Antonella Servi e Luca Occhialini, designer e scenografi viterbesi, la convergenza tra discipline diverse nella meraviglia di Dies Natalis

di Donatella Agostini

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Pronta a sfilare nelle vie di Viterbo, la Macchina di Santa Rosa di Raffaele Ascenzi riesce a stupire anche da ferma. Dietro le forme sontuose di Dies Natalis si cela un connubio di sapienza artigianale, professionalità, emozione e tecnologia altrettanto sorprendente. Sono le statue che ornano la struttura gotica del “campanile che cammina”, in particolare, a suscitare maggiore ammirazione. Figure argentee e plastiche che rappresentano entità celesti e terrene, riunite per celebrare il trionfo della piccola santa viterbese nel giorno della sua morte, quel dies natalis che dà il nome all’opera stessa.

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«Tutte le 49 statue all’interno della Macchina sono scansioni tridimensionali di persone reali, legate per qualche motivo al Trasporto e alla nostra città». Antonella Servi e Luca Occhialini, designer e scenografi viterbesi, fanno parte del nutrito “dietro le quinte” della Macchina, l’insieme di professionisti e addetti ai lavori che prima hanno collaborato alla sua ideazione e che poi sono stati determinanti nella realizzazione vera e propria. Sono loro a spiegarci il modo un po’ magico in cui strumenti tecnologici all’avanguardia hanno saputo ricreare la profonda espressività dell’arte gotica e barocca, utilizzando un materiale insospettabile e all’apparenza semplice come il polistirolo.

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«Per catturare le microespressioni facciali i modelli sono stati scansionati a 360 gradi con degli speciali scanner ottici. C’è stata poi una fase di mezzo, in cui i file ottenuti dalle scansioni sono stati elaborati con software di scultura digitale», prosegue Antonella Servi. «Bisognava cucire addosso ai corpi scansionati le vesti della tradizione e soprattutto far dialogare le loro pose con gli elementi architettonici della Macchina. Una volta pronti, i file sono stati inviati ai macchinari industriali per tradurre le sembianze delle persone sul materiale vero e proprio». Le frese hanno scolpito il polistirolo, dando vita alle statue, che sono state poi verniciate con una speciale resina che le ha rese simili a plastica dura. Qui il macchinario ha lasciato il passo alla creatività e all’arte umana. «Tutta l’architettura e le statue che richiamano il mondo terreno sono state rivestite con vernici dalle tonalità del peperino. Mentre la parte interna che rimanda al mondo spirituale è stata trattata in foglia d’argento». Il risultato è qualcosa di straordinario: grazie alla sapiente illuminazione, la sera del tre settembre le statue sembrano prendere vita in una sorta di cattedrale vivente.   

«Il polistirolo nasce come supporto all’edilizia», prosegue Luca Occhialini, un passato da arredatore d’interni a Firenze, poi la decisione di tornare a vivere e a lavorare come designer progettista nella sua zona d’origine. «E’ un materiale che permette creazioni altrimenti impossibili: geometrie organiche, forme complesse. Il tutto mantenendo la caratteristica fondamentale della leggerezza, che nel caso della Macchina ha consentito di raggiungere l’altezza massima prevista senza superare i limiti di peso. Da qui il passaggio all’ambito della scenografia, più dinamico, creativo e interessante. Nel caso dell’allestimento che abbiamo realizzato per il concerto di Jovanotti, gli oggetti di scena erano perfettamente trasportabili in base alle leggi di sicurezza sul lavoro».

Le scenografie in polistirolo per eventi temporanei, come i concerti o le presentazioni di nuovi prodotti, hanno vita breve, in quanto non sono trattate con i prodotti che le rendono potenzialmente eterne. Non si può dire altrettanto per la Macchina di Santa Rosa, che sfilerà almeno fino al 2028. Quella tra Raffaele Ascenzi e la Mastro Srl di Andrea Mancinelli, l’azienda con cui collaborano Antonella e Luca, è una sintonia che dura da tempo. «Ci ha chiamato per aiutarlo a concretizzare ciò che aveva in mente e far sì che fosse realizzabile a livello ingegneristico. Essendo Raffaele un professionista esigente e attento, voleva un progetto che avesse solidi criteri di realizzabilità. Vinto il concorso di idee, i gruppi di lavoro si sono occupati di ogni aspetto che riguarda la struttura, la parte elettrica, la parte elettronica, la parte strutturale». «Per un anno e mezzo abbiamo dedicato tutto il nostro tempo e le nostre energie a questo progetto, dimenticandoci riposo e divertimento», continua Antonella. «Ma quando il lavoro coincide con la tua più grande passione, tutto il resto viene in secondo piano». Una passione che si era già incontrata con la Santa cittadina, con la realizzazione di Armonia Celeste, la Minimacchina del quartiere Pilastro, e che poi è continuata con Rosa Virtutis, quella del quartiere Santa Barbara. Anche la statua di Santa Rosa che campeggia all’entrata dell’Ospedale del capoluogo è stata realizzata nell’officina della Mastro Srl.

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Luca Occhialini e Antonella Servi con Raffaele Ascenzi

Nel campo commerciale l’azienda vanta collaborazioni con Lucca Comics & Games e con Milano Design Week 2026. «Nascendo come Centro Sviluppo e realizzazione progetti di altri, spesso la nostra parte creativa non viene richiesta: vengono con il concept e noi lo rendiamo realizzabile. Poi ci sono clienti che ci danno più libero spazio».

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Poi ci sono occasioni in cui la vena creativa di Antonella può esprimersi in piena libertà. Giovanissima, ha conosciuto questo mondo nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. «Frequentavo il liceo artistico, facevo scenografia. Come referente dell’alternanza, Luca veniva a scuola e ci faceva realizzare progettini 3D per il teatro, poi ci portava in azienda e li realizzavamo. Mi sono appassionata e sono rimasta. C’è tantissima gente che lavora il polistirolo, da nord a sud. Noi abbiamo dalla nostra la tecnologia e una vena artistica notevole. Luca ha una grande competenza tecnica, io mi sono specializzata nella parte decorativa, finitura, pittura, decorazione ed effetti particolari. E poi nella scultura tridimensionale, che offre tante opportunità». Anche quella di poter esprimere il proprio stile e le proprie emozioni. «Mi è venuta l’idea di recuperare i pezzi di scarto di polistirolo. La maggior parte viene tritata e riciclata: a volte è un peccato, perché sono pezzi anche belli che altrimenti vengono buttati. Ho iniziato a raccoglierli e ad assemblarli in sculture». Il suo progetto artistico si chiama Concreto, e infatti le sculture di Antonella Servi sono pezzi unici di ispirazione brutalista, forme potenti dalle texture materiche che “vengono fuori” dalle pareti.

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«Mi piace l’idea che ci si poggia appoggiare oggetti sopra, come piante o libri, personalizzarle e farle diventare sculture in divenire». Opere d’arte non immobili, ma con un domani. E forse è questo il modo giusto per guardare al futuro: avvalersi delle tecnologie più avanzate, ma non prescindere mai dall’apporto che solo la creatività e l’emozione umana possono fornire. «Abbiamo affrontato insieme argomenti sempre più complessi, per arrivare a realizzare cose che dieci anni fa erano inimmaginabili», conclude Luca Occhialini. «A volte ci prendiamo un po’ incoscientemente la responsabilità di portare a termine progetti impegnativi. Però poi la soddisfazione non manca».

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