Il magistrato Caselli, “la mafia va combattuta sempre”

Luciano Pasquini

Il giudice Caselli ha illustrato mercoledì mattina agli studenti delle scuole superiori di di Viterbo che affollavano l’aula magna dell’Università della Tuscia a santa Maria in Gradi storicamente quello che, probabilmente, molte più persone, e non solo i ragazzi, dovrebbero conoscere: la storia dell’evoluzione della mafia, dalla nascita nel sistema feudale di inizio secolo, fino ad arrivare alle stragi di Falcone e Borsellino, affinché la loro morte non sia stata inutile. Il giudice è partito da come, 40 anni fa, vi fosse una folta schiera di persone che negava l’esistenza della mafia, fino ad arrivare alle “esecuzioni” di dei due giudici, che con il loro operato hanno dimostrato che la mafia esiste e si può combattere purché, come disse Borsellino, “lo si voglia e ci si organizzi per farlo”. “Ragazzi” ha ammonito  Caselli “dovete occuparvi di queste cose, ne va della qualità della vostra vita”.La mafia raccontata attraverso le persone che l’hanno combattuta e la stanno combattendo attivamente da almeno quarantanni. I ragazzi hanno ascoltato in rigoroso silenzio nelle oltre due ore di incontro: affascinati da questa figura di uomo dello Stato che gira ancora per largo e per lungo l’Italia incitando le nuove generazioni ad essere sempre vivi e vigili, come forse non lo si è statI in passato, lui testimonial in prima persona incita a non abbassare la guardia con l’occhio attento anche sul nostro territorio e a noni smettere mai di parlarne. L’incontro è stato organizzato dall’associazione Mariano Romiti nel programma di Ombre Festival. In sala erano presenti il presidente Alessandro Maurizi, la delegazione Coldiretti Viterbo composta dal direttore Frau e dal presidente Pacifici, il magistrato è presidente dell’osservatorio sulle Agromafie. Ha moderato il giornalista Carlo Galeotti.

 

 

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