Una nuova agenda per la promozione della Tuscia dal Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio

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Ci sono agende che devono essere comprate entro il mese di ottobre per poter segnare nel modo più opportuno tutti gli impegni dei primi mesi dell’anno successivo. Ci sono altre invece che non hanno scadenze: se le aprite a metà gennaio siete ancora in tempo per registrare quello che avete già fatto e quello che dovete fare. E contemporaneamente potete godere le informazioni che vi offrono e le illustrazioni che le completano.

Le agende promosse dal Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio (nella foto) sono di quest’ultimo tipo. Siamo già alla quinta agenda con le stesse caratteristiche: una prima parte dove, per ciascun giorno dell’anno, sono stati inseriti i dati relativi alle persone che risultano nate in quella data, in uno degli anni dei secoli passati e che sono originari da uno dei paesi della Tuscia o che hanno operato e lasciato traccia del loro lavoro in questo territorio. Solo i dati essenziali come il nome e cognome, la professione, il luogo e la data di nascita e di morte.

Una biografia più ampia su di loro la si può trovare accedendo al portale www.gentedituscia.it, nella sezione “Biografie” e scorrendo l’indice alfabetico. E quando la loro attività ha riguardato in particolare il campo artistico si troveranno in quel portale anche rinvii ad alcune delle loro opere d’arte con le immagini relative.

Nel calendario vi sono una quindicina di giorni senza nomi di persone: in quelle date ancora non abbiamo trovato nessuno nato in quel giorno e allora abbiamo inserito nomi di famiglie illustri che hanno operato nel nostro territorio lungo l’età moderna.
Accanto a questo calendario dei personaggi della Tuscia, a partire dal 2024, nelle nostre agende è stato aggiunto una sorta di almanacco che, anno dopo anno, ha riguardato una categoria particolare di persone: nel 2024 è stato l’ “Almanacco di medici, veterinari e levatrici della Tuscia tra Unità d’Italia e Repubblica (1870-1947)”; nel 2025 c’è stato l’”Almanacco dei Sindaci e Podestà dell’Alto Lazio tra Unità d’Italia e fine del Fascismo”; nel 2026 l’Almanacco ha riguardato “I vescovi nella Tuscia tra Unità d’Italia e la Seconda guerra mondiale”. E anche di questi personaggi i dati biografici erano tratti dal portale www.gentedituscia.it già ricordato.

Queste agende hanno l’obiettivo di far conoscere la Tuscia attraverso la biografia delle persone che vi sono vissute e vi hanno operato: certo i papi, i cardinali, i vescovi, i principi e i marchesi ma anche gli artisti, i letterati, gli scienziati, i viaggiatori, i preti, i medici, i commercianti, le ostetriche, i generali e i decorati di medaglie al valor militare, gli sportivi e i musicisti, gli artigiani e i contadini, i santi e i briganti. Tutti, perché tutti loro, ciascuno per la sua parte, hanno contribuito a fare della Tuscia quella che è.

L’Agenda 2026 – da poco uscita per l’editore Settecittà di Viterbo – si può trovare presso il Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio, nella sede del CEDIDO a Palazzo papale.
Quest’anno, come detto, l’Almanacco è stato dedicato ai vescovi che hanno governato le diocesi dell’Alto Lazio tra l’Unità d’Italia e la Seconda guerra mondiale. Perché i vescovi? In un secolo di radicali trasformazioni dal punto di vista politico (l’Unità d’Italia), religioso (la fine del potere temporale della Chiesa cattolica e due Concili ecumenici), economico (il passaggio da un economia agricola ad uno sviluppo del paese grazie alle industrie e ai commerci), culturale (la crescita dell’istruzione scolastica e l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione di massa) e infine demografico (il raddoppio della popolazione e la sua concentrazione nei poli urbani) l’attenzione è stata dedicata alle figure e al ruolo dei vescovi nelle Diocesi del nostro territorio proprio pensando al ruolo che hanno svolto nella società civile e religiosa dell’Alto Lazio in quel arco di tempo.
Il ruolo, l’importanza di un vescovo nella società civile e nella comunità dei fedeli si è venuto modificando profondamente in quel secolo di storia: si può far coincidere i termini del periodo storico considerato con il Concilio Vaticano I° e con il Concilio Vaticano II° e si coglie immediatamente quante cose sono cambiate nella Chiesa cattolica e nella interpretazione del ruolo del vescovo in una Chiesa che si sta rapidamente trasformando sotto i colpi della secolarizzazione e sotto le spinte di nuovi movimenti ecclesiali che troveranno pieno riconoscimento anche nel Concilio Vaticano II.

Le biografie sono disposte seguendo l’ordine alfabetico delle diocesi: da Acquapendente a Viterbo-Tuscania. Una prima annotazione che emerge dalla lettura di quei testi biografici è che fin quasi alla fine dell’Ottocento i vescovi della Tuscia sono di provenienza dalle regioni dell’antico Stato pontificio: erano cioè sacerdoti che si erano formati prima dell’Unità d’Italia e, come vescovi, rappresentavano forse una garanzia, una protezione al Papa, prigioniero dentro le mura del Vaticano. A partire dal pontificato di Pio X sono originari in prevalenza dalle regioni del nord, Lombardia in primo luogo. E questo ha significato molto anche per le diocesi della Tuscia dove sono stati trapiantati sistemi di governo, mentalità ed esperienze spesso più dinamiche ed innovative rispetto a quelle che avevano segnato la storia delle diocesi laziali nei decenni precedenti.

L’augurio è che queste pagine sui vescovi della Tuscia nei decenni tra l’avvento dell’Unità d’Italia e la Seconda guerra mondiale sia di stimolo per nuove e approfondite ricerche su quelle personalità e soprattutto sulla vita della Chiesa in quelle diocesi.
Questo è il contributo che il Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio offre a tutti noi per una migliore e più approfondita conoscenza del nostro territorio ed è uno strumento di promozione della conoscenza della Tuscia per coloro che vengono a visitarci.

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