Dieci anni dopo la morte di Alda Merini

10 anni dopo la morte di Alda Merini, tra le poetesse italiane più amate e ammirate di sempre. Le iniziative a suo nome riempiono le giornate di novembre, tra cui l’apertura del ponte sui Navigli dedicato all’autrice amante della città milanese. Svincolata da ogni status sociale, vicina al relativismo della normalità, le sue qualità al di sopra dell’ordinario hanno affascinato intere generazioni, accomunate da ciò che Alda Merini ha sempre difeso a spada tratta: la voglia di essere libera. “Più bella della poesia è stata la mia vita” .

“La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”.
Alda Merini

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