Parigi-Viterbo: l’elogio del Marciapiede

camminata

Parte I : Parigi /Quando sono sola a Parigi la cosa che più mi fa piacere è camminare per la città.

Infilo scarpe comode, alleggerisco la borsa, mi armo di iPod ed esco di casa, direzione la metropolitana.

La destinazione non è predefinita, di solito la scelgo studiando le fermate della linea, oppure scendo a caso, quando mi vien voglia.

Dovunque sia, so che camminerò per più di un paio d’ore, anzi forse camminare non è il verbo giusto, nel mio caso è più un errare, vado dove mi portano le gambe, con una sola regola : non torno mai sui miei passi.

Chi abita a Parigi ha questa fortuna, vive in una città piccola, di appena 90km², molto ben collegata e con un altro vantaggio non indifferente : è dotata di marciapiedi ovunque, i piu’ larghi possibile, i più recenti sprovvisti di gradino per permettere l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

Salendo le scale della metropolitana, sbuco nella città, che mi offre mille possibilità, tante quante le vie che incrocerò lungo il mio andare.

Parigi è bella in tutte le stagioni : cambiano le luci, i colori, e gli strati di vestiti che si portano addosso, ma la magia è sempre quella, ogni volta finisco in vie che ancora non conoscevo, che mi regalano scorci fino a quel momento ignoti.

A Parigi si cammina da soli, per mano, in gruppo, spingendo passeggini o aiutati da bastoni ; la strada è il luogo più democratico che ci sia, tutti sullo stesso piano, tutti sotto lo stesso cielo ed i suoi capricci.

Le vie di Parigi sono un concentrato di vita, ogni arrondissement* ha i suoi suoni e la sua popolazione. La sua ricchezza e la sua povertà o la sua ricchezza e povertà, che convivono indisturbate.

Si incrociano sguardi, nazionalità, pezzi di vita.

Si cammina a testa alta.

Parigi è una donna che si lascia osservare sotto ogni prospettiva, che ama essere guardata, che vuole esserlo, e chi la percorre con gli occhi non si sente indiscreto, ma parte di essa.

I suoi marciapiedi, dai più piccoli del centro storico, ai più grandi dell’Avenue des Champs Elysées, sono le sue arterie, interrotte solo dai passaggi pedonali.

Offrono riposo sulle panchine, riparo a chi casa non ha, toilettes per le pause pipi ed una pista di danza la domenica mattina ai malinconici del Petit Bal della Rue des Mouffetards

Parigi si dipinge e fotografa dai marciapiedi, e le suole dei suoi abitanti e dei turisti sono come tante carezze che la ricompensano per la sua bellezza accessibile.

Parigi rispetta il tuo umore ed il camminare per le sue vie ti trasporta sempre piu lontano di dove ti portano le tue gambe, in secoli diversi, in scenografie di film, in immagini di repertorio.

Parigi città aperta che ti fa scivolare lungo la Senna, o ti innalza sulla punta della Tour Eiffel.

I marciapiedi di Parigi ti accolgono per quello che sei, con la tua storia e le tue voglie,  e sei te che decidi, dove, come, quando e perchè.

I marciapiedi di Parigi che mi hanno visto crescere, andare con passo deciso, o esitante, correre, cadere, camminare con sandali, scarpe da ginnastica e tacchi a spillo, ridere, piangere e sognare.

Ma indipendentemente dal passo e dalla calzatura li ho sempre solcati con il rispetto di chi sa di trovarsi in una delle città più belle del mondo, cosiderata la piu romantica, forse perchè ovunque tu sia, sei dentro una cartolina, forse perchè, per chi la attraversa come me, da abitante, a passo cadenzato o lento, distrattamente vede sempre una coppia di innamorati immortalare un momento reso magico dal decoro, distoglie lo sguardo, sorride per un attimo e continua a camminare per la sua strada, felice di vivere in quell’atmosfera.

Parte II : Viterbo / Viterbo non sarà la città più romantica del mondo, né la più bella, ma come Parigi la porto nel cuore.

Per chi piace camminare, pero’ Viterbo, come molte città italiane, è un’incognita, e le domande sono molteplici a partire dalla prima : se esco a piedi torno a casa vivo ?

Ai Viterbesi non piace camminare e forse il giorno dell’anno in cui fanno più strada a piedi è la notte del 3 settembre, per forza di cose…

Per fare 300 metri si prende la macchina o il motorino, e la città ne risente.

Il marciatore viterbese si riconosce dalla tenuta vestimentaria: scarpe da ginnastica, pantaloni da tuta, felpa legata attorno alla vita e t-shirt, perchè camminare è considerato un’attività sportiva e non un gesto quotidiano.

Ma chi è nato prima l’uovo o la gallina ?

Il marciapiede è inesistente perchè non si usa o non si usa perchè non c’è ? 

Qualcuno ne sente la mancanza ?

Io, si e qui ne denuncio la scomparsa.

Forse dire che il marciapiede è inesistente a Viterbo è radicale, a volte esiste e si può classficare sotto quattro grandi categorie : c’e’ il marciapiede che inizia ed inaspettatamente finisce, quello unilaterale (presente su un unico lato della strada), c’è il marciapiede inutilizzabile causa invasione da tronco d’albero ed infine il marciapiede « parcheggio » che serve da sosta per auto appartenenti a conducenti poco scrupolose.

A Viterbo non ho la macchina, quindi spesso mi muovo a piedi ed il mio tragitto è essenzialmente Viterbo-La Quercia, un paio di chilometri, dove su Viale Trieste si incontrano i quattro tipi di marciapiedi citati, e dove il pedone, se non quello praticante attività sportiva è rarissimo, talmente raro che volendo, con mio fratello, attraversare il viale, sulle striscie, l’auto che si fermo’ regolarmente fu tamponata da quella che la seguiva ; come se il nostro fosse stato un incontro ravvicinato del terzo tipo.

Altro itinerario, per effettuare lo stesso percorso, la strada del Cuculo, nella quale mi avventuro soltanto nelle giornate in cui tengo un po’ meno alla mia vita, pericolosa come la Parigi-Dakar : segnaletica inesistente, una sola via percorsa da auto sfreccianti nei due sensi di marcia, dove chi ha la meglio è il più prepotente, marciapiede inesistente.

Potenzialmente potrebbe anche essere una stradina bucolica, invece è un’autostrada di campagna.

A mia conoscenza l’unico luogo in cui si può camminare in sicurezza e come Dio comanda, è Viale Marconi, giustamente ispirato ai Boulevards parigini ma non basta per una città che dovrebbe aspirare a sviluppare il suo centro storico, che muore, e ad accogliere turisti.

Il mio pensiero va alle mamme con i carrozzini, ma soprattutto alle persone con mobilità ridotta per le quali spostarsi da sole per la città, se possibile, deve sicuramente essere una via crucis.

A Viterbo, purtroppo, il luogo pi§ democratico della città, la strada, non appartiene a tutti.

Di sicuro i Viterbesi che viaggiano per il mondo devono apprezzare di poter passeggiare tranquillamente per le streets di New York, per le rues di Parigi e per le Straßen di Berlino.

Perché è così che si vive la città, è con il ritmo della passeggiata che si vedono cose che prima non si aveva notato.

E le città più belle sono quelle che si lasciano solcare e ammirare.

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