Vulci 3000 Project nel Parco archeologico di Vulci

La Duke University (USA, NC) ha iniziato il secondo anno di scavi e ricerche nel Parco archeologico di Vulci e specificatamente nell’area del cosiddetto Foro Occidentale. Il progetto, denominato Vulci 3000, è iniziato nel 2014 con l’obiettivo di investigare il contesto urbano etrusco e romano con tecnologie avanzate digitali e di telerilevamento (droni con camere spettrali e geofisica) e uno scavo stratigrafico indirizzato nell’area sud-occidentale del sito dove appunto si trovava il Foro romano.

Lo scavo si trova nell’area prospiciente il grande tempio e il decumano laddove il georadar e le analisi da drone hanno identificato numerosi complessi monumentali e muri in fondazione. Lo scopo dell’indagine stratigrafica qui è di comprendere l’uso diacronico dello spazio pubblico nel periodo etrusco e romano. Il lavoro di ricerca sta mettendo in luce diverse fondazioni murarie monumentali ed un edificio complesso a nicchie, decorato con marmi pregiati provenienti dall’Africa e dall’Asia Minore. Anche se ancora in fase preliminare lo scavo archeologico sta evidenziando la presenza di numerosi impianti monumentali e un uso diacronico particolarmente intenso dell’area, presumibilmente da età etrusca a età romana.

Il progetto di ricerca, oltre allo scavo, combina tecniche di rilevamento georadar, droni con camere multispettrali, laser scanner, cazzuole multisensore, strumenti di analisi XRF (per i materiali di scavo) e altre tecnologie sperimentali. Il rilievo della stratigrafia e delle strutture monumentali è interamente tridimensionale e questo permetterà di ricostruire virtualmente tutte le fasi di scavo e un giorno di presentarle al pubblico di visitatori. Attualmente sul campo sono operativi un laboratorio portatile di archeometria, un laboratorio digitale e una unità di acquisizione di dati telerilevati (da drone e da georadar).

Alle ricerche stanno partecipando, oltre alla Duke University (USA),Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, l’Universita’ di Gothenburg (Svezia) e l’Universita’ di Evora (Portogallo).

In tutto una equipe di 30 persone, fra ricercatori, professori e studenti.

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