Bolsena: le Mura Etrusche

Francesca Pontani

«In piedi, sulla soglia della città dei morti, cercammo invano di scoprire quella che un tempo era stata la città dei vivi e ci parve che la duratura consistenza dell’una e l’evanescenza dell’altra costituissero un tipico esempio dell’esistenza effimera di noi mortali» (Elizabeth Caroline Hamilton Gray, Tour to the sepulchres of Etruria in 1839, London 1840)

Le mura dell’antica città che sorgeva presso l’attuale Bolsena, di cui purtroppo oggi è visibile solo un tratto che fiancheggia la strada orvietana nei pressi del castello Monaldeschi, avevano in origine un’estensione di oltre 4 km e racchiudevano una superficie di oltre 70 ettari.

Nel 264 a.C.
La sottomissione romana della città di Volsinii (l’attuale Orvieto) venne completata nel 264 a.C.
Gli abitanti vennero trasferiti sui colli sovrastanti la sponda orientale del Lago di Bolsena dove fondarono una nuova città cui venne dato lo stesso nome della precedente.
Le testimonianze archeologiche relative al trasferimento di sede sono molte, dato che gli usi e i costumi seguirono le persone da un sito all’altro. Molti nomi gentilizi documentati nella zona di Orvieto si ritrovano incisi sui cippi funerari rinvenuti nei dintorni di Bolsena. Ed è qui, per esempio, che il ceramista Fufluns (ben noto nella vecchia città come produttore di ceramiche a vernice nera) rifonda la propria attività.
Per circa due secoli la nuova città mantiene la sua originaria fisionomia etrusca, solo nel corso del I secolo a.C., divenuta ormai un municipio, va gradualmente trasformandosi in una città romana.

Bolsena e le mura
La città etrusca di Orvieto (Volsinii), distrutta dai Romani nel 264 a.C., fu rifondata nel sito dell’attuale Bolsena (Volsinii Novi), sulle rive orientali del lago omonimo, secondo una strategia di intervento che la conquista romana adottò, ad esempio, anche nel caso di Falerii.

La nuova città sorse su un terreno scosceso, caratterizzato da una serie di terrazze degradanti verso il lago, e fu dotata di mura che abbracciarono, a scopo strategico, le colline più alte situate a nord-est, recingendo così un’area notevolmente più ampia di quella poi effettivamente occupata dalla città.
L’ impianto di mura è in opera quadrata formata da filari alternati di conci di tufo posti di testa e di taglio per conferire maggiore solidità alla struttura.
La maggior parte dei conci presenta sulle facce in vista lettere etrusche o simboli incisi, interpretabili come segni di cava o di posa.

L’impianto urbano, stretto e allungato (orientato sud-ovest/nord-est), è di tipo regolare, come mostra sia la fotografia aerea che i resti sul terreno, con lunghi decumani posizionati a distanze variabili, che risalgono la città dal basso verso l’alto e con i cardines, anch’essi situati a distanze non regolari a causa della conformazione del terreno, che sembrano soprattutto raccordare le vie longitudinali nell’ambito delle singole terrazze disposte a diversi livelli.

Probabilmente l’intero impianto venne condizionato dall’apertura della via Cassia (170-150 a.C.), la quale doveva entrare nella città quasi al centro del lato sud-ovest delle mura e uscirne a nord-est, insistendo probabilmente nel tratto urbano sul più orientale dei decumani centrali.

PER APPROFONDIRE
http://www.ssb.vt.it/ricerche/etruschi/pdf/Pellegrini_Rafanelli.pdf
http://www.treccani.it/enciclopedia/l-italia-preromana-i-siti-etruschi-bolsena_%28Il-Mondo-dell%27Archeologia%29/

foto Francesca Pontani

Nel prossimo articolo il 19 luglio andiamo ad Ischia di Castro

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