Un borgo sospeso, nel tempo e nello spazio. E un gruppo di artisti che si è dedicato a popolarlo e interpretarlo, con opere, percorsi, immagini, azioni. È questo il senso di Progetto Eidos a Civita di Bagnoregio, il piccolo e celebre centro medievale dell’Alto Lazio, che si apre all’arte contemporanea il 26 settembre 2026 con un mosaico di eventi per 15 giorni. Un filo d’arte che si dirama tra case e vie e giardini e vertigini di panorami; e si diffonde in mostre, performance, installazioni, reading, video. Rievoca questo percorso d’arte la storica doppia vocazione di Civita: splendida isola sul suo sperone di roccia e crocevia nei secoli di commerci e pellegrinaggi; la via Francigena le passa accanto. Il racconto qui deve partire dal paese, che somiglia a un vascello pronto a salpare sul mare dei calanchi della Tuscia, ormeggiato alla “terraferma” attraverso un ponte pedonale. Civita, frazione di Bagnoregio, è stata a lungo nota come “la città che muore” per le frane che l’hanno sezionata e consumata e, allo stesso tempo, conservata in una capsula temporale. Oggi è una “città fenice” che proprio dalle sue frane e dalle sue fratture è rinata, in parte consolidata, controllata, in equilibrio sulle oscillazioni del terreno: capolavoro di resilienza umana e dinamiche naturali in un territorio splendido e fragile insieme.
Il Progetto Eidos va oltre la classica esposizione ma prova a farsi sismografo e lente magnificante (in greco antico Eidos significa “visione”) entrando nel tessuto urbano e nel corpo del luogo: dai giardini e dai terrazzi che si affacciano su precipizi a un’antica cisterna di epoca romana, dalle memorie etrusche alle suggestioni medievali, fino ai recenti interventi sulle frane che attraversano i rioni e ai miraggi di prossimi, possibili futuri. Il curatore Fabio Sindici, il geologo Claudio Margottini, principale autore del salvataggio di Civita, la co-curatrice Adina Drinceanu e gli artisti hanno agito in una sorta di complicità, tra di loro e con il territorio dalla storia millenaria, indagando il senso della bellezza in bilico, sempre pronta a spiccare idealmente un salto nel cielo mistico sul quale si affaccia l’eremo di San Bonaventura da Bagnoregio, proprio di fronte a Civita. Così nella Casa Greco, edificio che risale al Medioevo, dirimpettaia di una delle frane principali – oggi consolidata – le grandi carte della serie dei Nuovi Orizzonti del californiano Sean Gall attraversate da linee sottili e ondulate come i movimenti della terra e dell’anima si specchiano nella fragilità del territorio; i paesaggi astratti del pittore romano Luca Di Luzio evocano geografie in movimento e assestamento e dialogano con le sagome di legno dipinte della brasiliana Luciana Pretta Dos Santos, sculture come frammenti morbidi di terreno che fanno pensare a zattere di salvataggio per lo sguardo. Ognuno a suo modo, i tre artisti compongono nella mostra La linea è mobile un racconto plurale di derive e congiungimenti che si addice alla storia e alla geologia di Civita e dei suoi calanchi. Casa Greco è anche il perno di altre installazioni, come i delicati scarabocchi e le poesie di Voir Humain e Federica Ilacqua, foglietti riuniti in una coperta-mosaico adagiata su un letto di design, a contrappunto nella dimora medievale. O l’ologramma di Dora Tass, in cui la vecchia tecnologia, in questo caso un telefono fisso, diventa presenza e fantasma, una proiezione dal passato recente che ambisce al futuro.
Casa Greco, durante il Progetto Eidos, ospiterà una piccola biblioteca d’arte, dedicata al critico Pericle Guaglianone, recentemente scomparso, creata attraverso prestiti degli artisti e consultabile dai visitatori. Un’altra mostra, Noumeni, soprattutto di sculture, s’intreccia alle opere de La Linea è mobile, partendo dall’esterno di Casa Greco per dirigersi verso l’interno di una cisterna romana sotto il suolo di Piazza San Donato e nelle vie e nei giardini adiacenti. Una grande installazione di Silvia Iorio, interpreta le traiettorie del destino sulla scenografica piazza San Donato. Giocano con l’idea del simulacro e la percezione sensoriale e intellettuale, le sculture in marmo e ceramica di Valentina Sciarra, artista che opera tra l’Italia e la Bulgaria. La forma qui si fa apparizione in una partita sottile tra energia e materia, psiche e sensi. E sono degli avvistamenti-epifanie i Palantir e gli asteroidi di Silvia Iorio: dischi volanti sugli spalti di tufo, finestre cosmiche in tromp l’oeil su feritoie e belvedere, visioni precipitate da spazi ulteriori che lampeggiano da porte segrete. Tra i noumeni – idee che qui evocano l’energia segreta delle cose – ecco un quadro-scultura di Antonella Zazzera in fili di rame nel passaggio che conduce alla cisterna, rilucente tra le nicchie di tufo, il tessuto metallico come una maglia rimanda alle stringhe della fisica teorica e al tessuto spazio-temporale, alle pieghe determinate in questo dalla gravità; e ancora le sculture e gli ologrammi di Dora Tass, aureole di energie sopra le pietre, incudini che appaiono sospese nel vento, mentre aprono al gioco delle forme e delle idee le ceramiche dell’artista italo-russa Gulia Lusikova, scintillanti e metamorfiche. Niente è stabile, nulla è fermo, tantomeno il gioco. Meno che mai l’arte. Che riprende nel serbatoio grande della cisterna in un video firmato a due sguardi da Simona Cuomo Sabelli e Valentina Sciarra: una cascata quasi astratta, un occhio pulsante schiudono sull’essenza del principio femminile in un’altalena di rimandi che omaggia la grande stagione del surrealismo, rivisitata con tecnologie e sensibilità contemporanee. Il gioco dell’arte è simbolo della natura e la natura umana si fa specchio e cura del paesaggio nella performance Sotto la pelle animali strani di Alice De Crais e Giorgia Grassi: le derive e le fratture disegnate reciprocamente sui corpi delle due artiste hanno come palcoscenico il Giardino del Poeta al margine di Civita e come contraltare sonoro le voci delle due protagoniste che raccontano diversi punti di vista nella dinamica di un rapporto tra due donne.
Il Progetto Eidos, con il sostegno di ERA, di Artineris, dell’International Traditional Knowledge Institute e con il patrocinio del Comune di Bagnoregio, propone una visione netta per Civita, in prospettiva anche della candidatura di Bagnoregio a capitale dell’arte contemporanea per il 2028 in tandem con la vicina Bolsena. E prova a mettere un punto tra le mobili linee dell’arte e del territorio: un nuovo crocevia dove giochino di sponda cultura umanistica e scientifica, antropologia e nuove tecnologie, arti maggiori e minori. Con interventi di musicisti, urbanisti, scienziati, esperti del paesaggio, poeti in dibattiti e conversazioni pubbliche a commento dell’arte esposta. E all’insegna della complicità.
Civita di Bagnoregio è candidata insieme a Bolsena a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028


























