Tarquinia Etrusca: Porta Romanelli

Al margine di argentei uliveti scintillanti crescono mirti selvatici e lentischi, germogliano rigogliosi rosmarino, lavanda ed eucalipto, che colmano l’aria dei loro effluvi, mescolando il loro all’odore aspro di pini e cipressi” (Werner Keller, La civiltà etrusca).

Porta Romanelli

Porta Romanelli a Tarquinia è immersa in uno dei paesaggi più belli del Lazio.

Porta Romanelli è una porta che ci racconta la storia e le storie che ruotano da secoli intorno alla cosiddetta “Civita”, quella che fu la città etrusca, là dove avvenne la “rivelazione” dell’Etrusca Disciplina, con il Giovane-Vecchio Tagete spuntato all’improvviso da un solco nel terreno, davanti agli occhi stupefatti di un contadino che arava.

Porta Romanelli ha in se stessa una serie di elementi che rimandano al Vicino Oriente, quell’Oriente che ad un certo punto della storia del Mediterraneo, invase tutti con la sua cultura (VIII-VI secolo a.C.).

 

Tarquinia e l’Etruria interna

A ridosso del settore settentrionale della grande cinta muraria fortificata si apre una delle porte di accesso alla città etrusca, conosciuta come “Porta Romanelli” che metteva in comunicazione Tarquinia con i territori dell’entroterra, attraverso quell’importante percorso che, attraverso la Valle del Marta, conduceva al cuore dell’Etruria interna. La cinta fortificata ai lati della porta è formata da due cortine di conci squadrati con riempimento interno di sassi e terra: la tecnica “a telaio”, realizzata con pilastri portanti di blocchi squadrati, alternati a pannelli di pietrame a secco.

 

Porta Romanelli e il Vicino Oriente

La tecnica dei muri “a telaio” che caratterizza Porta Romanelli è introdotta in Etruria dal Vicino Oriente antico fin dal primo quarto del VII secolo a.C. Si tratta di un’opera muraria con una tessitura di pietrame irregolare contenuta da pilastri: una tecnica che, insieme allo spessore dei muri, contribuiva a dare imponenza e solidità alla costruzione. I muri poggiavano o su roccia o su degli interri.

 

Tali muri risultano dal punto di vista costruttivo ispirati dai murs à pilier del Vicino Oriente, una tecnica probabilmente diffusa dai Fenici nel Mediterraneo occidentale.

 

Le porte urbiche della Civita etrusca

Ma Porta Romanelli non era l’unica porta di accesso e numerose erano le porte urbiche dell’antica città etrusca di Tarquinia. Il tracciato delle mura proposto da Romanelli è di circa 8 km e include al suo interno (per un’estensione complessiva di circa 135 ettari) oltre Pian di Civita e Pian della Regina, sedi accertate dell’abitato etrusco e romano, anche il vicino colle della Castellina.

COME ARRIVARE

Arrivare all’area archeologica dell’Ara della Regina, lasciata la macchina nel parcheggio si procede a piedi lungo lastra bianca.  Superata l’Ara della Regina si prosegue verso il casale a destra, si oltrepassa il casale e si procede per qualche metro fino Porta Romanelli segnalata da segnaletica.

Per approfondire

https://archeotime.com/2015/03/11/tarquinia-etrusca-porta-romanelli/

 

Francesca Pontani – www.francescapontani.it – Archeologa del comitato scientifico del Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano. Egittologa, conoscitrice di lingue antiche come i geroglifici, la lingua sumerica e accadica, la lingua etrusca, lavora nel mondo del web. Nel blog e sul canale YouTube ArcheoTime sono visibili le sue camminate archeologiche on the road. Innamorata della comunicazione e della scrittura, guiderà i lettori di TusciaUP nella conoscenza del nostro territorio attraverso Tour di Archeologia in Tuscia.

foto Francesca Pontani

 

Nel prossimo articolo il 5 luglio andiamo a Bolsena

 

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