Veglia per la Pace: il Papa invita tutti, non solo i credenti

Di don Gianni Carparelli

Una delle poche voci degne di essere ascoltate è quella del Papa Leone XIV. I suoi continui richiami alla “Pace” sono di una verità profonda che nasce dal desiderio vero della Pace, non da ricerche di applausi per le foto. Mi permetto di ricordare la “Veglia per la Pace”  dell’11 aprile alla quale il Papa invita tutti, non solo i credenti. Credere e cercare la pace non è un credo religioso, ma un grido umano che si innalza dalle tombe di chi soffre e muore. Le scenate pseudo-religiose che vengono diffuse dai media, e non entro nei dettagli, hanno nulla a che vedere con Dio e con la spiritualità. Sono una farsa indecorosa e indegna. “Vedo leaders che giocano a scacchi sulla pelle dei poveri… La guerra non è una opzione politica, è un suicidio assistito dell’umanità…”, sono espressioni del Papa in diverse occasioni recenti. E l’invito a “pregare” per la pace non è per dire a Dio cosa deve fare per noi. Pregare ha un significato molto più vero e profondo. Pregare è entrare in dialogo con “Altro” e farsi ponte operando nella realtà la nostra fede, iniziando dalla propria vita. Uno dei vocaboli usato nella tradizione biblica per indicare il pregare è “Lahitpalèl” (לְהִתְפַּלֵּל) e descrive il pregare come trasformazione interiore il cui significato non è un “chiedere a Dio” ma un “giudicare se stessi”, suggerendo una prospettiva differente e incarnata nella realtà, non campata per aria. “La preghiera non cambia Dio. La preghiera cambia chi prega” come dicevano i saggi ebrei, quelli veramente saggi. E come il fuoco trasforma l’offerta in fumo  che sale a Dio, così la preghiera deve bruciare l’egoismo per trasformare l’uomo in un essere spirituale”. Invito chi non apprezza un linguaggio religioso, di entrare nel significato a volte nascosto e di ammirarne il movimento e la dinamica. E invito noi credenti a credere con le maniche rimboccate, non solo incrociate. Chi sabato 11 aprile  nel tardo pomeriggio si unirà fisicamente o spiritualmente ai tanti che penseranno alla pace, sappiano che un pensiero spirituale che unisce i popoli è un seme che può generare un futuro migliore e non impossibile. Debbo ricordare il sogno di Martin Luther King e di altri: La Pira, Mandela, Madre Teresa, Papa Francesco… e tanti di ogni fede e credo?  Inviamo un grido silenzioso a chi gode quasi eroticamente nell’udire il rumore dei carri armati con i cingoli sporchi di sofferenza, che il paradiso lo possiamo costruire qui e non sognarlo altrove. E che di inferno ne abbiamo abbastanza per metterci dentro coloro che lo stanno costruendo. Allora: preghiamo per cambiare il mondo da quello che vediamo a quello che desideriamo. E la “PACE” non sarà un sogno onirico, ma un sogno in costruzione.

Foto: Fedeli di diverse etnie pregano insieme (@Vatican Media)

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