Perché vento significa vita

Luciano Pasquini

Fedele al suo cognome Hunt, Nick si mette in caccia, intraprendendo un viaggio sulla scorta dei punti cardinali, seguendo il corso di quattro grandiosi venti selvaggi. Ne nasce un libro “Dove soffiano i venti selvaggi” edito da Neri Pozza, collana “Il cammello Battriano” diretta da Stefano Malatesta, viaggiatore e scrittore, ci offre attraverso il libro di Nick Hunt un’insolita prospettiva sulla letteratura di viaggio e al tempo stesso innovativa. Inseguire i venti, cercarli, aspettarli, parlare con le genti che vivono lungo la loro traiettoria, osservare il paesaggio circostante come nel corso del tempo è stato plasmato da queste forze antiche, cosi come la costruzione e l’orientamento delle case, o il lato dove gli alberi si sono incurvati, al pari del carattere delle persone che convivono con questi quattro venti: L’Helm, un vento potente che soffia da nord dell’Inghilterra, sulle cime dei Pennini, che formano la catena più importante del paese è capace quando si riversa nelle valli sottostanti, distruggere tutto quanto incontra, L’Helm al primo tentativo gli sfugge, nonostante i preparativi e i dati meteo che ne prevedevano l’arrivo, soltanto alla fine del libro quasi a voler chiudere un ciclo riesce ad avvicinarlo. La Bora vento terribile dell’adriatico che soffia impetuoso attraversando la Slovenia e la Croazia cambia nome, al suo passaggio ma resta un elemento che caratterizza quei luoghi, dando vita nella città di Trieste ad un insolito museo, dedicato alla Bora. Il Fohn vento caldo che domina le valli alpine quando l’inverno volge a primavera, pericoloso per le valanghe che mette in movimento, Il Mistral detto anche il “vento della follia” tale da far scrivere sentenze più miti se il delitto veniva compiuto nei giorni dove flagellava le città del mediterraneo, diede certamente un contributo alla follia di un grande pittore come van Gogh che quando soffiava impetuoso bloccava il cavalletto a terra con dei paletti, pur di poter dipingere in quel turbinio di energia che gli ruotava intorno. Al termine della lettura del libro, il merito di Nick Hunt è senza dubbio di aver cambiato la nostra percezione dei venti e senza dubbio la percezione di noi stessi.

“Le camminate mi hanno portato da un solitario rifugio sui monti in mezzo alla brughiera fino a una vetrina di venti imbottigliati nei vicoli di Trieste, da un’ululante tormenta sui Balcani alla pietrosa desolazione dell’unica steppa dell’Europa occidentale. Sono stati dei percorsi tra i venti selvaggi, ma anche tra scenari altrettanto selvaggi e tra la gente che li abita; sono stati, inevitabilmente dei percorsi dentro me stesso.”

“Ma ogni viaggio ha una sua logica, per quanto invisibile. Ogni viaggio, sono arrivato a capire, è l’atto di seguire qualcosa: che si tratti di una costa, un’antica migrazione, una rotta commerciale, un confine, i passi di qualcun altro.

Perché vento significa vita, come dimostrano i termini “spirare”, “respiro” e “spirito”, uguali in molte lingue. E inseguire il vento vuol dire, pertanto, inseguire se stessi.
Un libro consigliato a chi è alla ricerca di un paesaggio umano e naturale sempre mutevole.

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