
“ÀÀÀ–Olamilekan Abatan e il Neobarocco Africano”, mostra a cura di Antonella Pisilli alla Black Liquid Art Gallery di Roma
Alla Black Liquid Art Gallery, in via Piemonte n° 69, a Roma, sabato 12 aprile, alle ore 17.30, inaugura “ÀÀÀ, Àwòrán Aláṣejù Àṣà Olamilekan Abatan e il Neobarocco Africano”, mostra a cura di Antonella Pisilli che mette in luce la straordinaria capacità del giovane artista nigeriano Olamilekan Abatan di reinterpretare i grandi classici attraverso una lente contemporanea.
Nato a Lagos nel 1997, Abatan è considerato uno dei maestri dell’iperrealismo africano, capace di mescolare l’estetica classica occidentale con elementi della cultura visiva africana. Nei suoi dipinti, l’influenza dei maestri del Rinascimento e del Barocco si fonde con dettagli moderni e identitari: i tessuti wax africani, con i loro colori vibranti e motivi geometrici, diventano parte integrante della composizione, avvolgendo i soggetti e radicandoli in una visione culturale potente e autentica.
Negli ultimi anni, l’artista ha approfondito il linguaggio drammatico della luce e dell’ombra, ispirandosi a Caravaggio e alla sua capacità di trasformare la pittura in un palcoscenico teatrale. Le sue opere collocano l’uomo africano al centro della storia dell’arte globale, ricollocando figure classiche in un contesto attuale.
Tra i lavori esposti, spicca Sansone e Dalila, dove Abatan reinterpreta la celebre iconografia del tradimento e della vulnerabilità con una sensibilità contemporanea. Se Rubens accentuava il dramma con un gioco di luci ed ombre, Abatan inserisce i protagonisti in uno spazio bidimensionale, definito dal tessuto wax, che diventa un segno identitario e culturale. Il dettaglio del tablet con il logo Netflix suggerisce una lettura attuale del concetto di distrazione e inganno, mentre il tatuaggio sul braccio di Sansone – un teschio avvolto da un serpente – rafforza il tema del destino e della forza illusoria. Quest’opera è una riflessione sulla fragilità umana, ma anche un’affermazione della resilienza culturale africana. Nell’opera Flagellazione, invece, si ispira alla grande tradizione della pittura caravaggesca. Qui, Abatan elimina ogni artificio decorativo e si concentra sulla brutalità della sofferenza, mostrando il corpo umano in tutta la sua fragilità e potenza espressiva. La luce non crea uno spazio definito, ma isola e monumentalizza i personaggi, trasformando il dolore in una dimensione iconica e quasi mistica.
La mostra offre anche uno sguardo sul processo creativo di Abatan, grazie ai video che documentano il suo uso sapiente della luce e della composizione. Proprio come Caravaggio, l’artista costruisce un teatro visivo in cui il soggetto emerge in tutta la sua intensità, raccontando storie di forza, bellezza e identità.
Abatan è stato recentemente esposto alla mostra Strategic Interplay: African Art and Imagery in Black and White presso il Toledo Museum, un evento che esplorava la potenza espressiva delle immagini in bianco e nero nell’arte africana contemporanea, in questa occasione l’opera The next move è stata acquisita dal prestigioso museo, a conferma del valore della sua ricerca artistica. Le sue opere fanno parte di collezioni internazionali di rilievo, consolidando la sua posizione come uno degli artisti più innovativi della scena contemporanea.
Nella cover: particoalare di “Flagellation”, Olamilekan Abatan, 2025, Charcoal pencil, Acrylic paint gold leaf on paper


















