Secondo appuntamento di approfondimento sulla riforma della giustizia promosso da
Articolo 3, Centro Studi Europei e Internazionali e Fondazione Gualtiero Sarti, nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia completamente gremita.
“Riforma della Giustizia o della Costituzione? Diritti fondamentali a rischio?” il tema dell’incontro nel quale gli organizzatori con il contributo dell’Avvocata Generale presso la Procura Generale della Cassazione Rita Sanlorenzo, del professore Maurizio Ridolfi
dell’Unitus e degli avvocati Raffaella Valeri e Roberto Bruno hanno portato elementi
puntuali di valutazione sulla vera natura di questa riforma.
Nel dibattito è stato evidenziato che la stessa punta, modificando ben 7 articoli della
Costituzione, unicamente a condizionare la libertà dei giudici, ridimensionando la funzione
e il ruolo del terzo potere previsto dalla Costituzione Italiana: quello Giudiziario, che
insieme a quello Politico ed Esecutivo, garantisce l’equilibrio della nostra Democrazia,
impedendo che un Potere prevalga o sia subordinato all’altro.
Le novità normative non riguardano il funzionamento della giustizia o la velocizzazione
delle procedure e dei processi; vengono invece introdotte modifiche molto rilevanti
all’ordinamento della Magistratura, intervenendo sulla protezione costituzionale del
principio di autonomia ed indipendenza, principale garanzia dei diritti fondamentali dei
cittadini. I relatori hanno evidenziato come le nuove norme introdotte potranno
condizionare pesantemente la libertà di giudizio dei magistrati che non saranno più protetti
come oggi dalle conseguenze delle loro eventuali decisioni sfavorevoli al potere. Viene
infatti smembrato l’organo di autogoverno, (denominato CSM Consiglio Superiore della Magistratura e volutamente inserito nella Carta dai costituenti per ottenerne una
protezione inattaccabile), creandone due e sottraendo a tali organi il più importante potere,
ovvero quello disciplinare, che viene anche affidato ad un giudice speciale (vietato dalla
Costituzione) istituito allo scopo.
Viene poi stabilito un meccanismo di elezione dei nuovi organi per estrazione, eliminando la possibilità dei magistrati di eleggere i propri rappresentanti che, invece, verranno sorteggiati a caso. I membri laici nominati dal Parlamento, saranno estratti da un elenco predisposto su indicazione delle forze politiche di maggioranza, quindi con una maggiore omogeneità e forza rispetto al singolo magistrato. Con l’istituzione dell’Alta Corte, la cui competenza disciplinare e composizione verrà ulteriormente definita da leggi ordinarie, si stabilisce anche una gerarchia nella Magistratura, fino ad oggi vietata, attraverso l’estrazione dei componenti togati esclusivamente fra quelli della Corte di Cassazione. Sulle decisioni disciplinari dell’Alta Corte non è poi ammessa la possibilità di ricorso per Cassazione fino ad oggi sempre possibile. Altri aspetti non ancora definiti sono come detto rimessi a leggi ordinarie, in grado di condizionare ulteriormente l’autonomia ed indipendenza della Magistratura, ovvero la garanzia costituzionale fondamentale dei cittadini, prevista per l’attuazione concreta del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Infine, nonostante presieda tutti e tre i consigli della Magistratura (CSM Giudicante, CSM Inquirente e Alta Corte Disciplinare) il ruolo del Presidente della Repubblica viene indebolito perdendo la sua caratteristica di arbitro super partes.
Per tutti questi motivi e per tutti i gravi rischi di libertà ad essi connessi le associazioni dei
cittadini promotori invitano tutti ad andare a votare (il Referendum è senza QUORUM,
vince chi ha un voto in più) e a salvaguardare i principi democratici previsti dalla nostra
Costituzione votando NO.


























