Lo SPI CGIL Civitavecchia Roma Nord Viterbo aderisce al sit-in di sabato 25 luglio promosso dall’ANPI provinciale e dalle associazioni democratiche e studentesche davanti al Liceo Classico “Mariano Buratti” di Viterbo per chiedere la rimozione della scritta “Casa del Balilla”, riportata sulla facciata dell’edificio nel corso dei lavori di restauro.
«La vicenda del Liceo Buratti va oltre gli aspetti tecnici del restauro. Una scritta sulla facciata di una scuola pubblica non è un elemento neutro: comunica un messaggio e richiama una responsabilità educativa nei confronti delle ragazze e dei ragazzi che ogni giorno vivono quegli spazi.
Una scuola intitolata a Mariano Buratti, professore, partigiano, ufficiale e martire della Resistenza, richiama una storia di libertà e democrazia. È a questa eredità che deve ispirarsi l’identità del Liceo che porta il suo nome.
Lo SPI CGIL rappresenta pensionate e pensionati che, con il loro lavoro, il loro impegno civile e le loro battaglie per i diritti, hanno contribuito a costruire e consolidare la Repubblica democratica. Per questo consideriamo fondamentale il ruolo della scuola nel trasmettere conoscenza, consapevolezza e valori costituzionali alle nuove generazioni.
La memoria è parte integrante di questo percorso educativo. La storia si studia, si documenta e si comprende: la memoria della dittatura, della guerra, della Resistenza e della nascita della Repubblica appartiene al patrimonio del nostro Paese e deve essere conosciuta e approfondita, soprattutto nei luoghi deputati alla formazione delle nuove generazioni.
È proprio per questa ragione che chiediamo alle istituzioni competenti di procedere alla rimozione della scritta dalla facciata del Liceo Mariano Buratti, non per cancellare la storia, ma perché la scuola è il luogo in cui la storia si insegna e si comprende. La sua identità deve essere coerente con la funzione educativa che svolge e con i valori della Costituzione repubblicana: una scuola pubblica deve rappresentare i principi della libertà, della democrazia e dei diritti, non la simbologia di una dittatura.
La storia si studia, il fascismo non si celebra. Di fronte a ogni tentativo di banalizzare o normalizzare i simboli del fascismo, la risposta è difendere la memoria democratica e il patrimonio di libertà e diritti costruito dalla Repubblica nata dalla Resistenza.
Questo è l’impegno che dobbiamo a chi ha combattuto per consegnarci un Paese libero e alle nuove generazioni che hanno il diritto di conoscere e difendere quei valori».
Cinzia Vincenti
Segretaria Generale SPI CGIL Civitavecchia Roma Nord Viterbo






















