Maurizio Di Giovancarlo, inquadrature pittoriche della Tuscia in un’atmosfera altamente emotiva

di Sara Grassotti

La frase di Maurizio Di Giovancarlo, che è la presentazione sul suo profilo social, ci introduce in questa conversazione che ci aiuta meglio a conoscere il suo lavoro di fotografo professionista.

“Non guarda il paesaggio ma lo vede, ne sente i battiti, ne percepisce le sfumature, ci entra dentro… questo fa il fotografo. E quando scatta una fotografia, sa di non aver catturato nulla di più di un attimo della vita di un luogo, perché la macchina fotografica non è una prigione, ma un ponte attraverso il quale lo spirito di un soggetto magicamente si muove dalla sua dimora fisica verso di noi”.

Sono nato all’Ospedale Grande di Viterbo nell’ottobre del 1962 e ho vissuto sempre a Grotte di Castro.Quella parte di Alto Lazio con lo sguardo sul lago di Bolsena diviso tra i due confini Umbria e Toscana  che rappresenta linguaggi ed espressioni di quella bellezza immortalata in tanti scatti per registrarne la realtà dal mio punto di vista e con la mia personale interpretazione.

Possiamo definirla un geniale notabile dell’Alta Tuscia innamorato della sua terra punto di partenza dei suoi clic?

La ringrazio del geniale, mi ritengo un semplice artigiano della macchina fotografica che ama la propria Terra al punto di custodirla per sempre nelle mie immagini.

Quando ha scoperto che immortalare un territorio, un paesaggio significa consegnarlo a una memoria storica?

Devo dire che fino al 2010 mi occupavo principalmente di sport ed eventi, calcio e golf, girando i campi laziali e toscani ma con un occhio sempre attento alla mia bella Tuscia, fino a quando ho terminato di correre dietro alle sfere. Nel novembre 2013 nasce Tuscia Fotografia che racconta questo bellissimo pezzo d’Italia  ancora sconosciuto a tanti.

E’ affezionato al bianco e nero?

Per definizione amo i colori, il bianco e nero l’ho stampato tanto fino all’avvento della mia prima macchina digitale acquistata nel 2000, poi ho smesso. Ho diversi amici fotografi che hanno ripreso la via della camera oscura chissà forse ci ritorno pure io.

Il progredire della tecnologia, il digitale ha penalizzato la rappresentazione fotografica dei soggetti, parliamo appunto di paesaggi, di ritratti di particolare, quanto l’assenza della camera oscura ha reso tutto troppo perfetto?

Per il mio modesto modo di vedere le cose non c’è nessuna penalizzazione, anzi un miglioramento nella definizione raggiungendo livelli di qualità elevata. Chi viene dalla camera oscura come me ha trovato un valido compromesso tra tempo ed efficienza. Mi spiego, ogni periodo della storia ha la sua evoluzione e solo chi ha visto e assaporato il cambiamento tecnologico dalla pellicola al digitale può capire quanto tempo abbiamo in più per realizzare in modo efficace quello che vediamo attraverso la nostra macchina fotografica.

 

Il paesaggio è una sua costante generosa dunque è sempre sottoposto a uno “sguardo”, che connota ciò che osserva con i significati attribuiti da colui che osserva. Quale è stato il suo primo paesaggio immortalato della Tuscia e quale angolo della nostra terra si presta a un’eccellente resa fotografica?

Quando partivo all’alba per raggiungere qualche campo di golf a Roma passavo sempre per la Castrense e giunto vicino a Valentano alla mia sinistra appariva uno spettacolo unico le prime luci della giornata che illuminavano il Lago di Bolsena con dei colori bellissimi. Ecco, questa è l’ immagine che mi porto dentro da molti anni.

 

Dei fotografi viventi chi è il suo preferito/a?

Non tanto i fotografi ma i pittori. Sono affascinato dalle luci di Monet e dall’impressionismo francese e dal linguaggio dai macchiaioli toscani. Andando più indietro adoro il Caravaggio dal quale prendo spunto per le mie immagini in Low-key (chiaro-scuro) di quale ho realizzato un mostra fotografica dal titolo Visioni in Ombra (https://www.tusciafotografia.it/visioni-in-ombra/)

 

Anche se ciascuno dei suoi scatti viene creato con incredibile precisione, le è capitato di fotografare realtà che hanno richiesto una qualche forma di sottile distorsione?

Faccio uso di ottiche ad ampio respiro chiamati comunemente grandangoli spingendomi fino al limite, ma senza oltrepassarlo.

La fotografia “di veduta” o di paesaggio, un genere di immagini che, come si è detto, ha caratterizzato fin dalle origini la pratica dello “scrivere con la luce”, tanto che oggi sembra impensabile ricostruire la storia di un territorio e delle sue trasformazioni nel corso del tempo, senza ricorrere al patrimonio documentale costituito dagli archivi fotografici. Purtroppo però i nostri territori, le nostre amministrazioni non hanno una cultura dell’immagine come invece avviene nella vicina Umbria. Come sopperire a questa lacuna, realizza servizi di promozione del territorio?

Vero, l’erba del vicino è sempre più verde, scherzo ma ci metterei anche la Toscana. Credo invece che il vento stia cambiando nel nostro territorio. Vedo un certo movimento che sta nascendo dopo l’effetto Civita di Bagnoregio che ha saputo costruire intorno a sé un interesse mediatico a livello mondiale per la propria bellezza artistica e compositiva all’interno di un territorio inalterato com’è quello della Tuscia. C’è molto da camminare per raggiungere obiettivi importanti ma credo che la strada intrapresa sia quella giusta.

 

Che tipo di macchina fotografica usa?

Da sempre nikonista fin dalla nascita, pensi ho ancora perfettamente funzionante la mia prima macchina fotografica la gloriosa Nikon FG. Ora fotografo con le digitali della Nikon la 750 e D3 con varie ottiche.

 

Organizza corsi professionali o amatoriali?

Si ho realizzato qualche corso organizzato da Enti o Associazioni, ultimamente era in programma a Viterbo un corso ma la pandemia ha messo fine un po’ a tutto. Sicuramente riprenderemo appena possibile.

 

Chi sono i committenti dei suoi lavori?

Ho terminato da poco un lavoro con una startup di giovani a cui servivano le immagini della Tuscia, sto avviando accordi con alcuni Enti per progetti di valorizzazione del nostro territorio e poi il mio sogno nel cassetto di raccogliere le più belle immagini di Tuscia Fotografia in un libro, per questo faccio appello a qualche editore che stia leggendo questa intervista.

 

Martha Sandweiss, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, ha scritto nel suo Photography in Nineteenth Century America26: «La capacità delle fotografie di evocare piuttosto che di dire, di suggerire piuttosto che di spiegare, le rende materiale affascinante per lo storico, l’antropologo e lo storico dell’arte che voglia estrarre una sola immagine da una grande raccolta e usarla per raccontare le proprie storie. L’idea di creare “Tuscia Fotografia” nasce con questo intento e vale per qualsiasi tipo di storia.

Maurizio Di Giovancarlo ha fatto della sua passione una professione, coglie attimi di vita quotidiana che generalmente passerebbero inosservati, ma che per mezzo della fotografia vengono enfatizzati e valorizzati. I Delegati della Tuscia si facciano avanti. per mostrare e restituire attraverso le immagini storie di territori che parlano di loro e li raccontano.

 

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