LO SCAFFALE/Sottomissione

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Giocare con l’ambiguità è spesso terreno fertile per le invenzioni letterarie. Lo è in misura ancora maggiore quando si proietta la storia in un futuro prossimo, distante appena pochi anni. Se poi il tema conduttore è il cambiamento sociale prodotto da una rivoluzione sul piano politico, l’interesse di molti lettori sale vertiginosamente.

Accade poi raramente che la realtà dia uno schiaffo improvviso e brutale alla rappresentazione e fermi la macchina delle parole. Così Michel Houellebecq, il più autorevole e provocatorio scrittore francese, ha deciso all’indomani dell’attentato alla rivista “Charlie Hebdo” di sospendere la promozione del suo libro. E analogamente a François, protagonista del suo Sottomissione, ha lasciato Parigi per qualche giorno. Ma le azioni contano più delle parole. E così Houellebecq non ha fatto altro che rinforzare la curiosità e il dibattito intorno al suo libro, uscito anche in Italia poco dopo.

François è un professore universitario che a poco più di quarant’anni ha già archiviato la sua carriera alla Sorbona e un interesse ulteriore per i suoi studi (la sua specializzazione è su Huysmans, scrittore francese del XIX secolo). Dalla sua posizione privilegiata trova decisamente più eccitante e vitale conquistare qualche sua studentessa e intrattenere una mera relazione sessuale; per il resto nessun amico vero, nessun rapporto con il padre, nessuna aspettativa di cambiamenti positivi nella sua esistenza… Eppure, mentre il vuoto dentro di sé si allarga, François non può ignorare ciò che sta accadendo in Francia: al ballottaggio per le elezioni presidenziali sono andati il Front National di Marie Le Pen e una formazione di ispirazione islamica, la Fratellanza musulmana. Il clima è teso, le violenze per strada si accendono, anche se il quartiere cinese dove abita François sembra restarne fuori. Ma cosa accadrà all’istruzione laica se vincerà un partito di stampo religioso?

Houellebecq sa come accattivarsi il lettore fin dall’inizio: ha uno stile pulito, rigoroso, colto senza esagerazioni. E poi mescola alle questioni “serie” della politica e della religione (affidate ai dialoghi perlopiù) quelle più urgenti per il protagonista, prima tra tutte il sesso, che è in fin dei conti una breve scappatoia al senso di solitudine che lo pervade. Allora ecco giungere le riflessioni sulla società del passato fondata in misura maggiore sul matrimonio e il confronto con quella individualista laicizzata e ossessionata unicamente dalla furia consumistica. E così l’Islam diviene un fattore deviante e destabilizzante rispetto a questa “ambigua” evoluzione.

Quando tornai in facoltà per fare lezione ebbi per la prima volta la sensazione che potesse succedere qualcosa; che il sistema politico nel quale mi ero abituato a vivere sin dall’infanzia, e che da un bel pezzo si stava palesemente incrinando, potesse esplodere di colpo. Non so esattamente cosa mi diede quest’impressione. Forse fu l’atteggiamento dei miei studenti di master: per quanto amorfi e depoliticizzati fossero, quel giorno sembravano tesi, ansiosi tentavano visibilmente di captare brandelli d’informazione con i loro smartphone e i loro tablet; in ogni caso, erano più disattenti del solito alla mia lezione. Forse fu anche l’andatura delle ragazze in burqa, più sicure e più lente del solito, avanzavano tutt’e tre affiancate in mezzo al corridoio, senza rasentare i muri, come se fossero già padrone del territorio.

Michel Houellebecq, Sottomissione, Bompiani, 2015, 17,50 euro

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