Che cos’è la piazza? Un luogo dove storia, architettura e cultura si fondono e assumono il fulcro della vita urbana, affermando l’identità di un popolo e rafforzandone l’unità. Da questa deduzione si concretizza il progetto: Val Teverina -Piazza. La tua storia
La piazza non è una roba da vecchi nostalgici o da paesi persi nel tempo. È il vuoto centro di tutto, lo spazio aperto che da sempre mette insieme vite, storie, conflitti e sogni. Dal greco platýs, che significa “largo”, “ampio”: è il luogo dove la comunità si allarga, si allunga, si fa vedere. La piazza è ancora un respiro urbano. Una parentesi collettiva.
In Italia, e nella Teverina le piazze sono state per secoli la macchina sociale del territorio. Era lì che la comunità vendeva ed acquistava prodotti, si imparava ad andare in bicicletta, si parlava di ideali, si protestava, si giocava, litigava, ci si amava e si cresceva. Le piazze sono state mercato, palco, confessionale, tribunale, sogno: tutto ruotava intorno a quel perimetro aperto. Sono luoghi vuoti che ci auguriamo restino tali perché è il vuoto che lascia spazio alle relazioni, che crea un’abitabilità continua nel tempo, costante. Un sistema aperto che non necessita di grande progettualità, ma che ospita e si adatta, si ricrea, contiene.
C’è un modo di dire della nostra zona che descrive bene quel vuoto immaginario, ed è “stare alla balocca”. Abbiamo chiesto all’intelligenza artificiale di spiegarci il significato e ci ha detto che “stare alla balocca” significa essere nel “Paese dei Balocchi”, vivere fuori dalla realtà, in modo leggero e spensierato.
Poi l’abbiamo chiesto a chi le piazze le ha vissute per tutta la vita, e ci hanno confermato che “baloccare” – come la parola stessa suggerisce – significa trastullarsi, vivere il tempo senza essere produttivi, sedersi sui muretti con i piedi che non toccano terra, respirare l’aria degli altri e aspettare che il tempo passi. E noi non ci vediamo niente di sbagliato. Stare alla balocca non è solo oziare: è abitare il tempo.
Con il digitale, la velocità dell’algoritmo ed i feed pieni di storie straordinarie che assorbiamo quotidianamente, ci stiamo dimenticando di quelle ordinarie, quelle delle nostre comunità – dei nostri vicini, di chi tiene ancora la porta spalancata, di chi ci ricorda che l’abitazione è uno spazio chiuso, ma che la vita è fuori. Le piazze crescono i bambini e le prospettive. Sono luoghi vuoti che attendono l’inatteso.
Il progetto Val Teverina (@valteverina su instagram), che ha come obiettivo la valorizzazione del nostro territorio, parte proprio da qui: da chi vive queste terre, da chi vuole raccontare la propria piazza, quella che conosce, quella che ama o quella che sogna. Su questa mappa digitale si raccolgono storie, ricordi, fotografie di ogni angolo di piazza, per farli diventare un patrimonio collettivo.
Pensiamo che la promozione del territorio non parta dai grandi eventi o dai proclami, ma da chi lo abita ogni giorno, da chi conosce le sue pieghe e le sue potenzialità, perché una piazza non è mai solo un luogo: è un tempo condiviso. La cosa più preziosa che abbiamo.
Chiunque può aderire: abitanti, ex abitanti, viaggiatori, fotografi, studenti, chi passa per caso e chi resta per scelta.
Le storie raccolte andranno a comporre una mappa digitale emozionale delle piazze della Teverina, visibile sul sito, in continua evoluzione. Un archivio vivo da cui far nascere progetti culturali, percorsi turistici, installazioni o semplicemente nuovi incontri.
Claim
Qual è la tua piazza? Raccontacela.
Partecipa anche tu al progetto: Piazza. La tua storia.
👉 valteverina.it/piazza-latuastoria



























