Le Lucciole di Santa Lucia

Tredici dicembre Santa Lucia, tanti i proverbi che ricordano questo giorno: “Santa Lucia, il freddo per la via.” “Santa Lucia il freddo porta via” “la benedizione degli occhi”,  ancora fortemente sentita. Nel giorno di Santa Lucia la devozione popolare ne lega il culto al tema della luce, a cui rimanda il nome stesso della Santa. Il racconto di Annalisa Ferri ne evoca le lucciole. Buona lettura.
“Nella casa in mezzo alla vallata, protetta dai faggi del bosco,una lucina si vedeva in mezzo al gelo. Era la finestra di una cucina ancora accesa, ed in quel giallore si notava un puntino rosso :era il lumino acceso per santa Lucia. Nella notte più lunga dell’anno ,nella casa, l’atmosfera era fervente di attesa. La vecchia signora,orma sola da anni, aveva riposto provviste di legna ed in casa lavorava con i ferri grossi gomitoli di lana gli addobbi natalizi con cui avrebbe adornato i faggi che la proteggevano da anni, mentre nei cesti restavano noci e lavanda antica. Il camino acceso scoppiettava bruciando ciocchi di carpino ed abete,lasciando nella stanza profumo di resina e verso la canna fumaria danzavano ridacchiando infinite e sonore scintille di fuoco. Salivano verso il cielo freddo ed uscivano insieme al fumo denso e profumato per disperdersi nell’aria e verso i rami alti del bosco. Ancora saltellavano,ridevano, immerse nella notte lunghissima, girando attorno alle finestre accese, alle strade deserte ,attente a non avvicinarsi allo zampillare della fontana massiccia, attorno ai ruderi antichi senza piú iris e viole. L’eco delle risa da fanciullo risuonava ovattato e continuo ovunque le scintille passassero: curiose spiavano le finestre vestite di rosso per Natale, annusavano l’insistente odore lasciato dalla cottura pomeridiana dei biscotti allo zenzero,si nascondevano tra le cataste di legna protette dal gelo, scioglievano per gioco i cristalli posati sui fili d’erba e negli orti deserti. Correvano ridendo nel campanile della chiesa,attorno alla campagna muta, muovendola senza farle fare i rintocchi che erano prerogativa della notte santa,ma,entrando da una piccole fessura, illuminavano i personaggi del presepe allestito vicino all’altare. Da fuori un pellegrino vedeva quel gioco di lucine,quel danzare si scintille tra le candele ed i ceri accesi a contare le domeniche dell’avvento. Quel miracolo ridente avveniva sotto il buio della notte più lunga dell’anno, quando il nero delle tenebre copriva come un pesante velluto le case e le strade: era allora che le lucciole invernali,date dallo scoppiettio del fuoco volavano e danzavano intorno al paese. Ballando ed intrecciandosi il paese era un tripudio di luci che scendevano come fiocchi di neve creando la magia del mistero di santa Lucia. All’alba ancora danzavano e ridevano,non stanche,attraversando la pineta,il muschio sacro,i fili marmorei di erba e gli alberi vecchi secchi e stanchi. Quando il sole sorse uscendo dalla montagna,quel riso da fanciullo pian piano scomparve,spento dalla prima luce e dal calore che si diffondeva. Si assopiva quel suono di risata e si spegnevano una ad una le luci della notte di santa lucia. Ed in egual modo il ciocco rugoso e grande era consumato e non ne rimaneva che cenere ed un flebile filo di fumo profumato di resina”.
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