ISS Orioli, la nuova dirigente Federici: “Ce la metterò tutta per una scuola che sappia innovare senza perdere le proprie radici”

di Luciano Costantini

Maria-Federici

Capelli grigio cenere, striati da candide venature; occhialini con lenti tonde pince-nez; tra le dita una grossa matita rossoblù; abbigliamento sobrio dai colori possibilmente spenti. Lo stereotipo della preside degli ultimi anni del secolo scorso è bello che pronto. Bene, niente a che vedere con la dirigente di oggi. A cominciare, appunto, dall’appellativo di massima autorità di istituto. Maria Federici, origini tarquiniesi, della “Signora preside” ha poco o nulla: acconciatura bionda ben curata, computer poggiato sulla scrivania, maglioncino girocollo nero in tinta con giacca in pelle, jeans. Dal primo settembre scorso è “Dirigente Scolastica” dell’Istituto di Istruzione Superiore “Francesco Orioli” di Viterbo. Circa 1.200 studenti per 53 classi, con una media di 20 alunni per classe divisi tra Liceo Artistico e i vari indirizzi professionali: meccanico, agrario, moda, socio sanitario.Include alunni con disabilità. Succede alla “reggente” Monica Cavalletti e a Simonetta Pachella, figura storica dell’istituto. Un passato, Maria Federici, da docente di inglese, interprete e traduttrice, giornalista. Nel 2019 ha diretto un istituto comprensivo a Verona, poi due anni fa lo Stendhal di Civitavecchia. “Ora siamo qui, all’Istituto Francesco Orioli. Indirizzi diversi, ma un’anima comune”, sottolinea. “E’ chiaro che ci siano iniziative specifiche in sinergia con tanti soggetti della realtà in cui viviamo. Per esempio, abbiamo collaborato con il Tribunale per l’installazione di pannelli per la sezione Minori, poi un allestimento per la prima edizione dell’Agriday Orioli”.

Maria Federici

Come si fa tenere insieme meccanica, moda e agrario?

“Perché siamo un istituto unico con progetti che hanno un loro filo comune. Tengo, proprio per questo, a sottolineare che non siamo un istituto onnicomprensivo, ma un istituto con diversi indirizzi. Faccio un esempio, il Cardarelli di Tarquinia, dove io ho studiato, ha il tecnico agrario, l’economico, il liceo tradizionale, il liceo scienze applicate, ma non è onnicomprensivo. C’è una netta differenza tra le due entità”.

Oggi lei è preside, prima ha svolto diverse attività, soprattutto come interprete. E’ stata una scelta precisa quella di passare alla scuola?

“No, è avvenuto quasi per caso. Ho lavorato dieci anni al ministero degli Esteri con contratti a tempo determinato. Poi, nel 1999-2000, uscì un concorso per l’insegnamento. Una collega mi spronò a farlo mentre io non ci pensavo per niente. In poche parole, presentò la domanda a mio nome. Così, nel 2005, mi chiamarono ad insegnare. Ed ora eccoci qua”.

Pentita?

“No, mai. E poi devo essere sincera, da insegnante ho avuto un tipo di rapporti, da dirigente è stata un’altra cosa”.

Con gli studenti come va?

“La scuola è cambiata negli ultimi anni perché evidentemente sono cambiati gli studenti. Un identikit? E’ difficile perchè molto complesso e si basa spesso sull’indirizzo di studio. Certo, in generale, rilevo una maggiore fragilità psicologica, dovuta a un cambio generazionale, genitoriale, e all’uso dei social da cui c’è totale dipendenza”.

Nella sola Viterbo cinque istituti superiori e ateneo, glieli cito: liceo classico, due licei scientifici, Paolo Savi, istituto Orioli, e università degli studi, sono gestiti da dirigenti donne. Come giudica questo cambiamento full roses?

“Intanto stiamo dimenticando gli istituti comprensivi dove la presenza femminile è assai rilevante tra i docenti. Penso che il ruolo di insegnante oggi probabilmente non è più appetibile tra gli uomini. Credo che ci sia stato soltanto un cambiamento del paradigma sociale”.

Lei dirige l’Orioli da poco più di due mesi. Ha già in testa dei progetti?

“La priorità è la continuità con la gestione di chi mi ha preceduto. E poi è giusto affidarsi a chi c’è stato prima di te, perché io non conosco ancora bene l’ambiente e le dinamiche dell’istituto. Diciamo che sono in una fase di studio. Intanto stiamo cercando di dare impulso ai nuovi indirizzi, come l’agrario. I docenti sono giovani e lavorano tutti con grande entusiasmo e questo vale per tutti gli indirizzi. Vorrei portare qualche esempio: abbiamo realizzato un documento con dei moduli attraverso i quali gli insegnanti possano segnalare eventuali fenomeni di bullismo. Abbiamo organizzato lezioni contro la violenza di genere. Stiamo lavorando a un progetto della ceramica non ceramica. La prossima settimana ne partirà uno specifico sull’inclusione insieme a un gruppo di studenti. Andremo a Madrid dove la scuola spagnola ci metterà a disposizione un teatro per uno spettacolo con i nostri ragazzi, alcuni dei quali con particolari fragilità. Abbiamo l’esperienza Erasmus del quinto professionale. Gli studenti delle classi quinte andranno un mese in Spagna per un’esperienza scuola-lavoro. E ancora, un viaggio di istruzione nell’Agro Pontino. In poche parole, cerchiamo di esportare e importare le buone pratiche.

Il sogno di Maria Federici, insegnante di inglese, interprete, dirigente scolastica e giornalista?

“Non è facile rispondere. L’obiettivo prioritario è quello di mantenere alto il livello di questa scuola. Sarà un compito impegnativo, ma sicuramente ce la metterò tutta, parola di dirigente”.

(Nella foto al centro la Dirigente in un momento dell’intervista)

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