Zeno Scipioni: una biografia per ricordare il musicista

camerata polifonica

Una biografia di un’ottantina di pagine (ed. Sette Città, Viterbo) agile e densa di notizie, scritta a più mani, con foto a colori e d’epoca, rievoca la figura di Zeno Scipioni (Ischia di Castro 1926-Viterbo 2011) musicista e compositore –  laureato in giurisprudenza, diplomato in violino e studioso di altre discipline collaterali –  cui va riconosciuto il grande merito  di aver orientato le vicende musicali della Viterbo del dopoguerra, forte anche dei contributi provvidenziali di una famiglia (la moglie Angioletta e i figli Fabrizio e Lucilla) di sana e robusta costituzione bachiana, dove si degusta la buona  musica dalla mattina alla sera.

Dopo l’esperienza del Quartetto d’archi viterbese da lui fondato nel lontano 1950 e fortemente incoraggiato da Leto Morvidi, Sciponi ha approfondito gli studi su spartiti di illustri antenati della Tuscia Viterbese (i fratelli Mazzocchi di Civita Castellana ,  i Nanino di Vallerano, Francesco Suriano di Soriano nel Cimino,  Domenico Massenzio e Tullio Cima di Ronciglione, Ercole Bernabei di Caprarola ed altri) creando le basi di un nuovo gusto all’ascolto, alternativo all’imperante melodramma, prima con la costituzione, nel 1966, della Camerata Polifonica Viterbese e poi, nel 1979, con la direzione artistica della nascente Scuola Musicale di Viterbo.

In ognuna di queste circostanze ha indirizzato alla musica uno stuolo incredibile di giovani, per farli partecipi  di nuovi modelli di vita basati sullo studio, la ricerca, l’intonazione, il sacrificio, la condivisione di valori, promettendo loro solo la possibile gratificazione di un pubblico plaudente. .

“Non ha mai alzato la voce, lungi dal fare immeritati incoraggiamenti, imbarazzato di fronte agli applausi, essenziale e ironico in ogni circostanza”.

E’ il leitmotiv delle “più mani” che hanno sottoscritto nella biografia una testimonianza o un ricordo sul maestro Zeno: Rosa Manganiello, il  figlio Fabrizio, Antongiulio Latanza, Gino Nappo, Renzo Salvatori, Rosario Desideri, Sandro Compagnoni, Luigi Manganiello, Luca Sanfilippo e Laura Allegrini.

Il Comune di Viterbo farebbe bene ad intitolargli una via.

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