RACCONTI BREVI/Casa

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La ragazza dalle chiappe sode apre la porta di casa, entra in cucina e posa la busta su una sedia. Va al bagno e fa la pipì. Si guarda allo specchio: pensava di essere in condizioni peggiori. Prende la spazzola e inizia a pettinarsi, una dozzina di colpi. Ha fame. In quella baraonda si è scordata di pranzare. La luce che penetra dalla finestra si è arricchita di arancione, il sole sta calando. Va in cucina, ha gli ingredienti per cucinare una succosa carbonara. Controlla il telefono per controllare se ci sono notifiche ma non c’è segnale. Ancora niente segnale. È ovvio che l’appuntamento con Carlo è saltato. Mette l’acqua nella pentola. È ovvio che quegli ingredienti non vadano sprecati. Spacca  un uovo, lo versa in un piatto fondo, e comincia a sbatterlo con una forchetta. Niente cena con Carlo. Un attacco di panico, il primo da quando ha cominciato la kick boxe. Una piazza da cui è impossibile uscire. Non sa decidere quale sia tra questi il fatto peggiore. Anche se tutto dipende dalla piazza in cui si trova, in cui vive. Perché non ha paura? Mette sul fuoco la ventresca. Va in salone e accende la tv: non si vede nessun canale. C’è la corrente, c’è il gas, c’è l’acqua, ma non c’è segnale; vale per le televisioni, per internet, per il segnale telefonico. Accende la radio: niente. Perché non ha paura? È bastato scontrarsi con quell’uomo per avere un attacco di panico. Carlo le manca, vorrebbe che fosse rinchiuso nella piazza con lei. È così che si sentono le persone in esilio? Spegne la pentola della ventresca. La stanza è colma dell’aroma del grasso brunito. La fame aumenta. Va in camera e prima di indossare la tuta si guarda un po’ il sedere allo specchio: questa è una soddisfazione. Dentro casa sembra come se non fosse successo nulla, c’è solo un po’ di silenzio in più per la mancanza della televisione. Si sente distratta e calma. Come se stia prendendo il suo tempo, niente stress, niente da fare. Torna in cucina e butta la pasta. Ammannisce la tavola. Prepara l’insalata in una scodella. Mette una bottiglia di acqua naturale e un bicchiere di vetro davanti alla postazione del tavolo. Accende il fuoco sotto la pentola della pancetta e lo lascia basso. Versa l’uovo sbattuto nella pentola e con un mestolo forato trasferisce la pasta nel condimento. Lascia ripassare la pasta 2 minuti ed è pronto. Riempie il piatto e siede a tavola, sente lo stomaco vuoto. Il profumo le invade le narici e cola sotto forma di acquolina nella sua bocca. Mangia tutto. Si alza e si sdraia sul divano. È sfinita, le palpebre si incontrano in un abbraccio che concilia il sonno.

Apre gli occhi: è buio. Un bagliore artificiale si insinua nella finestra del salone dai buchi della serranda abbassata a metà. Disegna dozzine di rettangoli arancioni sul soffitto. Si alza sgranchendosi e guarda attraverso il vetro. Nella piazza ci sono delle persone, non molte, ammucchiate nei portici. Riposano. Erano nella piazza quando tutto è cominciato, ma la loro casa è fuori da qualche parte. Forse loro si sentono molto più in esilio di lei.

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