Luca Grazzini, maestro di scuola primaria a Cremona, reinventa il cinema tra inclusione e grandi cult

di Laura Pasquini

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Di giorno è maestro di sostegno a Cremona, aiutando i suoi alunni a comprendere il mondo un vocabolo e un’ immagine alla volta. La sera invece, insieme ad Antonio Capra, ” l’amico dei giochi che non ho mai avuto” e altri cultori della Settima Arte, si inventa modi divertenti e accattivanti per riempire le sale del Cinema Filo, invitando quel pubblico a lasciarsi andare e a sognare a occhi aperti (ma anche ad occhi chiusi, come scopriremo più avanti.)

Incontriamo Luca Grazzini, classe 1970, nella nostra Viterbo, dove è cresciuto, per conoscere meglio questa magia collettiva che è riuscito a creare insieme ai suoi amici a Cremona, la città che lo ha adottato, la sua creatività arricchisce anche la Tuscia.

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 “Io sono alla ricerca di una strada sperando di non trovarla mai”

Inizia  cosi il racconto di un uomo che ha cambiato pelle molte volte.

“Prima di diventare un docente dell’area sostegno  nei dintorni di Cremona nel 2014, ho avuto numerose esperienze lavorative; tra le più significative, sono stato illustratore, decoratore di interni e restauratore, lavorando in giro per l’Italia, molto a Perugia e Sanremo,  per approdare infine all’insegnamento dopo una laurea in Scienze della Formazione Primaria conseguita in età già matura”.

L’inizio un nuovo percorso che mette il cinema al centro?

A Cremona con l’incontro con Antonio Capra, presidente e motore culturale dell’Associazione Antani, fortemente impegnata nella promozione della cultura cinematografica. Nel sodalizio, fondato originariamente nel 2012, ho ritrovato con Capra pieno slancio a partire dal 2021, grazie a un nuovo direttivo che ha portato dinamismo e forze fresche all’ organizzazione. Le passioni comuni, quella di Luca per il cinema e la sua grande  cultura, unite alla mia abilità di disegnatore e grafico, daranno vita a cortometraggi realizzati in  ambiente casalingo, ma che sono dei piccoli capolavori di ironia e colte citazioni del cinema noir (è visibile su YouTube Il mistero del bisonte bianco).

Luca Grazzini con Antonio Capra
Luca Grazzini con Antonio Capra

L’Associazione Antani diviene  il motore di un progetto…

“Antani” è un omaggio a Ugo Tognazzi, cremonese, e alla celebre supercazzola del film Amici miei, capolavoro della commedia italiana del 1975. L’Associazione è nata per vivificare l’esperienza del cinema, che un po’ si sta perdendo, possibilmente facendo rete con le altre associazioni della città. Lo scopo è collaborare col cinema Filo realizzando eventi e rassegne che implementino la normale programmazione cinematografica. Dal 2021 faccio parte del direttivo e chiunque può diventare associato con un piccolo contributo.

Le opere nascono anche dall’impulso che arriva dai sostenitori dell’associazione?

Si ma soprattutto confrontandoci con Luca Beltrami e Giovanni Schintu, i gestori del cinema Filo, due ragazzi molto in gamba. E poi c’è il confronto con il sistema di distribuzione dei film, a volte molto complesso e non sempre disponibile verso le nostre richieste. Alcune iniziative, come la rassegna Za-faran dedicata al cinema iraniano, sono state possibili anche al supporto del Comune di Cremona.

C’è interesse  per le rassegne dedicate al cinema internazionale?

C’è un interesse, ma ci rendiamo conto di dover premere il coinvolgimento dei cittadini, pensando a eventi di spessore intorno alla proiezione. Ad esempio, abbiamo inaugurato la nostra prima rassegna, Un filo… più a Nord dedicata all’Islanda, invitando Roberto Pagani, scrittore e divulgatore cremonese specializzato in lingua e cultura islandese e residente in quella lontana isola. Per l’ultimo film della stessa rassegna, La donna elettrica, un’opera che già dalla locandina fotografa perfettamente lo spirito dei nostri tempi, in particolare lo scontro tra natura e tecnologia.

The Rocky Horror Picture Show è il vostro evento di punta?

The Rocky Horror è il nostro evento di punta, la nostra proposta di cinema interattivo  per Halloween o per il Martedì Grasso. Viene per questo proposto ogni anno e richiama un pubblico sempre crescente

Uno spettacolo che apre ad altre possibilità?

Questo evento in Italia lo faceva un cinema soltanto, il Mexico a Milano e noi lo abbiamo riproposto a Cremona ricevendo una risposta fantastica.Abbiamo coinvolto la scuola di danza di Paola Posa, E’ diventato un momento ludico che piace tantissimo alla cittadinanza: è trasversale perché coinvolge donne e uomini di tutte le età … e poi ci divertiamo tantissimo e ci dà anche la possibilità di creare un piccolo budget per finanziare il prossimo evento.

Pensa che il cinema moderno stia perdendo il contatto con gli spettatori comuni?

Non tanto il cinema, quanto i luoghi del cinema. Ormai prevalgono le piattaforme che isolano le persone perché sono così comode, si può godere della visione di un film dal proprio divano. I giovani  non vivono a l’esperienza di un uso collettivo di cinema.La nostra idea converte proprio per questa  tendenza . Portiamo in sala pellicole di valore che spesso non hanno una grande distribuzione, che invece meriterebbero più attenzione.

Come?

