Pecore elettriche e sogni cyberpunk: il futuro passa dai sogni di Philip Dick

Diego Galli

Cosa ci rende umani? Philip K. Dick provava a rispondere a questa complessa domanda già nel periodo del secondo dopoguerra, durante una Guerra Fredda che ancora oggi proietta la sua ombra atomica sul nostro domani. Ribelli, visionari, virtualità e fantascienza sono le tematiche che il complicato scrittore ha poggiato in quegli anni sul piatto della bilancia della letteratura, utilizzando una chiave che potremmo definire pop, distante dalla scienza fantastica di altri autori come il grande Isaac Asimov.

Oggi, a oltre trent’anni dalla scomparsa del padre, Isa Dick Hackett vede finalmente realizzato quel suo sogno di trasporre in formato televisivo alcuni dei racconti brevi più noti del celebre scrittore. La serie Philip Dick’s Electric Dreams, disponibile su Amazon Prime Video, è ideata e prodotta da Ronald D. Moore e Michael Dinner e vede la partecipazione di un cast davvero stellare. Da Richard Madden (Game of Thrones) a Bryan Cranston (Breaking Bad), passando da Anna Paquin (True Blood) e Vera Farmiga (The Departed, The Manchurian Candidate), ognuno degli attori riesce a indossare perfettamente la maschera voluta da Dick per i suoi personaggi, facendo calare lo spettatore in panni comodi e facili da vestire.

Amore tra donne, uomini e alieni, mutanti e “normali”, incroci genetici e non. Ognuna delle barriere del razzismo viene infranta, addirittura sbriciolata, dalle trasposizioni degli scritti del visionario autore. I problemi, per Dick, sono assai più alti e filosofici. Cosa ci rende umani? A cosa porterà questo crescente eccesso di controllo e sicurezza? Cosa impedirà alle macchine e alle multinazionali di devastare il mondo? Le Intelligenze Artificiali saranno il vero futuro della mortale razza umana? Viviamo tutti all’interno di una realtà virtuale? Sono queste le domande con le quali la serie Electric Dreams prova a risvegliare la nostra psiche affetta da atarassia, ormai indifferente a qualsivoglia meraviglia, e il trucco per attirare senza stancare è quello di episodi autoconclusivi e indipendenti. Le uniche interconnessioni sono quelle date dai valori e dai temi, una pratica che abbiamo già visto funzionare ottimamente con Black Mirror, e che riesce laddove lunghissime serie senza fine falliscono miseramente.

Con questo ritorno alle argomentazioni fantascientifiche e dal sapore di un cyberpunk retrò, il 2018 si apre all’insegna della tecnologia e del futuro. Prossimamene, seguiranno altre serie che ci aiuteranno a riflettere sul valore della vita e su un possibile connubio con la tecnologia. Per esempio, dal 2 febbraio, su Netflix, sarà disponibile Altered Carbon, fiction televisiva che ci mostrerà un futuro hi-tech dove “la morte può attendere”  e, in primavera, giungerà a noi la seconda stagione di Westworld, altra serie televisiva che vuole mettere alla prova il pubblico, illustrando un mondo dove “le macchine” stanno acquisendo una coscienza pari a quella umana.

Mentre attendiamo questi distanti ma plausibili orizzonti, torniamo a sognare pecore elettriche con Philip K. Dick e le sue oniriche visioni, in questo presente che guarda al passato e al futuro in maniera inquieta, tra rinnovati estremismi, minacce atomiche e realtà virtuali più invitanti del mondo materiale.

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