Coronavirus, dalla Tuscia a Civitavecchia per i prodotti alimentari vendite fino a meno 80%

Sarà una Pasqua particolare, in cui tutto è stravolto. E le imprese cercano di fare il possibile per limitare i danni, organizzandosi con il servizio di consegna a domicilio e con una maggiore presenza sui social. Ma i numeri sono drammatici: fino all’80 per cento in meno. Da qui l’appello di Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia. “Bisogna tutelare la qualità dei nostri prodotti, lo Stato deve essere in prima linea in questa battaglia insieme a noi”.

Non c’è solo il problema del calo delle vendite, causato dalla chiusura delle imprese per via dell’emergenza Covid19. Claudio Cavalloro, panificatore e presidente di CNA Alimentare di Viterbo e Civitavecchia, rileva quanto emerso anche dall’indagine CNA sui dolci pasquali: cala la produzione artigianale, s’impenna il “fai da te”. “Stiamo registrando un meno 70 per cento”, è il dato secco. Questo perché da una parte “si tende fare tutto al supermercato – dice – mentre in molti a casa i dolci se li fanno da soli. Speriamo in questi ultimi giorni che precedono la Pasqua per risollevarci un po’: al momento riusciamo a tamponare qualcosa con le consegne a domicilio”.

Su questo sono di aiuto due iniziative: quella del Comune di Viterbo e della CNA di Viterbo e Civitavecchia, che hanno pubblicato sui rispettivi siti l’elenco delle imprese che effettuano questo tipo di servizio.

Un altro forte ostacolo è il blocco del mercato Horeca. C’è infatti chi in questo aveva uno sbocco importante, come Giovan Battista Chiodetti, di Formaggi Chiodetti, a Civita Castellana. “Su Roma – spiega – registriamo un 30 per cento in meno, che diventa l’80 nel campo della ristorazione e degli alberghi. Anche il nostro punto vendita risente della situazione, per un 20 per cento. Siamo riusciti a recuperare un 10 sulla grande distribuzione, con cui lavoriamo molto, ma per noi il blocco dell’Horeca è stata una batosta: ci avevamo puntato”. C’è però lo sguardo rivolto al futuro. “Cerchiamo di capire l’andamento, analizziamo il mercato: siamo pronti a investire su nuovi prodotti”.

Dai formaggi ai salumi il discorso non cambia. L’Antica Norcineria Morelli ha due punti vendita: Bolsena e Castiglione in Teverina. Nel primo caso, “con le gite e le agenzie di viaggi avevamo un movimento importante – commentano – ma questa situazione ci ha portato via un 70 per cento. Ora il lavoro, anche a Castiglione in Teverina, si riduce al paese e basta. Al di fuori di questo restano i clienti storici, quelli che già ci conoscono: con le consegne arriviamo a quelli di Milano e Reggio Emilia, per esempio. Lavoriamo anche su Francia ma ora è tutto fermo, in Belgio registriamo un solo ordine, poca roba anche in Germania. Recuperiamo qualcosa con le consegne a domicilio, ma non molto, nonostante la presenza sui social. Se pensiamo che già la Pasqua sarà in tono molto minore e che salteranno il 25 aprile e il 1 maggio, possiamo dire di aver perso qualcosa come 50 mila euro. Ed era l’ossigeno per la stagione”.

Tornando nel capoluogo e ai formaggi: Marco Borgognoni della Piccola Formaggeria Artigiana, cerca di restare a galla così. “Sono da solo ed era già un grande impegno prima. Ora si è triplicato il lavoro nonostante i profitti siano scesi, mancano infatti la ristorazione e l’ingrosso. Rispetto a prima la richiesta è aumentata per i privati e diminuita per l’ingrosso. Però non mi posso lamentare rispetto alla maggior parte delle persone che sono ferme. Diciamo che facciamo il possibile per limitare i danni”.

Dalla Tuscia viterbese a Civitavecchia, si passa alla cioccolata di Cioccolart. E la situazione non è neanche qui buona. “Stiamo organizzando le vendite a domicilio – racconta Carlo Di Gennaro – ma è poca cosa rispetto a quando si stava aperti con il punto vendita. Siamo sui social, Facebook e Instagram, se però prima stavamo a 100, adesso siamo a 20. E’ niente: facendo il raffronto con la Pasqua dell’anno scorso siamo proprio a zero. Questa è una crisi grossa, siamo preoccupati anche per il dopo, intanto i dipendenti sono in cassa integrazione. Ma passerà”.

Melaragni lancia quindi un messaggio a tutela del settore. “Il nostro mercato enogastronomico è un tassello fondamentale del made in Italy e rappresenta anche l’anello di congiunzione con la filiera del turismo. E’ necessario che lo Stato sia in prima linea in questa battaglia, per far sì che la qualità dei nostri prodotti continui a occupare il posto che merita nel mercato enogastronomico mondiale. Magari riscoprendo proprio oggi il valore del made in Italy e facendo leva, insieme alla qualità, sulla salubrità dei nostri prodotti”.

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