Conversazione affettuosa e partecipata su Achille Campanile insieme al figlio Gaetano

di Cristiana Vallarino

Nella bella e accogliente libreria “La vita Nova” nel centro storico di Tarquinia un foltissimo pubblico, tra cui molti civitavecchiesi, ha partecipato, applaudendo, ridendo e sorseggiando tè o prosecco, venerdì 31 gennaio, alla “Conversazione affettuosa su Achille Campanile in una sera d’inverno” proposta da Lina De Riu, Marilena De Cao e Annamaria Vinci. L’incontro è servito alla presentazione del libro “Grazie, arcavolo!” (Aragno editore), raccolta di scritti inediti e dispersi dell’autore, a firma di due civitavecchiesi che, fin da ragazzi, si innamorarono della sua opera: Silvio Moretti ed Angelo Cannatà. Con loro, a raccontare della vita e della scrittura di Campanile, anche il figlio Gaetano, narratore di singolari episodi che hanno scandito la sua vita accanto ad un siffatto genitore, prima a Milano, poi a Roma ed infine nella campagna di Lariano. Proprio dove, molti anni fa, i due giovani allora impegnati in una filodrammatica, si recarono per chiedere a Campanile di poter rappresentare i suoi testi. Cosa che fu, eccezionalmente, concessa, segnando l’inizio di una amicizia interrotta con la morte dello scrittore e ripresa poi riallacciando i rapporti col figlio.
Moretti e Cannatà hanno creato dal 1999 il sito www.campanile.it ed hanno curato per l’edizioni Aragno “Urgentissime da evadere”, l’epistolario dello scrittore. I due hanno pure allestito una mostra che ha portato in giro per l’Italia e pure in Svizzera ricordi, reperti, foto e memorabilia.
A condurli a Tarquinia è stata la passione che un altro civitavecchiese ha da sempre per l’arguzia di Campanile: l’attore e regista Pino Quartullo che con gli allievi del suo Laboratorio, con le scene e i costumi di Tonino Natali, confezionò uno spettacolo. “E’ in quella occasione che venni per la prima volta qui – racconta Gaetano Campanile, che ha unito l’eredità artistica paterna alla passione per la natura, dedicandosi alla produzione di video specialistici – E mi ha fatto enorme piacere tornare per questa piacevole conversazione su mio padre”. Dopo il saluto della padrona di casa Elena Biagiola, titolare de “La Vita Nova”, De Riu, De Cao e Vinci si sono alternate al microfono chiedendo agli ospiti di raccontare il “loro” Campanile e presentando gli intermezzi dedicati alla lettura di brani dai libri dello scrittore e alle rappresentazioni di alcuni estratti teatrali, come le tragedie in due battute, interpretati dagli attori del workshop di Quartullo.
La genialità di Campanile era sicuramente in anticipo rispetto agli anni ’20 del secolo scorso, tanto che, come racconta il figlio, ad ogni sua prima il pubblico si divideva a metà tra chi lo acclamava e chi lo insultava e spesso le due fazioni venivano addirittura alle mani. Nel tempo la sua fama in alcuni momenti si è un po’ appannata, ma sicuramente oggi la visione di Campanile andrebbe riscoperta in un mondo, come sottolineano Moretti e Cannatà, “diviso nel dilagare delle fazioni e delle appartenenze, dove “spesso il riso perde la sua vera essenza per farsi dileggio, a volte aggressione nei confronti dell’altro”. “Charlie Chaplin credeva nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all’odio e al terrore – aggiungono – Chi ne ha fatto buon uso del riso è stato Achille Campanile che ne parlava, giustamente, come di qualcosa d’immortale. Per chi non conosce la sua storia, non ha letto i suoi romanzi, le sue commedie è il momento per farlo. Per chi lo conosce è l’occasione per tornare a sorridere. Perché Campanile è l’umorismo, anzi è letteratura! E chissà che ascoltando o rileggendo Achille Campanile, non ci stupiremmo se, nel corso del secolo che stiamo attraversando, a qualcuno non scappi un sorriso e guardandosi intorno esclami “Però, mica male questi scrittori dell’altro secolo!”.
A chiusura del piacevole pomeriggio l’acquisto dei libri, naturalmente con triplice dedica e con l’aggiunta di un dvd omaggio.

Nella foto:da sinistra, Moretti, Campanile Cannatà

 

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