La Chiesa della Crocetta prima sepoltura di Rosa, sosta dei Facchini, Orfeo il volontario sagrestano

Una pergamena con un atto di compravendita risalente al 1076 testimonia le origini antichissime della piccola chiesa di Santa Maria del Poggio a Viterbo.

La chiesa iniziò a essere chiamata della Crocetta quando, nel XII secolo, passò di proprietà dei religiosi Crociferi ministri degli Infermi. Ancor oggi la proprietà appartiene ai religiosi Camilliani. Accanto a essa si conserva una delle più antiche case dell’ordine dei Crociferi, che ha visto partire in missione il viterbese San Camillo de Lellis. Oggi completamente vuota e in disuso. Notevole la doppia scalinata che dà accesso alla chiesa.

Le origini di questo luogo di culto sono molto antiche e proprio qui venne sepolto il corpo della piccola Santa Rosa da Viterbo, che successivamente fu trasferito nel Santuario dedicatole.

In ricordo la sera del 3 settembre, giorno del Trasporto della Macchina, tutti gli uomini del Sodalizio rendono un doveroso e sentito omaggio alla Chiesa della Crocetta.

A curare la Chiesa con devozione e orgoglio c’è Orfeo, il volontario onnipresente, sacrestano, portinaio, campanaro, chierichetto, guardiano, curatore dell’orto: Orfeo Proietti, ottantenne ha due occhi azzurri che sembrano palline di vetro, siamo entrati per una visita, ci  guida in un giro perché quest’anno c’è più tempo, causa la pandemia la Macchina non si farà e i Facchini non passeranno: la bella chiesa brilla nel suo splendore, i fiori freschi sono appoggiati sull’altare, tutte le indicazioni di assegnazione posti e informative anti Covid sono al posto giusto, la luminosa sacrestia dà accesso all’orto ben tenuto, curato nella crescita delle piante officinali, rosmarino, salvia menta romana, una piccola vite, poi si scorge la torre campanaria, di cui Orfeo cura il suono delle campane per annunciare la messa domenicale. Sì, perché la funzione liturgica è ormai relegata a un solo giorno della settimana, quello di festa. Una struttura che in tempi come gli attuali con grande penuria di immobili dispone di ambienti disabitati che potrebbero essere adibiti a scuola, a residenza per anziani, certo necessitano di una ristrutturazione importante. All’esterno un locale è adibito alla sede degli Sbandieratori e Musici del Centro storico. “Hanno appena restaurato il portone”, afferma Orfeo felice per questo ritocco innovativo. “Il mio non è un lavoro, è un impegno spirituale che manterrò fino a che le mie forze me lo consentiranno: curare l’orto, accogliere visitatori e fedeli per me è un’arte di vivere”.

Nell’uscire dalla porta secondaria ci indica la ex chiesa di San Rocco, oggi abitazione privata di una famiglia viterbese. “Dato che il parroco non vive più qui, mi presto ad ascoltare e a informare per saper accogliere, la cosa più bella è l’accoglienza. Chi viene in chiesa, la prima persona che incontra è il sacrestano”. Per chi vuol entrare, magari il sabato, Orfeo è lì, lo potete incontrare e scambiarci due chiacchiere, vi assicuriamo che è un’esperienza di vita. (S.G.)

     

  

 

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