Tototata podista naif, personaggio bizzarrodi Pianoscarano

di Gianluca Braconcini *

Negli anni Venti del Novecento il quartiere di Pianoscarano era abitato da una serie di persone originali e piuttosto bizzarre ed alcuni di queste nel tempo, sono diventati veri e propri personaggi che hanno contribuito a far la storia popolare della città. Camminando per le vie del quartiere era facile incontrare un ometto molto curioso: Tototata, che fu per certi versi l’antesignano del footing cittadino all’inizio del secolo scorso. Era un abile corridore, un vero runner come si direbbe oggi, anche se il fisico non l’aiutava di certo essendo basso e traccagnòtto. Quando a Viterbo in quegli anni era consuetudine organizzare corse a piedi, nei pressi dell’attuale via Palmanova, Tototata non se ne perdeva una, presentandosi in calzoncini, scarpe podistiche e con una sfilza di medaglie attaccate sulla maglietta (altro non erano che tappi di bottiglie e coperchi di lucido per scarpe). S’era messo in testa di essere un formidabile corridore.
La passione della corsa e l’idea di battere un grande atleta e campione viterbese di quel tempo come Edoardo Ferruzzi lo perseguitava notte e giorno e malgrado il tifo di tutti i viterbesi, che oltre a rinfrescarlo con acqua ghiacciata, lo incitavano con cori da curva calcistica: “Tototata che viè da Roma cu le scarpe rott’al piè, Tototata di carriera jenterà cu la bannièra”, non riusciva mai a vincere una corsa. Ferruzzi partiva sempre lento, lo lasciava stare avanti per quasi tutta la gara poi all’ultimo giro accelerava e con uno scatto finale superava sul traguardo l’estenuato Tototata che triste e sconsolato diceva: “Pure stavòrta c’ìvo la fortuna ma le piede e m’adè cursa via!”.
Per riuscire a vincere si allenava di continuo per le vie del quartiere salutato da tutti i piascaranesi che, tra una risata ed uno sfottò, lo incoraggiavano come se fosse un vero campione olimpico.
A quei tempi non era usuale vedere qualcuno correre per strada, per cui una volta mentre filava a tutta velocità nei pressi della chiesa di Sant’Andrea fu inseguito da alcuni vigili che, non conoscendo il personaggio, lo scambiarono per un ladro che fuggiva a gambe levate dopo aver combinato chissà cosa. Quando lo raggiunsero e lo fermarono, il povero Toto ci mise un po’ di tempo prima di convincerli di quello che stava facendo in realtà e così per evitare altre situazioni spiacevoli pensò bene di continuare le proprie sedute, rigorosamente in divisa da corsa, in uno spazio indoor e lontano da occhi indiscreti…iniziò ad allenarsi correndo nelle stanze di casa ed intorno al tavolo della cucina tra le imprecazioni della moglie, la pòra Serafinaccia, che disperata gli strillava contro: “Ma varda ‘n po’, chi sa d’ha veda… chi te possan’ammazzàte a te e ‘sto gojo chi nun sèe antro! Ma la vòe smetta! Va a lavorà va, te pìje fòco!”. Il lavoro in realtà lui ce l’aveva, portava a domicilio cereali, patate e legumi ed usava tenere sempre le gambe fasciate come i soldati della prima guerra mondiale; ma il sogno più grande rimaneva sempre quello di salire sul podio da vincitore alla fine della gara. Un gruppo di buontemponi una volta, pensò bene di prendersi gioco di lui e fargli un bello scherzetto, lo avvicinarono e gli “rivelarono” all’orecchio quale fosse stato il vero segreto per battere il suo acerrimo nemico ed arrivare finalmente primo ma non ne doveva fare parola con nessuno. La cosa da fare era molto semplice: doveva cogliere un bel fascio d’ortica spanderlo per bene dentro il letto e dormirci in mutande la notte prima della corsa, in questo modo la vittoria sarebbe stata nei suoi piedi; Ferruzzi battuto e la medaglia finalmente al suo collo. Tototata, che era una persona sempliciotta, ci pensò su ed alla fine si convinse di quelle parole; così alla vigilia della gara raccolse l’ortica la distribuì per bene sul materasso e s’infilò sotto le lenzuola sottoponendosi in questo modo alla “Cura dell’Ortica Miracolosa”, ma il giorno dopo anziché salire sul podio del vincitore, salì di corsa le scale dell’Ospedale, ricoverato d’urgenza per un’ acutissima forma di orticaria in tutto il corpo.

**Cultore del dialetto viterbese, conoscitore della cultura popolare.

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