“Arsenico nell’acqua: aspetti sanitari, legali e ambientali”, sala affollata al Teatro del Murialdo per il convegno del Comitato Non ce la beviamo

di Sara Grassotti

NonCeLaBeviamo

“L’acqua potabile un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, cruciale per la sopravvivenza delle persone”. L’incontro svolto nel pomeriggio di domenica 22 febbraio al Teatro della parrocchia di San Leonardo Murialdo è iniziato con un passaggio dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, citato da Paola Celletti del comitato “Non ce la beviamo”, fra i promotori dell’incontro intitolato “Arsenico nell’acqua: aspetti sanitari, legali e ambientali”, in collaborazione con ISDE Associazione Medici per l’Ambiente, Associazione di Base dei Consumatori ABACO e Collettivo Balia del Collare di Rieti. “La contaminazione da arsenico è la principale problematica della qualità dell’acqua nella Tuscia – prosegue la sindacalista di USB -, alcuni comuni addirittura è dal 2015 che non hanno acqua potabile, a Viterbo si sfiora il valore massimo per legge di 10 microgrammi per litro ed è una soglia molto preoccupante perché l’arsenico, come è noto, è un cancerogeno certo di prima classe e proprio non dovrebbe esserci nell’acqua. Il paradosso è che, nonostante questa scarsa qualità, le bollette sono altissime”.

A puntualizzare l’imprescindibilità del rapporto tra qualità dell’acqua e salute, di fronte a un pubblico numeroso e attento, è intervenuta la dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione medici per l’ambiente – ISDE Viterbo: “Se l’aria, l’acqua e il cibo sono sani le persone sono obiettivamente in buona salute – ha sottolineato -. Se queste matrici sono contaminate le persone inevitabilmente si ammalano. L’arsenico è una sostanza che passa la placenta e contamina le donne in gravidanza, va a disturbare il sistema endocrino causando diabete o infarto ma incide anche su osteoporosi, infertilità e malattie neurodegenerative. E non siamo esposti soltanto all’arsenico ma anche ai pesticidi e al radon, quindi dove si può si deve intervenire, agendo in prevenzione”.

In conclusione, l’avvocato Fabio Grimaldi, legale nazionale dell’associazione di tutela dei consumatori Abaco, ha ricordato: “In questo Paese è stato vinto un referendum nel 2011 che aveva segnato un punto importante nella gestione delle risorse idriche, ossia che non si può fare profitto su un bene pubblico. Il bilancio dopo anni è scandaloso perché l’Ente locale che dovrebbe essere il maggiore investitore è sempre più sostituito dal privato, come sta accadendo nel del Viterbese. O si esce da questa cultura per cui, quando lo Stato non riesce, delega al privato oppure siamo fregati, perché il privato fa i propri affari. La diffida che noi abbiamo impostato si è rivolta a Talete, Comune di Viterbo, Arera, Asl di Viterbo, Presidente della Provincia di Viterbo, Arpa Lazio e Prefettura di Viterbo: qui non siamo più solo davanti a un disservizio, ma a una lesione dei diritti fondamentali del cittadino”.

Al termine del convegno molte le domande e le proposte da parte dei cittadini presenti, che hanno confermato di avere a cuore una questione vitale per ambiente e salute, come è la tutela della qualità dell’acqua pubblica, tema che nella Tuscia il comitato “Non ce la beviamo” solleva e difende dal 2012.

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