le autogestioni.

F.to IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Prof.ssa Maria Antonietta Bentivegna

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