Marco Luciani non era della banda

Chiara Mezzetti

Si può fare gruppo e andare lontano, si può essere squadra e trovare forza nell’unione, poi si può essere banda. Non c’è bene, non c’è male, c’è un stare insieme che supera i limiti della ragionevolezza, che ti unisce e ti isola, ti supporta e ti annulla, Chiara Mezzetti ci porta tra loro…. Buona lettura 

«Marco Luciani non era della banda. Non c’entrava. Era lì per caso. C’era un posto in macchina e lui è salito. Quindi non chiedete a me. Al massimo a Tony, che c’era amico dalle elementari, amico, intendo, nel limite in cui si possa essere amici con uno stronzo come Tony. Il resto del paese e quindi del mondo conosceva Marco solo di vista.

Era pure entrato in Marina, che ci si poteva spartire noi della banda?! Quando parlo di Luciani parlo per impressioni. E l’impressione era di un bravo ragazzo, uno di quelli che se ne stanno in mezzo al mondo e fanno il loro dovere a testa bassa. Uno di cui ti puoi fidare. Che non riesce nemmeno a stare sul cazzo a qualcuno.

Ogni tanto Tony se lo portava dietro, questo sì, ma non significa che fosse della banda, e credo non gliene fregasse niente. Stava con noi per Tony.»

«Potrebbe ricostruire con precisione i fatti avvenuti la sera del 30 dicembre 2017?»

«Niente…Mi passa a prendere a casa il Grillo perchè il venerdì si va a Viterbo…e…»

«Scusi, per “Grillo” intende?»

«Enrico De Paolis, staccato»

«Bene. Prosegua…A che ora è passato De Paolis?»

«Ma più o meno le 21.30…Poi il Grillo è sempre in ritardo, quindi ti dice 21.30 poi magari arriva alle 22.00…Mi passa a prendere e andiamo in piazza a recuperare il resto della banda. E Tony s’è portato pure Luciani. Allora Tony e Luciani si mettono dietro, io e il Grillo, che guida, davanti»

«A noi non risulta»

«Sì, perché siamo saliti così, poi però il Grillo è andato in riserva. E siccome è tirchio, oltre che ritardatario, ci siamo fermati e abbiamo messo un euro per uno. Mi è toccato scendere per fare rifornimento al self service ché stavo davanti e quindi toccava a me, e quando sono salito al posto mio ho trovato Luciani. Non ho fatto tante domande, non lo so perché ha cambiato, io ho preso e mi sono messo dietro. Penso che sia partita da…Tony…però boh non lo so…»

«Prosegua…»

«Eh, allora prendiamo la Cassia. Il Grillo…De Paolis…cambia stazione di continuo perché non gli piace niente. Alla fine becca “Welcome to the jungle” dei Guns. Capirai, alza a tutto buco. Tony fa il verso della chitarra con le dita, il Grillo muove la testa su e giù davanti al volante. Un delirio. Io guardo Luciani e scoppiamo a ridere. Strano…Perchè era la prima volta che io e Luciani ci incrociavamo…E forse…»

«Va bene, signor Manetti, però ora non perdiamoci…Ricorda a quanto andavate?»

«Ma non lo so…Forte sì…Ma adesso i chilometri orari…»

«Glielo diciamo noi, l’autovelox ha segnato 170 km/h»

«Eh…»

«È quasi il doppio del limite…Ricorda se De Paolis avesse bevuto?»

«No…Non lo so…»

«A un certo punto siete tornati indietro, come mai?»

«Mentre andavamo, Tony, che ha la fissa per…Gli piace andare a rompere alle coppiette che si appartano, fa al Grillo “Non ti regge” e il Grillo “di che?” “Testacoda e torni indietro….Io abbasso il finestirno e gli strillo ‘ah zozzi’ “. Il Grillo non c’aveva voglia, ma Tony insisteva. Allora il Grillo ha girato tutta la manopola del volume e a ritmo ha fatto qualche giro con la testa. Ha gridato “If you want it you’re gonna bleed but it’s the price you pay” e ha tirato il freno a mano. La macchina ha fatto tre giri su se stessa e Tony rideva come un matto. Io gli sono rotolato addosso. E allora, in quel secondo preciso, ho pensato che era il momento più bello della mia adolescenza, forse della mia vita…»

«Quando ve ne siete accorti?»

«Quando la macchina ha smesso di girare. Ci siamo fermati, il Grillo ha abbassato la musica e ha fatto il medio a Tony, e lui sembrava che stesse avendo un attacco d’asma, perchè prendeva grosse boccate d’aria e gli lacrimavano gli occhi fortissimo, ma stava ridendo. Io mi tenevo la pancia, avevo il cuore a duemila e poi…»

«Vuole un bicchiere d’acqua?»

«No…Ce la faccio. Dicevo, il cuore a duemila. È partito il jingle della radio. Io ho pensato “la canzone è finita e nemmeno me ne sono accorto”. Butto un occhio sul sedile di Luciani. È vuoto. Il cuore, che sta decelerando verso una velocità normale, si blocca tutto insieme.  Guardo Tony. È bianco, sembra che tutto il sangue della testa gli sia precipitato fuori, che gli si sia spaccata una diga nel cervello e tutta la vita se ne sia fluita via lontana, in direzione dei due minuti appena passati. Il Grillo tiene la mano sulla leva dello sportello. Aspetta, poi apre…»

«Quando avete capito che era morto?»

«L’ha capito Tony. Penso che l’avesse capito già prima di scendere. Se lo sentiva…Luciani stava per terra, su un fianco. La testa divisa in due. Il sangue…e…Gli occhi spalancati, apertissimi. Tony tira fuori uno specchietto dalla tasca, ce l’ha sempre dietro, è in fissa con il ciuffo ha tutta una sua teoria di dimensioni e altezze, dico, tira fuori lo specchietto e glielo appoggia sotto il naso, ma il vetrino non si appanna. Gli tiene il polso, preme il pollice sulla vena. “Marco!” Ha la faccia tutta raggrinzita, i capillari dritti e grossi che sembrano di ferro gli escono dalla fronte. Sembra che tutta la faccia sia intasata di lacrime. Ma non lacrime normali, lacrime grosse, sode, dure. Che non riescono a uscire. Il Grillo passeggia nervoso avanti e indietro con le mani strette sulle tempie e non dice niente.»

«E lei?»

«Ho pensato solo “Marco Luciani non è della banda”. E mi è presa tristezza.»

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