“La gestione e il rilancio di Vulci stanno producendo risultati evidenti: iniziative, promozione, riconoscimenti e un’attenzione crescente anche fuori dai confini locali. E naturalmente, nelle fotografie e nei comunicati, sullo sfondo non può mancare la nostra sindaca Emanuela Socciarelli.
La gestione e il rilancio di Vulci stanno producendo risultati evidenti: iniziative, promozione, riconoscimenti e un’attenzione crescente anche fuori dai confini locali. E naturalmente, nelle fotografie e nei comunicati, sullo sfondo non può mancare la nostra sindaca Emanuela Socciarelli.
Del resto, una parte del Parco archeologico ricade nel territorio di Montalto di Castro e Fondazione Vulci ne rappresenta una delle principali espressioni. È quindi giusto che il Comune sia presente quando c’è qualcosa da inaugurare, celebrare o raccontare.
Il problema nasce quando si passa dalle fotografie alla realtà quotidiana. Ed è proprio qui che il contrasto diventa evidente.
Per questo vorrei rivolgere un appello a Laura Allegrini: presidente, visto il lavoro che sta facendo a Vulci, non potrebbe prendere in gestione anche Marina di Montalto?
Non chiediamo molto. Magari un paio d’ore a settimana.
Perché, mentre a Vulci si lavora per valorizzare il patrimonio e costruire nuove opportunità turistiche, alla Marina si fa sempre più fatica a capire quale sia la direzione. Qui l’attualità sembra essersi trasformata in una sorta di archeologia contemporanea, fatta di cantieri, transenne, deviazioni e interventi che modificano la viabilità senza che i cittadini ricevano sempre informazioni chiare sui tempi e sulle modalità di esecuzione.
I lavori sono necessari, nessuno lo mette in discussione. Ma programmazione, comunicazione e rispetto per chi vive il territorio dovrebbero essere altrettanto indispensabili. Invece, spesso, le transenne si vedono benissimo, gli operai un po’ meno. E sapere quando termineranno le singole opere sembra diventato un esercizio di preveggenza.
A rendere il quadro ancora più sconfortante c’è via delle Vele, inaugurata in primavera. Un intervento che avrebbe dovuto migliorare il decoro e la qualità degli spazi pubblici, ma che, a pochi mesi di distanza, presenta già alcuni alberi apparentemente secchi.
Forse è una nuova tecnica amministrativa: prima si spendono soldi pubblici per piantare gli alberi, poi si lascia alla selezione naturale il compito di decidere quali debbano sopravvivere.
Sarebbe quindi utile conoscere una cifra semplicissima: quanto è costata la piantumazione? E, soprattutto, era stata prevista la manutenzione necessaria a garantire la sopravvivenza delle piante?
Perché un albero che secca pochi mesi dopo la messa a dimora non è soltanto una brutta fotografia. È una possibile risorsa pubblica sprecata e un danno ambientale che chi ha davvero a cuore il territorio non può ignorare.
E poi c’è il turismo, con tutte le contraddizioni del caso.
Le stagioni balneari si allungano e anche in ottobre, nei fine settimana, località come Montalto possono ancora intercettare visitatori, soprattutto provenienti da Roma. Un’opportunità da cogliere: attrarre persone per il mare e invitarle a scoprire anche le bellezze archeologiche di Vulci.
Un circuito virtuoso, almeno sulla carta. Perché nella realtà il turista che arriva alla Marina rischia di imbattersi in una viabilità complicata, cantieri disseminati e informazioni non sempre sufficienti per orientarsi. E tanta desolazione!
Ecco il paradosso: da una parte investiamo giustamente sulla promozione di Vulci, portandone il nome anche nelle grandi fiere del turismo; dall’altra rischiamo di offrire a chi arriva a Montalto un territorio ancora in attesa di essere riconsegnato ai propri cittadini.
Le due cose, Montalto e Vulci, sarebbero dovute andare di pari passo. Altrimenti tutta la pubblicità fatta a Vulci rischia non solo di non valorizzare Montalto, ma addirittura di sortire l’effetto contrario. Non si può promuovere un parco a livello internazionale senza essere pronti, come paese che accoglie, a offrire servizi, decoro e un’immagine all’altezza delle aspettative.
Il risultato è una danza del tutto scoordinata: da una parte Vulci che corre e si fa conoscere nel mondo, dall’altra Montalto che arranca tra cantieri, transenne e alberi che sembrano già aver perso ogni speranza. E, se vogliamo essere ironici, la colonna sonora non può che richiamare quella della Famiglia Addams, che aveva fatto degli alberi secchi e dell’atmosfera decadente una vera e propria immagine distintiva. Peccato che, nel nostro caso, non si tratti di una scenografia televisiva, ma di spazi pubblici e risorse che meriterebbero ben altra attenzione.
Valorizzare un sito archeologico è fondamentale, ma una strategia turistica credibile non può fermarsi ai confini del Parco. Deve comprendere anche il paese, il lungomare, le strade, il decoro urbano e la qualità dell’accoglienza. Deve prevedere eventi, come in passato, con richiami al Parco, ma realizzati a Montalto. Altrimenti si rischia di promuovere una destinazione senza prendersi cura del percorso necessario per raggiungerla e viverla.
Per questo rinnovo la proposta: presidente Allegrini, dopo Vulci potrebbe adottare anche la Marina? Non serve neppure una cerimonia ufficiale. Basterebbe cominciare annaffiando gli alberi.
A Vulci vanno i complimenti per i risultati raggiunti e per il lavoro di valorizzazione in corso. Ma il successo di un territorio non si misura soltanto con i riconoscimenti, le inaugurazioni e le fotografie ufficiali. Vulci merita tutti i premi possibili. Ma per arrivare a Vulci bisogna prima attraversare Montalto. E le fotografie ufficiali, prima o poi, finiscono.
Sergio Caci

























