“Il Tevere non accetta scorie”, il no alla discarica nucleare nella Tuscia sbarca a Roma

di Luciano Costantini

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“Il Tevere non accetta scorie”. Titolo della manifestazione che sabato 20 giugno si terrà nella Capitale per quella che non si annuncia come una estemporanea protesta, ma piuttosto come momento della dichiarazione di una guerra che sarà verosimilmente lunga, difficile, impegnativa contro il pericolo di una discarica nucleare da 95.000 metri cubi di rifiuti radioattivi che devasterebbero, senza se e senza ma, l’intero territorio della Tuscia e dell’area intorno a Roma.

Una discarica, collocata in uno dei 21 siti individuati nella Tuscia da Sogin, che trasformerebbe il territorio in un gigantesco silos di scorie che ne sconvolgerebbe per millenni la vita.

Non ce la beviamo”, insiste da tempo un Comitato civico a Viterbo riferendosi all’acqua potabile a giorni alterni. Il radon poi testimonia da sempre come il Viterbese sia l’area con la più alta percentuale di neoplasie di tutto il centro Italia. Domani infine, con la discarica nucleare, il tasso di radioattività raggiungerebbe davvero limiti insostenibili. Ecco allora che ignoranza e indifferenza diventano dimostrazioni di irresponsabilità intollerabili e inaccettabili.

La manifestazione di sabato mattina a Roma non sarà di massa – non più di un centinaio di amministratori e politici – ma di sostanza. Spiega Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, in conferenza stampa alla Provincia: “Con questa mobilitazione intendiamo portare la nostra protesta nel cuore della Capitale e vogliamo farlo proprio sul Tevere per sottolineare la concretezza e la pericolosità del rischio di contaminazione del nostro fiume, scrigno prezioso del nostro ambiente, luogo sacro della nostra storia, intorno al quale vivono milioni di cittadini di Roma e della sua provincia”.

Tre le ragioni della protesta. “La prima che poi le sintetizza tutte – precisa Crucianelli – e che siamo contro il deposito e vogliamo l’ultima parola; la seconda è la vicinanza con Roma che aggraverebbe il bilancio di eventuali incidenti; la terza è che una discarica inquinerebbe anche le acque cosiddette superficiali, comprese quelle termali. Dobbiamo sensibilizzare il Comune di Roma sul fatto che il nostro è anche un problema loro”.

Alla conferenza di palazzo Gentili sono presenti anche la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, il presidente della Provincia Alessandro Romoli, il vice sindaco di Corchiano Pietro Piergentili. “Noi come Comune capoluogo – assicura la prima cittadina di Viterbo – siamo in prima linea in questa battaglia e non staremo a guardare. Perché è una battaglia di territorio e di futuro”. “La Provincia – garantisce Romoli – farà la sua parte, anzi la stiamo già facendo. Abbiamo preparato una documentazione puntuale che produrremo il mese prossimo e che attesta come il dissesto del territorio è fondato su dati tecnici”. Il deposito radioattivo – sottolinea il vice sindaco di Corchiano Piergentili – è una sciagurata idea che interessa la sicurezza e la salute pubblica dell’intera collettività, non esclusivamente viterbese”. Tanto è vero che il Consiglio Comunale di Roma ha votato all’unanimità il sostegno alla lotta dei cittadini della Tuscia.

La manifestazione di sabato 20 giugno scatterà nella Capitale alle 9.30 presso lo scalo De Pinedo sul lungotevere Arnaldo da Brescia, vicino alla sede Fondazione Mare Vivo ETS; intorno alle 11.00 arrivo dei battelli nei pressi di piazza Belli e gli interventi finali.

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