Fase 2: Il Casaletto del Padreterno

di Gianluca Braconcini*

Le belle giornate di primavera e la tanto attesa Fase 2, che aspettavamo con intensa trepidazione, hanno riacceso in tutti noi la voglia di uscire e fare attività all’aria aperta in zone della città dove è più facile passeggiare, correre e pedalare; in un quartiere dove poco oltre i muri delle case si aprono paesaggi di campagna che ci donano benessere e serenità. Se percorriamo senza fretta la Strada Capretta in direzione del quartiere Santa Barbara e poco prima di arrivare alla strettoia del sottopasso ferroviario, incontriamo sulla destra una piccola cappella isolata che ha resistito per molto tempo all’incuria ed all’espansione urbanistica di Viterbo; essa è conosciuta come “Casaletto del Padreterno” e la sua storia è legata ad un’importante famiglia che per secoli ha dominato la scena politica e religiosa italiana. Questo edificio sacro si caratterizza per una pregevole ed interessante pittura monocroma eseguita a graffito, molto simile a quella della facciata di palazzo Nini in via Annio a Viterbo. Secondo alcuni studiosi la sua costruzione sarebbe legata al matrimonio combinato tra Pier Luigi Farnese (primogenito del cardinale Alessandro e primo duca di Castro) e Gerolama Orsini dei conti di Pitigliano, avvenuto il 19 gennaio 1519 presso la Chiesa Collegiata di San Giovanni Apostolo di Valentano. Invece secondo il parere di altri storici l’ edificio è in realtà un ex-voto che gli sposi, dopo il matrimonio, vollero elevare al Padreterno per benedire eternamente la loro unione. I coniugi amavano molto la nostra città e vi trascorrevano diverso tempo dimorando nel magnifico palazzo Farnese, situato presso il ponte del Duomo, che venne edificato nel Quattrocento da Ranuccio I. L’anonimo autore del Casaletto potrebbe essere uno dei vari pittori attivi nelle diverse residenze dei Farnese, probabilmente uno dei maestri impegnati nel palazzo di Gradoli costruito proprio in occasione delle nozze. In una parete laterale della Cappella si trovava l’antica porta d’ingresso, ora murata, sul cui architrave si legge I.N. R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum); le lettere sono “divise” a metà da una croce scolpita. Entrando dall’attuale porta d’accesso si può notare come l’edificio era costituito da due piani divisi da un solaio ormai distrutto; una scala in legno permetteva di accedere al piano superiore, dove si trovava la camera da letto che prendeva luce ed aria da una piccola finestra. Ancora oggi rimangono le tracce di un largo camino posto proprio sopra l’ingresso originale. Sulla facciata del fabbricato, rivolta su strada Capretta, si vede un’edicola con una cornice in peperino ad arco e sulla chiave è presente una croce affiancata dalle parole Ave-Maria; all’interno è presente un affresco piuttosto rovinato e “mostruosamente” ritoccato in epoca recente, che raffigura la Madonna col Bambino. Nella parte superiore si nota un graffito con pittura monocroma; le figure della composizione mostrano il Padre Eterno benedicente che tiene un globo terracqueo con la mano sinistra ed ai lati due angeli “portaceri”. Sotto il tetto vi è un fregio, anch’esso a graffito, costituito da bandelle e fiocchi decorativi dove si alternano le figure araldiche del giglio farnesiano e della rosa degli Orsini. Nel 1547 Pier Luigi venne ucciso nella congiura di Piacenza e la duchessa Gerolama dieci anni più tardi fondò a Viterbo, presso la Chiesa della Visitazione in via San Pietro, l’omonimo monastero; chiamato dai viterbesi la “Chiesa delle Duchesse”. Fino alla metà del secolo scorso, il Casaletto era abitato saltuariamente da vagabondi e girovaghi; mia suocera, che era nata in un casale poco distante, mi raccontava che durante il mese di maggio, quello dedicato alla Madonna, i contadini che abitavano nei poderi vicini portavano tutti i giorni i fiori freschi alla Vergine dell’edicola e, all’ora del vespro serale le famiglie si riunivano davanti al Casaletto per recitare il rosario ed altre preghiere alla Madonna invocando la protezione dei campi dalle intemperie e per favorire l’abbondanza dei raccolti.

 

.

*Cultore del dialetto e della storia viterbese

COMMENTA SU FACEBOOK

CONDIVIDI