Evidentemente tanto ideologici, come ci hanno descritto gli amministratori locali, non lo siamo, visto che qualche giorno fa l’assessore ai Lavori Pubblici e alle Infrastrutture della Regione Lazio, Manuela Rinaldi, ha presentato la nuova tecnologia per abbattere l’arsenico sviluppata dal CNR senza riportare che questa proposta e il contatto fornito alla Regione proviene proprio dall’Isde, Associazione Medici per l’ambiente, e dal Comitato Non ce la beviamo.
Ne avevamo parlato all’ultima iniziativa pubblica: si tratta di una membrana bioispirata in grado di legare l’arsenico sia trivalente che pentavalente eliminandolo per oltre il 99%.
Consuma poca energia, non toglie minerali utili per la salute e può portare enormi vantaggi rispetto ai costi di gestione dei dearsenificatori.
Abbiamo sempre sostenuto che le soluzioni per rifornire di acqua potabile e salubre i cittadini esistono, abbiamo contribuito a portare diverse proposte, ma non abbiamo mai ricevuto la dovuta attenzione o riscontrato una reale volontà politica di intervenire per risolvere questo problema.
Ora non si può più attendere, la popolazione della Tuscia ha già pagato troppo in termini di salute e di “tasche” senza ancora poter disporre di acqua sicura.
Chiediamo che si finanzi immediatamente questo progetto e si proceda anche a mappare nella nostra provincia le falde superficiali prive o a basso contenuto di arsenico, come prevede lo Studio del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università degli Studi della Tuscia.
Riteniamo inaccettabile che, in assenza di dibattito nei consigli comunali, si preveda invece di finanziare il progetto di Acea di raccordo col Peschiera (nella foto) che costerà centinaia di milioni di soldi pubblici, una infrastruttura che avrà un forte impatto sull’ambiente e che se tutto andrà liscio sarà pronta almeno tra un decennio.
La Tuscia è una delle province più ricche di risorse idriche, non occorre fare oltre 100 km di conduttura per portare l’acqua dalla provincia di Rieti, mettendo a rischio con ulteriori captazioni i fiumi del reatino già abbondantemente sovrasfruttati per rifornire Roma.
A nostro giudizio il progetto del raccordo del Peschiera viaggia di pari passo con la privatizzazione del servizio idrico nella Tuscia, come dire “tutte le strade portano ad Acea”. Ciò che ci suona strano è che, quando si parla di progetti realizzati da Enti pubblici come Università o CNR, i soldi non ci sono mentre, quando si tratta di darli ad Acea, non mancano mai.
Non siamo sudditi, siamo cittadini, e pretendiamo che le decisioni sul nostro servizio idrico siano discusse nei luoghi istituzionalmente preposti, insieme ai cittadini e ai comitati che si battono per avere acqua pubblica e buona da bere, e non calate dall’alto secondo logiche privatististiche e speculative.
Comitato Non ce la beviamo


























