Lo Scaffale/“L’Italia a scatti” ultimo libro di Giuseppe Matarazzo

“L’Italia a scatti” è l’ultimo libro di Giuseppe Matarazzo edito da Electa Mondadori è un’indagine fotografica e sociologica dell’Italia vista con l’obbiettivo dei più grandi fotografi italiani dal 900 fino ai giorni nostri quali: Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Chiaramonte, Francesco Cito, Mario Dondero, Franco Fontana, Mimmo Jodice, Giorgio Lotti, Pepi Merisio, Ferdinando Scianna fotografi che hanno percorso palmo a palmo il nostro paese ed hanno saputo cogliere quello che stava succedendo prima che andasse perduto. Giuseppe Matarazzo giovane giornalista, riesce a coniugare, cosa non per nulla semplice, le foto selezionate, con un testo che svela in qualche modo il pensiero e il sentimento di chi sta dietro la macchina fotografica, rendendoci consapevoli della potenza del mezzo espressivo a dispetto di una di “una fotografia che muore per eccesso di successo” leggi, rivoluzione digitale. Gianni Berengo Gardin grande fotografo che all’età di ottantasei anni riesce ancora ad aprirci gli occhi su quanto ci circonda, come le grandi navi da crociera che impattano sulla laguna, mostri alieni che si materializzano tra le calli Veneziane ci da un suo punto di vista originale su come leggere una fotografia. Mi riferisco al dialogo tra Ugo Mulas altro grande fotografo e Gianni Berengo Gardin: “ E mentre mi mostrava le sue foto io, una dopo l’altra commentavo: “bellissima” “bella, bellisima”. Finchè lui secco, mi richiamò: Se dici un’altra volta bellissima ti caccio via, perché mi offendi”. Ma che cosa devo dire allora? chiesi. Buona. Dire buona. Perché la foto bella può essere tecnicamente a posto, piacevole, però non racconta niente. La buona fotografia può essere mossa e sfocata, ma racconta, parla. L’importante e fare buone fotografie. E’ stato un grande insegnamento. La prima vera lezione di fotografia. Il libro è uno strumento efficace per riflettere e per capire dove stiamo andando.

Un ringraziamento alla Biblioteca Consorziale di Viterbo e al Commissario Paolo Pelliccia

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