Acconciatura ed estetica, Cna e le altre associazioni dell’artigianato lanciano una petizione: “Le imprese regolari devono aprire anche in zona rossa”

In vista del Dpcm di prossima emanazione, CNA e le altre associazioni di rappresentanza dell’artigianato – Confartigianato e Casartigiani  – si mobilitano a sostegno del settore benessere, promuovendo una petizione affinché la riapertura delle imprese in zona rossa possa arrestare il dilagare dell’abusivismo.

“La chiusura delle attività legali sta incentivando il lavoro a domicilio da parte di soggetti che si improvvisano parrucchieri ed estetisti ma non ne posseggono i requisiti professionali e non rispettano le norme di sicurezza per poter svolgere l’attività né tantomeno i protocolli anti Covid adottati dal governo, contribuendo in tal modo alla diffusione del virus. Il settore, a tutela di clienti e dipendenti, si è dotato di tutte le garanzie necessarie a riaprire saloni di acconciatura e centri estetici nella massima sicurezza, rispettoso delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie”, affermano i promotori della raccolta di firme.

“Sarebbe a questo punto ingiustificato che il governo confermasse il divieto di apertura di tali attività nelle zone rosse e altrettanto incomprensibile sarebbe reiterare la discriminazione che nei decreti dello scorso autunno aveva portato alla chiusura dei soli centri estetici. Inoltre, a causa delle difficoltà economiche in cui versano le imprese, procrastinare la chiusura delle attività rappresenterebbe una condanna a morte per molte imprese del settore. Le imprese – sottolineano – non riusciranno a resistere ancora per molto”.

Da qui la richiesta al governo di “segnali immediati di attenzione, permettendo ai saloni di acconciatura e ai centri estetiste di riprendere la propria attività anche in zona rossa”.

È possibile firmare la petizione a questo link.

CNA Benessere e Sanità è intervenuta ripetutamente, anche nelle ultime settimane, per denunciare la totale disattenzione del governo nei confronti delle imprese di acconciatura ed estetica e il dilagare dell’abusivismo, favorito proprio dalla chiusura delle attività legali.

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