Può l’amore sopravvivere ad “Ogni maledetto Natale”?

Ogni maledetto natale

La commedia, alquanto originale, dei registi Ciarrapico, Torre e Vendruscolo  vuole essere  l’antitesi di un “cinepanettone”.

Qui il  Natale è visto come una iattura. Una festa  in cui emergono vecchi rancori,  insidie familiari, ipocrisie,  stress e finanche cinismo. E’ la rappresentazione del paradosso, del grottesco e degli eccessi. Basta dire che  i Babbo Natale diventano dei  rapinatori.

Tutto ha inizio con un colpo di fulmine che nasce tra i due giovani protagonisti Giulia e Massimo, interpretati da Alessandra Mastronardi e Alessandro Cattelan (già conduttore di X Factor). La città risplende di luminarie natalizie, la gente si aggira  fra le vie del centro, e Massimo viene rapinato e tramortito a terra da un Babbo Natale. A soccorrerlo arriva  Giulia e subito scocca la scintilla.  La vigilia di Natale è alle porte e la ragazza vuole che Massimo trascorra le festività con lei e la sua famiglia. Lui, non sa nulla delle sue origini, ed è un po’ restio ad accettare l’invito solo perché odia questo periodo dell’anno. Ma l’idea di restare senza Giulia lo convince ad andare. E non sa cosa lo aspetta! Si ritrova in un paesello della Tuscia, sicuramente immaginario, in una famiglia di boscaioli con tradizioni ancora tribali. Dove la caccia al cinghiale, la  grappa “al serpente” con poteri allucinogeni e i dialoghi  all’insegna dell’odio e della brutalità,  animano la serata in famiglia. Fin qui lo spettacolo è indecoroso. Sebbene il cast  raggruppi  attori di primo piano. Da Elsa Morante a Marco Giallini, da Valerio Mastandrea a  Francesco Pannofino e Corrado Guzzanti. Nella seconda parte Massimo, appartenente ad una famiglia dell’alta società, dopo che Giulia gli ha intimato di andar via da  casa sua, va a trascorrere il giorno di Natale con i  propri parenti, i Marinelli Lops, che vivono in un sontuoso palazzo romano. Ora la situazione si capovolge. L’atmosfera natalizia è all’insegna del fasto e della ricercatezza. Gli attori sono gli stessi, ma profondamente trasformati nel modo di parlare, nel trucco, negli abiti e nello stile di vita. A rovinare una serata di festa questa volta è il suicidio di un cameriere filippino che manda in tilt soprattutto la padrona di casa, ovvero la madre di Massimo, un’agitata Elsa Morante. A sdrammatizzare l’evento ci pensa, invece, Corrado Guzzanti, che si potrebbe definire il capo della servitù di palazzo, anch’egli filippino, cinico, invadente, con una dentiera da paura! Insomma un film degli opposti che nella seconda parte recupera appeal diventando persino divertente. E per fortuna c’è il lieto fine in cui Massimo raggiunge Giulia nello chalet di montagna dove era con i suoi amici, e la loro storia d’amore continua.

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