Giovanni De Mauro, l’esperienza di un giornalismo differente

Donatella Agostini

Continua al dipartimento Disucom dell’Università della Tuscia il ciclo di incontri “Cultura in Gradi”, curato dalla professoressa Silvana Ferreri. Ospite del 26 gennaio il fondatore e direttore del settimanale “Internazionale” Giovanni De Mauro, figlio del celebre e compianto linguista Tullio, che fu anche ministro della Pubblica Istruzione. Per iniziare, il saluto da parte del professor Giovanni Fiorentino, direttore di dipartimento. «Devo ringraziare ancora una volta Silvana Ferreri per aver organizzato questa serie di
incontri, e ancora di più ringrazio Giovanni De Mauro, per aver accettato l’invito ad essere qui. Sono particolarmente contento della sua presenza, perché diamo in questo modo continuità a un rapporto privilegiato con la famiglia De Mauro. Spero che oggi si possa aprire una prospettiva di collaborazione. “Internazionale” compie venticinque anni e rappresenta un caso unico in un panorama giornalistico sostanzialmente omogeneo, un giornale capace di offrire un punto di vista differente. In un dipartimento come il nostro, segna la strada per i tanti studenti che vogliono avvicinarsi al mondo dell’informazione » . A seguire, una breve introduzione di Silvana Ferreri: « Per conoscere Giovanni De Mauro, basta leggere le note biografiche da lui stesso preparate su “Internazionale”. Ha cominciato a lavorare a diciotto anni a “L’Unità”. Ha fondato “Internazionale” nel 1993 con Elena Boille, Chiara Nilsen e Iacopo Zanchini, ha due figlie e vive a Roma. Fine. Come vedete, sintetico, schivo, non una parola di più, non una di meno. In questo vedo il figlio di suo padre, che era attento a soppesare le parole » .

Giovanni De Mauro, classe 1965, scopre la sua vocazione al liceo, quando realizza un giornalino scolastico. Oltre che figlio di Tullio De Mauro, Giovanni è nipote del giornalista siciliano Mauro De Mauro, noto per le sue inchieste sulla delinquenza e sulla mafia siciliana, scomparso misteriosamente nel 1970 mentre stava conducendo ricerche sulla vicenda di Enrico Mattei. Giovanni entra giovanissimo nella redazione de “L’Unità” e inoltre collabora con la redazione dell’inserto umoristico “Tango”, con le vignette satiriche di Sergio Staino. Negli anni Novanta concepisce un settimanale come non ce n’erano in Italia. « Sono qui per cercare di narrarvi la storia di questo settimanale, in parallelo con l’evoluzione delle tecnologie che interessano il mondo dell’informazione – esordisce De
Mauro, che inizia a raccontare – Negli anni Novanta, in vacanza in Francia con un gruppo di amici universitari, avevamo scoperto il settimanale “Courrier International”, che traduceva in francese i migliori articoli stranieri ed era una fonte di informazione privilegiata per sapere cosa succedeva all’estero. Pensammo che sarebbe stato interessante fare una cosa del genere anche in Italia. All’inizio fu una specie di
avventura divertente, per sapere cosa significa fare un giornale che parli di quello che succede nel resto del mondo. Era l’Italia degli anni Novanta, di Mani Pulite, un paese molto concentrato su sé stesso. Inizialmente incontrammo comprensibili difficoltà, soprattutto dal punto di vista finanziario. Volevamo chiamare il nostro giornale “Corriere Internazionale” ma poi, per evitare confusioni con il ben più famoso Corriere della Sera,
decidemmo di chiamarlo “Internazionale” e basta. Inutile aggiungere che le confusioni nelle edicole avvennero lo stesso, ma con il giornale della squadra di calcio di Milano!». La storia di “Internazionale” si intreccia con l’evoluzione delle tecnologie dell’informazione. «Non c’era Internet, non c’erano i cellulari. Per poter disporre degli articoli di stampa estera, predisponemmo una rete di collaboratori dislocati nelle più grandi città del mondo. Ricevevamo il materiale a mezzo fax, rotoli e rotoli di carta da sbobinare ogni
mattina. Anche reperire le immagini fotografiche era lento e complicato: si scattava su pellicola, che andava sviluppata». I computer erano i progenitori di quelli di oggi: le memorie erano limitate, si usavano i floppy disk, era arduo mantenere un archivio di immagini. De Mauro racconta, con un pizzico di divertita nostalgia, i tempi in cui a lavorare in redazione erano solo in quattro o cinque, e non esistevano sabati o domeniche. «“Internazionale” nacque con l’intento di distinguersi, anche dal punto di vista grafico: unico font per tutta la pubblicazione, poche foto e in bianco e nero, veste molto sobria. Non si sarebbe detto che a realizzarlo era un gruppo di ventenni!». La svolta arriva nel 2001, complici due importanti accadimenti: il G8 di Genova e l’attentato alle Torri Gemelle di New York. « I due numeri che parlavano di questi fatti andarono esauriti. Da allora “Internazionale” ha avuto sempre un trend positivo di crescita » . E questo in un periodo in cui tutta la stampa cartacea ha conosciuto un momento di profonda crisi. Con l’avvento del web e della​ digitalizzazione, ora si ha l’accesso immediato ai contenuti e agli archivi fotografici di tutto il mondo. Anche “Internazionale” si è nel tempo notevolmente arricchito di colore e di immagini, che corredano gli articoli di
importanti firme del giornalismo mondiale. Oggi il settimanale può contare su un pubblico di oltre centoventimila lettori. Alla domanda se oggi in Italia ci sia ancora spazio per un giornale e se abbia ancora senso dedicarsi al giornalismo, De Mauro risponde senza esitazione. «Sì, certamente. L’informazione che viaggia sul web è differente da quella veicolata dalla carta stampata. Le parole chiave per il giornalismo tradizionale sono approfondimento e qualità».

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