Le maioliche del ‘400 dell’orologio della Torre dei Priori vanno finalmente al restauro

di Luciano Costantini

Non torneranno al loro posto originario, ma non resteranno più a marcire al buio, tra sporcizia e umidità in uno scantinato del museo civico. Magari in attesa di trasmigrare in una qualche nobile dimora di un qualche estimatore di cose antiche. Stiamo parlando delle maioliche policrome – un centinaio circa, ognuna quaranta per quaranta di dimensioni – che fino a cinquecento anni fa componevano il quadrante dell’orologio della torre civica di piazza del Comune a Viterbo. “Siamo riusciti a trovare nelle pieghe del bilancio una cifra adeguata per rimettere insieme tutti i pezzi e restaurarli”, afferma con una giustificata punta di orgoglio l’assessore al Patrimonio, Paolo Barbieri. I tempi di recupero naturalmente dipenderanno dall’approvazione dei conti comunali. L’operazione dovrebbe essere affidata ad un tecnico del restauro viterbese con il quale sarebbe già stato raggiunto anche l’accordo economico. Top secret identità e costi, ma si parla di qualche decina di migliaia di euro, comunque molti meno dei 40.000 necessari, qualche anno fa, per realizzare un’operazione che avrebbe portato al restauro stesso delle maioliche della torre dell’orologio in cambio del “prestito temporaneo” della nostra “Pietà” di Sebastiano del Piombo alla città di Forlì. Sponsor Banca Intesa. Alla fine non se ne fece nulla: la “Pietà” restò nel museo civico di Viterbo in bella evidenza, le maioliche nello stesso sito ma confinate in alcune cassette per verdure, all’interno di un oscuro e maleodorante sotterraneo. Unica accortezza di chi lì le ha depositate: numerarle sul retro nella speranza di una futura ricomposizione. “Una collocazione indegna evidentemente: per la città e per la storia di questi reperti. Salvo sempre possibili inconvenienti dell’ultimo momento, possiamo dire che il problema è in via di risoluzione”, sottolinea Barbieri. Le maioliche, sono datate intorno la fine del Quattrocento, tutte dipinte a mano e furono sostituite, all’indomani del parziale crollo della torre, da altrettanti pezzi, magari ben fatti ma con appena un pizzico di storia alle spalle.

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