Acquapendente, la quercia di Manildo inserita nel gotha degli alberi monumentali italiani

la quercia di Manildo

Ferragosto indimenticabile per il patrimonio arboreo aquesiano. Il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha inserito la quercia di Manildo nell’élite degli alberi monumentali nazionali. Un riconosimento meritato per il Comune di Acquapendente e la Riserva Naturale Monte Rufeno che nell’ultimo decennio hanno sostenuto idee e progetti per realizzare con precisione e puntualità le varie tappe dell’iter previste dal Ministero.

“Nel territorio viterbese si erge la Quercia di Manildo – si legge nella scheda descrit­tiva –, un imponente cerro che sfoggia una chioma di 500 metri quadri, ampia quanto un palazzo a due piani. Se questo gigante di 300 anni svetta ancora intatto nel paesaggio laziale li si deve al gesto di un uomo nel 1968. L’agricoltore Manildo Lombardelli scelse di salvarlo dalla scure dei legnaioli, legando per sempre il nome della propria famiglia a quello dell’albero. Oggi è un momento naturale capace di resistere persino al gelido inverno del 2012 e di regalare un impatto sensoriale unico a chiunque si fermi sotto i suoi rami”.

A fare compagnia al capolavoro della natura aquesiano altri 81 “custodi della nostra storia e del nostro territorio”, come li ha definiti il ministro Lollobrigida, tra cui: la quercia delle streghe o di Pinocchio in Toscana, maestosa roverella situata nel Parco di Villa Carrara in provincia di Lucca, collegata a leggende di sabba-stregoneria; la sequoia di Vajont in Veneto, nel comune di Longarone ai piedi delle Dolomiti bellunesi, con la sua cicatrice provocata dalla frana sulla diga del 9 ottobre 1963; il Castagno dei Cento Cavalli in Sicilia, nel comune di Sant’Alfio in provincia di Catania, che ha 2.200 anni ed è collegato alla leggenda della Regina D’Angiò che con 100 dame e altrettanti cavalieri si riparò da un violento temporale durante una battuta di caccia; il Platano orientale di Curinga, in Calabria nella provincia di Catanzaro, con oltre 30 metri e infine l’olivastro di Luras, in Sardegna, simbolo della resilenza, le cui radici profonde rappresentano la forza e la determinazione del popolo gallurese, mentre le sue fronde secolari offrono rifugio e ispirazione a coloro che lo visitano.

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