Buone Feste

di Chiara Mezzetti

Le Feste a volte sono Buone, anche se solo a volte. A volte sono bianche come la neve, a volte sono Rosse come il sangue ….Le Feste a volte sono un menù da cenone, a volte sono ricordi di un passato che brucia. Ecco un nuovo racconto di Chiara Mezzetti 

Peugeot 206, grigio metallizzato, 100.000 km, benzina. Tiziano osserva la sua auto. In una mano tiene la busta della spesa appena fatta. Nell’altra il portachiavi a forma di abete, «che è anche un cavatappi» gli ha detto entusiasta la cassiera, mentre glielo infilava nel palmo della mano, «ha superato i 59,99 euro di spesa, quindi è in omaggio. Buone feste».

La osserva e pensa che se ne meriterebbe una nuova. Altro che Peugeot, con l’Audi dovrebbe girare. Rossa, rossissima, incazzata. No il grigio, che fa anonimo.

Appoggia la busta sul sedile del passeggero. Lancia il portachiavi sul cruscotto, rimbalza e cade sul tappetino. Accende lo sbrinatore. Mentre la macchia di condensa si stringe sul vetro, ripete all’indietro i prezzi degli acquisti e i conti non gli tornano. Stende lo scontrino accartocciato. Baccalà: 8,50 € x 2. Due kg di baccalà. Controlla la lista della spesa. Coincide. Sempre esagerata sua moglie. Deve fare bella figura perché l’anno scorso la Marina ha preso i complimenti dalla vecchia, e si inventa il baccalà doppio. Ché tanto la vecchia la odia, i complimenti non glieli farà comunque, e tutto ‘sto baccalà non se lo mangerà nessuno. E Tiziano paga. È per comprare il baccalà che non può girare con l’Audi.

Mette in moto. La spia segna la riserva. Pure la benzina ci mancava. Scorre sulla Cassia a 60 km/h ché il catorcio più di quello non va. Attraversa le nuvole di nebbia che galleggiano sull’asfalto, e vorrebbe rimanerci incastrato. Stare lì, in mezzo all’addensamento di cristalli di ghiaccio per un po’, lontano dalle lucine appese ai pali, dalla puzza del baccalà che impregna l’abitacolo.

Stazione di servizio. Non fa caso nemmeno alla marca, tanto la carta Agip ce l’ha avuta solo una volta e non ha raccolto tutti i punti perché si dimenticava di portarsela.

Abbassa il finestrino a metà con tre colpi decisi di manopola. Il benzinaio si affaccia. Ha il viso compresso tra il cappello da Babbo Natale e la sciarpa di pile, che gli arriva sopra il naso. Rimane fuori solo la striscia degli occhi. Di un verde forte, quasi azzurro. Annacquati da una patina di brina.

Tiziano li ha già visti. In un’altra vita. Erano accesi da uno sguardo diverso, feroce. Niente brina, solo fiamme.

«Dieci, grazie»

Il benzinaio si muove a passi grossi verso la pompa. Tiziano sente la pistola della benzina infilarsi nel bocchettone con un click. Spia il gesto dallo specchietto. È lui, non ha più dubbi.

Il benzinaio allunga il guanto imbottito attraverso lo spazio lasciato dal finestrino. Tiziano ci appoggia dieci euro.

«Grazie, e buone feste»

«Non mi riconosci?»

Il benzinaio sorride imbarazzato: «No…Adesso mi sfugge…»

«Ti sfugge»

«De Simone?»

«No…Mi sarò sbagliato io, mi scusi, l’avevo scambiata»

«Succede…Di nulla…Grazie e ancora buone feste»

«A lei»

Tiziano riparte. Le mani strette sul volante. Spinge il piede sul pedale come a volerlo calciar fuori dalla macchina. Non può accettarla una cosa del genere. Non dopo quanto ha sopportato. Inchioda. La busta della spesa si rovescia a terra. Fa inversione. Schizza dentro la stazione di servizio. Parcheggia. Raccoglie il portachiavi e lo nasconde nel palmo. Scende. Apre il portabagagli. Prende il crick. Lo tiene dietro la schiena. Il benzinaio si gira solo adesso, sorride sotto la sciarpa.

«De Simone, lo sapevo»

Tiziano prende lo slancio con il gomito e gli pianta il crick in mezzo alle cosce. Il benzinaio si piega d’istinto, porta le mani all’inguine e cade supino a terra. Glielo sbatte sulle costole. Il benzinaio stremato prova a girarsi sulla pancia per rialzarsi. Tiziano si accovaccia, gli tira giù la sciarpa e gli afferra il mento tra pollice e indice. «Se vuoi i soldi…» prova a supplicare il benzinaio.

«Io non voglio i soldi, io ti voglio massacrare» e stavolta il crick glielo tira sul naso. Il sangue sgorga immediato dalle narici e impregna la sciarpa. Tiziano non si ferma, non può, non vuole. E si accanisce sullo stomaco e sulle ginocchia. Prende il portachiavi, lo impugna dalla parte dell’abete. Con un colpo secco punta la linguetta del cavatappi sull’incisivo. Preme. Lo stronca. Il benzinaio tira un urlo straziato e rigurgita una boccata di sangue.

«Ti sfugge…Ti sfugge…» ripete Tiziano sottovoce, come una preghiera, mentre riparte verso il portabagagli. Il benzinaio rantola a terra una supplica, ma Tiziano è troppo lontano ormai per sentirla.

Ritorna con le catene della macchina stese sugli avanbracci come fossero il corpo di un neonato. Ciondolano leggere a ritmo dei passi.

«Ma perché? Che ti ho fatto?» bisbiglia il benzinaio con la voce stroncata dal dolore.

«Mi hai ammazzato»

Tiziano comincia a girare le catene intorno al corpo ormai impotente del benzinaio, immobilizzandogli piedi e mani «adesso ti addobbo eh…Buone feste eh…» e continua con ritmo rituale.

«Tu scendi dalle stelle, o Re del cie-e-lo, e vieni in una grotta al fre-e-ddo e al ge-e-lo. O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar; o Dio beato!» canticchia mentre gli avvolge la catena sempre più stretta intorno al collo. Aggancia l’ultima parte avanzata alla pompa di benzina.

Si accovaccia ancora e guarda il benzinaio fisso negli occhi.

«Ti sfugge?»

«C-Caruso»

«C-Caruso? Ora mi chiami Caruso? No…Io per te sono un altro, vero? Chiamami col mio nome, stronzo!»

«Pe-perdono. Ti chiedo scusa, come posso…»

«Ma io sono il tuo cuore di caramello. Non mi devi chiedere scusa. Devi solo morire»

«Soldi prendili…Tutto ciò che vuoi…» il benzinaio indica con il capo il gabbiotto dove c’è la cassa.

«Avevo solo sette anni»

Tiziano tira fuori dalla tasca del giaccone un rotolo di scotch, rimasto lì da quando ha attaccato le decorazioni fuori casa. Sfila dieci euro dal marsupio del benzinaio. Richiude la zip e li sventola per sgocciolare via un po’ di sangue. Li infila nella fessura.

Seleziona “benzina”.

Prende la pistola della pompa. La ficca in gola al benzinaio. La fissa con tre strisce di scotch. Stringe il grilletto e lo blocca con altri due pezzi di scotch, staccati con i denti. La benzina scorre.

Torna in macchina. Aggancia l’abete-cavatappi ancora macchiato di sangue alla chiave. Riparte verso casa. E galleggia sulle nuvole di nebbia.

 

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