Nelle visioni più sfrenate di alcuni di noi si ipotizzano proiezioni la domenica mattina, commedie americane degli anni ’30-’40 a ciclo continuo il venerdì pomeriggio (magari accompagnate da thè e biscotti). E poi, film in lingua originale, cicli tematici, omaggi ad autori ed attori, partecipazione delle scuole … Possiamo contare su 130 anni di cinema, il materiale non manca. E se manca, la sala è comunque aperta per parlare di cinema. Pensiamo a Nolan e a quello che ha suscitato con l’ Odissea … al di là di meriti o demeriti, al di là della tecnica di ripresa particolare (peraltro godibile in pochissime sale), il film ha mobilitato una discussione planetaria.

I suoi alunni conoscono l’altra passione del loro maestro?

Con i bambini parto sempre da loro: provo a capire cosa piace loro, cosa guardano in famiglia. Soprattutto nei momenti dedicati ad Arte e Immagine cerco sempre il momento giusto per inserire qualche piccolo riferimento visivo o sonoro che si colleghi all’ attività svolta e sia adatto alla loro età. Se ben progettato, il percorso parte da “piccole dosi” per arrivare, alla fine del quinto anno di scuola primaria, al pieno godimento di un’opera d’arte da parte di un alunno che non avvertirà il bianco e nero come una cosa vecchia e non percepirà il ritmo della narrazione come “lento”.

Oggi quali sono i progetti che le stanno più a cuore?

Un percorso è già cominciato che vede la collaborazione dell’Ente Nazionale Sordi (ENS) di Cremona. Offriamo un bel programma di film di vario genere, assistito da un’ interprete LIS e i sottotitoli creati da noi per offrire un’esperienza pressoché completa. Ormai un bel gruppo di questa comunità è parte integrante del nostro pubblico. Siamo sostenuti dal Comune di Cremona in un progetto d’inclusione: Senti che film!  Schermo aperto-Visioni alternative è un progetto Antani in collaborazione con UCI (Unione italiana Ciechi e Ipovedenti) aperto a tutti.

Siete riusciti a portare i ciechi al cinema?
Si, ne siamo molto contenti perché crediamo di offrire un’esperienza di autentica inclusione: Senti che film! Schermo aperto-Visioni alternative è un progetto Antani in collaborazione con UCI ( Unione italiana Ciechi e Ipovedenti) aperto a tutti.
In questo caso chi non ha una disabilità visiva avrà in dotazione una mascherina per una fruizione del film ad “occhi chiusi”.
Faremo ricorso ad un programma che si chiama Movie Reader, un’applicazione che spiega la scena e quello che sta accadendo sullo schermo in tempo reale.
Poi, è nell’aria una proiezione su Kill Bill perché tutti amiamo Tarantino, ci teniamo molto.

Avete in mente qualche progetto che coinvolga anche i giovani?

Esiste già una bella realtà che coinvolge i giovani, ma anche aperta a chiunque voglia sperimentare a 360 gradi l’esperienza della creazione di un film. Il mio amico, il regista Antonio Capra tiene dei corsi di cinema e sceneggiatura durante l’anno, dove si parte dalle basi. Si chiede infine agli allievi di consegnare a fine corso un soggetto, il migliore dei quali diventerà un corto realizzato con la partecipazione di tutti gli studenti.

E’ uscito qualcosa di originale da questi corsi?

Si, alcuni di questi ragazzi hanno dimostrato una robusta preparazione e un vero talento, come è stato per la rivisitazione della leggenda di Santa Lucia, che a Cremona sostituisce la Befana. Hanno creato un’opera fresca e nuova per la felicità del docente, abituato a ricevere testi più introspettivi, sicuramente connaturati all’età dei giovani allievi, ma non sempre adatti allo sviluppo di un cortometraggio.

Le piacerebbe realizzare un progetto cinematografico nella Tuscia?

Ritornandoci ogni estate per le ferie, osservo con ammirazione il lavoro di Mauro Morucci con il Tusciafilm Festival, che immerge Viterbo in una dimensione internazionale e mostra al mondo in quella meravigliosa cornice che è Piazza Duomo. in realtà a Viterbo non c’è più neanche un cinema aperto… Mi dispiace così tanto vedere l’iconico cinema Genio invaso dai piccioni.

Cosa si auspica per la Tuscia rispetto al suo patrimonio artistico e paesaggistico?

Come spesso accade ho scoperto la ricchezza della Tuscia quando me ne sono allontanato. In tutti i luoghi dove sono vissuto, in Toscana, in Umbria, in Liguria, ho sempre sentito la nostalgia di Viterbo e, standone lontano, ne ho capito la bellezza. Viterbo è una città dimentica di sé, non è curata dai suoi stessi abitanti e per questo è una città molto scomoda, non ci sono più alberi, non ci sono posti per sedersi. Ricordo anni fa, durante le passeggiate letterarie con Antonello Ricci della vocazione idrica di Viterbo, era una città piena di mulini ad acqua. Viterbo nasceva dalle acque e ne era attraversata… Ora faccio fatica a trovare una fontanella. Speso, quando ci sono non funzionano.

Una ripercussione negativa sulla bellezza naturale resa dal sistema moderno?

Viterbo è avvolta da una cortina di centri commerciali che chiudono, che creano un flusso di traffico continuo, un approccio faticoso da vivere.

Qual è la sua prospettiva positiva?

Ci sono professionalità di grande cuore che svolgono un lavoro importante per Viterbo, come Promotuscia, la storica dell’arte Barbara Aniello, che si adoperano in progetti continuativi di grande valore coerenti con i progetti culturali.

In conclusione, quale è il suo augurio per Viterbo, sintetizzato in una frase?

Viterbo, amati di più.

Luca Grazzini: una storia che parla al presente…

 

 

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