Rotelli: “Innovare ed internazionalizzare, la doppia sfida per l’agricoltura del futuro”

Nei giorni scorsi, ho ricevuto il documento politico di Coldiretti indirizzato ai candidati alle prossime elezioni politiche. Un documento che fa il punto sullo stato dell’arte degli interventi a sostegno dell’agricoltura a livello nazionale e che, visto il peso che il comparto ha nel Lazio e nella nostra provincia, sollecita ad una risposta puntuale sulle questioni irrisolte che solleva.
Dico subito che ne condivido l’impianto e gli obiettivi di massima.
Al centro della proposta nazionale di Fratelli d’Italia c’è la difesa delle produzioni italiane: produzioni d’eccellenza che soffrono della concorrenza sleale di molti paese europei ed extraeuropei e di una normativa internazionale che non tutela i prodotti agricoli e la loro tipicità.
Insieme alla difesa delle produzioni, abbiamo immaginato un pacchetto di proposte che vanno dagli incentivi a sostegno del chilometro zero alle azioni positive per il contenimento dell’uso di sostanze chimiche nella produzione con l’obiettivo di una sempre maggiore ecosostenibilità del comparto.
Volendo scendere nel dettaglio di quanto avviene nel Lazio, dire agricoltura significa parlare di 100mila imprese e 45mila addetti.
Significa parlare di produzioni d’eccellenza: dai kiwi dell’Agro Pontino alle nocciole dei Cimini; dai vitigni autoctoni all’olio extravergine di Canino per finire coi tanti DOP regionali. Significa parlare di piattaforme logistiche di importanza sovraregionale e di centri di innovazione come il CREA e l’Istituto Zooprofilattico.

Per quanto riguarda la Tuscia, le imprese agricole sono poco meno di 12mila, dato che corrisponde al 36% di tutte le imprese del viterbese, a dire del valore e dell’importanza del settore nell’economia locale.
Tutte risorse, quelle appena dette, che permettono un ruolo da protagonista a un comparto che diviene sempre più cruciale per la sostenibilità dello sviluppo.
Basti pensare alle trasformazioni culturali che portano i cittadini a un consumo sempre più consapevole; a ricercare prodotti di prossimità, tracciabili, sani e genuini. Ai cambiamenti climatici, che chiedono un uso più responsabile del territorio e delle colture. All’innovazione tecnologica, sempre più strategica, anche e soprattutto, in un mondo, come quello agricolo, in profondo cambiamento.
Ad oggi, sia il Governo nazionale sia la Regione Lazio hanno mancato molti di questi obiettivi.
Penso, in particolare, per quanto riguarda la Regione, a tre questioni: i ritardi nella operatività delle misure messe a bando a valere sul PSR 2014/20; la mancanza (al contrario di quanto accaduto in Toscana ed Emilia Romagna) di incentivi alla internazionalizzazione delle imprese agroalimentari che rappresentano la vera occasione per incorporare valore aggiunto alle produzioni locali e la mancata attivazione dei GAL a oltre due anni dalla pubblicazione del bando.
Tre questioni che segnalano la necessità di una fortissima e radicale inversione di tendenza nelle attenzioni dei soggetti istituzionali nei confronti degli agricoltori e degli allevatori.
Aggiungo, prima di chiudere, una nota che so che sta a cuore a tutti gli operatori del settore: dobbiamo lavorare per ripristinare la sostenibilità’ di sistema per quanto riguarda la fauna selvatica, sia per numero sia per specie, con l’obiettivo di proteggere le colture e qualificare il nostro territorio.

È questa la sfida che abbiamo davanti: anticipare i cambiamenti, accompagnare il settore nell’affrontarli, aiutarlo a cogliere le potenzialità delle trasformazioni in corso a partire da una visione del futuro della nostra terra che faccia dell’innovazione e del fare sistema i due assi intorno a cui consolidare i segnali di crescita che si registrano a livello internazionale.

Mauro Rotelli candidato all’uninominale collegio di Viterbo
Forza Italia – Fratelli d’Italia – Lega – Noi con l’Italia-Udc

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